Ford Focus SW 1.6 TD – Test Drive
TEST DRIVE - Ford
Voce roca, sterzo a tre volti
Giro di chiave ed ecco il rumore sommesso del turbodiesel che equipaggia le Ford recenti: si sente subito, soprattutto con i finestrini abbassati, un rumore roco e cattivello, che può far pensare a cilindrate e cavallaggi ben maggiori. Apprezzato questo sound iniziale, ci dedichiamo ad un’ultima operazione non proprio scontata su tutte le auto di questo segmento: con il set e il reset del computer, impostiamo la risposta dello sterzo. Tre le possibilità di scelta: confortevole, standard, sportivo. Giusto per apprezzare i due estremi del cerchio, scartiamo a priori lo standard (che magari alla fine sarà il più gettonato) e ci godiamo in città l’opzione confortevole. Grazie alla quale si parcheggia e si manovra alle basse velocità senza sforzo. La cosa dura poco, perché (per farlo bisogna fermare l’auto) resettiamo lo sterzo sulla posizione sportiva e ci avviamo verso l’autostrada.
Neanche a dirlo, la risposta dello sterzo diventa molto più diretta ed è ricreato il feeling giusto che permette di affrontare il curvone di uno svincolo autostradale con spirito più adeguato ad un test drive. Diciamo subito che sospensioni abbastanza rigide e pneumatici generosi (205/55 la misura dei Continental montati sulla nostra Focus), uniti alla giusta grinta dei 110 cavalli e alla coppia bella solida, rendono il comportamento stradale di questa familiare molto simile a quello della più corta berlina. Insomma, anche con rapidi cambiamenti di direzione (ehi, cosa avete capito? Mica l’abbiamo fatto in autostrada!) il corpo vettura non accenna a scomporsi, ma bisognerà ricordare per bene che queste manovre brusche dovranno essere accuratamente evitate con il pieno carico, visto che si tratta pur sempre di una wagon.
In autostrada con relax
Si viaggia in autostrada a velocità da codice, cioè 130 orari, con l’ago del contagiri che supera di poco quota 2.500, consumando circa 5 litri ogni cento chilometri. Buona l’insonorizzazione dell’abitacolo, a patto che non si superino i fatidici 130 chilometri orari, perché in questo caso il motore fa sentire la sua voce, anche se sempre entro limiti accettabili. Piuttosto pigro a salire di giri in quinta tra i 130 e i 160, il propulsore dimostra l’irruenza di un puledrino tra la prima e la terza marcia, salendo di giri come un frullino. Morale, ci si può divertire in città, scattando da un semaforo all’altro con agilità insospettabile (per la cronaca 0-100 in 11 secondi e un decimo) viste le dimensioni non proprio contenute dell’auto (4,44 metri di lunghezza per 1,70 di larghezza), mentre in autostrada vale semplicemente la pena di mettersi a velocità costante senza pretendere scatti da sportiva.
L’ergonomia nell’abitacolo, dopo il bracciolo, trova un altro punto debole nella levetta a sinistra del volante che serve a visualizzare i più diversi parametri (consumo, raggio d’azione, velocità media eccetera eccetera): è piccola e difficile da raggiungere con le dita, con il rischio di attivare, durante questa manovra, gli indicatori di direzione. Ma siccome a tutto si fa l’abitudine, bastano un paio di giorni di frecce a destra e a sinistra buttate lì per sbaglio, per prendere confidenza con il minuscolo comando e riuscire persino ad attivarlo senza creare ulteriori guai.