Bimota DB5 1000
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Un mito del made in Italy che torna alla carica
Bimota DB5 1000. La Bimota nacque, nel lontano 1973, dall’idea di Massimo Tamburini. Da allora ha prodotto innumerevoli supersportive, che riscossero anche numerose vittorie sulle piste. Seguì poi un momento meno felice per l’azienda riminese, ma nel luglio del 2003, come l’araba fenice, è risorta dalle sue ceneri riprendendo l’attività.
Come segno del suo ambizioso ritorno, ha deciso di ripresentarsi sul mercato con un modello dalla “m” maiuscola; espressione di tecnologia, innovazione e design “made in Italy”.
Pochi ma buoni
Nel 2003 Sergio Robbiano, incaricato di disegnare il nuovo modello, consegnò il progetto di questa nuova moto, rappresentando alla lettera il pensiero Bimota. Solo un anno più tardi un ristretto numero di uomini, legati assieme dalla passione per questo marchio, si misero al lavoro con lo scopo di portare questa moto al salone di Intermot a Monaco.
Tanta fu la passione e la dedizione nella costruzione dell’allora prototipo, che vinse il primo premio della Motorcycle Design Association come moto più bella del Salone nella categoria delle Supersport. Questo riconoscimento fu uno stimolo molto importante per la realizzazione in serie di questo modello.
Carenata sì, ma con il minimo indispensabile
La carenatura è ridotta al minimo, ma senza compromettere il carico aerodinamico; tutto deve vedersi e bene! Fa giustamente bella mostra di sé l’ormai noto Desmodue Dual Spark raffreddato ad aria di casa Ducati; probabilmente il bicilindrico più adatto per questa “rinascita”. Il sodalizio Bimota-Ducati, garantisce un perfetto equilibrio, consegnando al pilota una moto esaltante sì, ma anche godibile senza troppe difficoltà.
Alla vista frontale si nota subito come, grazie anche alla carena ridotta ai minimi termini, la linea della DM5 sia molto snella e sfuggente. Il gruppo ottico anteriore si sviluppa verticalmente, “snellendo” la linea del cupolino, che trova così una fuga longitudinale a tutto vantaggio dell’aerodinamica. A lato dei fari, sono posizionate due prese d’aria che, grazie alla struttura interna del cupolino, catturano l’aria per convogliarla direttamente al motore.