Un motore da urlo, una ciclistica d’eccezione per un mezzo così potente, talmente agile e maneggevole che definirla una moto sembra addirittura limitante
Molti di quelli che vanno in moto sanno bene cosa voglia dire sentire il vento nei capelli, ovviamente metaforicamente parlando, visto l’obbligo del casco. Sentire l’aria che ti colpisce, dover contrapporre una certa forza a quella del vento che spinge indietro e, perché no, lo slalomare tra gli ostacoli sono alcuni dei divertimenti che caratterizzano l’andare in moto, piuttosto che lo stare semplicemente seduti su una comoda poltrona incastrata in un’auto.
Detta così verrebbe da pensare che simili emozioni le diano anche altri mezzi, come il surf, o più comunemente la bicicletta.
Quando abbiamo intervistato i creatori di questa moto, ancora non avevamo avuto modo di tenerla in prova per qualche giorno e vedere come và, altrimenti la prima domanda che gli avremmo posto sarebbe stata: “ma vi siete ispirati a Point Break, Silver Surfer o Tron per progettarla?”.
Eh, si, perché quando sali in sella alla CB1000R, che già a prima vista risulta essere ridottissima negli spazi, quasi inesistente, ti accorgi che in effetti E’ inesistente e hai la sensazione di essere tu a viaggiare ad alta velocità, come se stessi su una tavola da surf con 130 Cv scarsi, come se il tuo corpo diventasse d’incanto capace di schizzare a grandi velocità senza perdere il minimo controllo sulla direzione.