Jaguar XJ6: Test Drive
TEST DRIVE - Jaguar
Per chi ama la guida vellutata!
Jaguar XJ6: Test Drive. Asfalto? Per favore, non diciamo sciocchezze. Per certi test-drive servirebbe un chilometrico tappeto rosso, con valletti ai lati che cronometrano accelerazione, ripresa e velocità. Mettiamoci anche un prato rasato di fresco, e qualche gazebo in legno bianco sotto cui sorseggiare un Martini, tra un tragitto e l'altro.
Guanti di velluto
Lo confessiamo: a noi questi pensieri avevano attraversato la mente, mentre osservavamo l’ammiraglia Jaguar - nome di battesimo XJ6 - acquattata dentro il garage, nera come la notte e in elegante attesa della prova su strada. Leggermente imbarazzati (nessuno ha trovato un paio di guanti in velluto) abbiamo messo gli adesivi di Infomotori.com sulla grande berlina inglese, con la reverenza con cui si metterebbe un filo di perle al collo di una nobildonna.
Ci siamo anche guardati allo specchio: saremo vestiti in modo adeguato? E quei due millimetri di barba non saranno un po’ cafoni? Dubbi un po’ folli, d’accordo, ma accomodarsi dentro certe auto, inutile nasconderlo, dà un po’ di vertigine. Non accadrebbe lo stesso alla maggior parte di voi?
Superata questa impasse psicologica, siamo rientrati in noi, e a passi decisi ci siamo avvicinati a quei cinque metri e nove centimetri di leggenda inglese ripetendoci a bassa voce: calmo, stai calmo, è solo un’auto!
Facile a dirsi. Per convincersi che è solo un’auto, questa Jaguar bisognerebbe allontanarla dalle altre auto. Invece il garage ha proposto ben presto confronti impietosi. Per capirci: le “altre” berline alto di gamma sembravano ad un tratto tutte uguali. Belle, bellissime ma, come dire, fatte con lo stampino. La XJ, invece, che pure naturalmente è fatta in serie, sembra avere un che di unico. Sarà perché se ne vedono poche (prezzi da 63.350 a 111.500 euro), sarà perché la linea è eterna: tre volumi classicissimi, con cofano e bagagliaio lunghi lunghi e doppi fari rotondi. Se non fosse che sul muso manca all’appello lo scintillante giaguaro, congelato nell’istante del suo imperioso balzo, il profilo sarebbe quello dei decenni passati.
Linea eterna
Giriamo attorno a questa sorta di scultura su ruote, pronti naturalmente a tutto: dalla penombra dell’autorimessa potrebbe materializzarsi una guardia giurata, squadrarci dall’alto in basso e intimarci di non fare un solo passo. Ma, diamine!, il sorriso ci torna sulle labbra perché abbiamo la coscienza a posto: la Giaguarona è lì per noi, e noi siamo lì per lei.
Auto da guardare, prima che da guidare, anche questa XJ, che ha oltrepassato con signorile distacco il traguardo della settima edizione, crescendo in lunghezza, altezza e larghezza. E che con aplomb tutto inglese propone soluzioni stilistiche d’altri tempi, fatte apposta per piacere sempre. Un esempio su tutti? Guardate la silouette, visto il bagagliaio? Lunghissimo e, soprattutto, sottile, addirittura con profilo “a scendere”. Alla faccia dei bagagliai alti e voluminosi delle grandi berline di oggi. Il resto è un elegante rincorrersi di fini cromature, ma solo dove serve, linee leggermente ricurve (il tetto), ruote grandi ma discrete, così come i cerchi in lega.
Una vera Jaguar, che non tradisce le nozze popolari con la famiglia Ford, una Jaguar di quelle che si fanno ammirare fuori e spiare dentro: impossibile per i passanti non avvicinarsi, mettere la mano tra fronte e finestrino, e sbirciare verso l’abitacolo-salotto.
Noi a questo punto nella XJ ci entriamo, visto che, nonostante lo sguardo sospetto di un paio di vigili (ahi, la nostra barba di due giorni…), apriamo la portiera con le chiavi originali e non con un grimaldello. Ma prima sistemiamo il cavalletto della macchina fotografica nel baule. Che si richiude con un ronzio elettrico.
Il salotto buono
Eccoci nel salotto buono di Coventry. Fuori restano i rumori e gli odori del mondo normale, qui dentro ci coccolano poltrone che neanche la nonna le aveva così comode. Pulsanti (tre) in basso a sinistra, e la seduta la regoliamo come meglio ci aggrada, altro pulsante sulla colonna del volante per farlo alzare, abbassare e muovere in profondità secondo il nostro personalissimo gusto. E, sempre sul piantone dello sterzo, quel magico bottone fa avanzare o arretrare anche la pedaliera. Una XJ si adatta docilmente al suo proprietario, che sia un pivot o un bassotto.
Ammiraglia, e per di più Jaguar, significa anche profumo di pelle. Nel transatlantico della nostra prova è color panna, vengono i sudorini freddi a pensare ad un bimbo seduto là dietro con il suo gocciolante gelato al cioccolato. Ma il rivestimento dei sedili si rivela, oltre che morbidissimo, anche molto robusto. E un po’ di gloria italica in questo arredamento c’è, visto che gli inglesi per la copertura di queste signorili sedute, hanno abbandonato la loro Grande Isola e sono volati dai conciari di casa nostra, premiando la vicentina Pelli Pasubio.
L’abitacolo non può che proporre il ton-sur-ton: sedili e rivestimenti panna, volante e parte superiore del cruscotto beige, rivestimento-legno dal colore caldissimo nella parte frontale dello stesso cruscotto, nella zona superiore delle portiere e tra i due sedili anteriori, a racchiudere strumentazione e grande display centrale.