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Accovacciati al posto di guida restiamo impressionati dallo spazio a disposizione, non solo in lunghezza. Una risposta arriva dai dati tecnici che sbirciamo sul libretto di bordo: la XJ6, oltre che lunga ben più di cinque metri, è anche larga la bellezza di un metro e ottantasei. “Signori, avanti, c’è posto”, verrebbe da dire. Ma non è il caso: non siamo mica (e ci mancherebbe!) sul treno locale delle sei e trenta…
Il maggiordomo nell’abitacolo E’ tempo di muovere l’opera d’arte e così mettiamo in moto. Il cofano su cui potrebbe atterrare un elicottero racchiude il motore piccolo, si fa per dire, della famiglia XJ6, che propone solo propulsori a benzina. Questo è il tremila sei cilindri da 238 cavalli, dotato come gli altri di trasmissione automatica e trazione posteriore. Appena un sibilo tradisce l’accensione e la Giaguarona prende vita. A partire dal volante, che si sistema nell’ultima posizione da noi memorizzata, pronto a ritrarsi e sollevarsi per agevolare l’uscita dall’auto quando si spegne il motore. Lo stesso volante sembra montato sul burro: una sensazione da vettura americana quella di girare lo sterzo con un dito!
Mentre il tremila si scalda, veniamo attratti dallo schermo che campeggia al centro del cruscotto e racchiude tutte le funzioni che contano: navigatore, climatizzatore, radio, telefono (queste ultime due richiamabili anche dal volante, da cui si può comandare poi un semplicissimo e intuitivo cruise-control). Molto, molto inglese l’avvertimento delle cinture di sicurezza non inserite. Un din-don delicatissimo si ripete con discrezione per pochi secondi. Se le cinture non le mettete, il din-don non vi martella con contadina insistenza ma si interrompe.
Riprenderà a suonare dopo una ragionevole manciata di secondi. Diciamolo, ha l’aria di un maggiordomo educatissimo che richiama il suo padrone, ma con grande delicatezza. Ci vengono in mente i beeep-beeep che ci martellano i timpani in molte auto “normali” quando tardiamo ad allacciare le cinture. E’ un altro pianeta.
Noi ed il resto del mondo La leva del cambio ora è su Drive e la diva in nero ha un leggerissimo sussulto. Nel silenzio quasi assoluto scivoliamo via sull’asfalto. E qualcosa di molto english sembra contagiare anche noi: dov’è il tappeto rosso?, ci chiediamo (ma solo per un attimo), perché la strada di tutti i giorni sembra un affronto al comando di questa entità superiore. Ma veniamo ben presto inghiottiti dal traffico di tutti i giorni. E la scoperta è quasi immediata: se a bordo di una rumorosa utilitaria quel semaforo rosso che non diventa mai verde ci fa imbestialire, qui nel castello non ci sfiora nemmeno. Perché, my God!, abbiamo tante cose da fare: una sistematina all’impianto hi-fi, una digitatina sul navigatore, una regolatina ai colori dello schermo ed alla profondità del volante (tutto verso di noi, così appoggiamo bene il gomito al bracciolo).
La guerriglia urbana che divampa oltre gli spessi vetri della nostra bella inglese sembra un film che non ci riguarda: un leggera pressione sull’acceleratore e lasciamo alle nostre spalle un mondo di furgoncini fumosi e auto esili e traballanti, con automobilisti pronti a trasformarsi in gladiatori per una rotonda alla francese intasata.
Alla ricerca di luoghi più piacevoli e consoni alla XJ6, abbandoniamo la città e ci infiliamo in una grande tangenziale. Forse anche l’ammiraglia ne aveva abbastanza di quel caos nel centro urbano, così sembra quasi chiedere di fuggire via più velocemente. L’occasione è buona per capire, noblesse a parte, se la nostra Jaguar è anche dotata di muscoli. La signora è pesante, questo è pacifico, e ci vorrebbero le altre motorizzazioni (3,5 e 4,2 litri otto cilindri) per uno scatto da vera sportiva. Nonostante ciò la cavalleria e la cilindrata di questa XJ6 sono più che sufficienti per accelerazioni e velocità (230 orari) comunque superiori a quelle di molti macchinoni in circolazione. Premendo a fondo l’acceleratore, poi, il propulsore sale di giri e si fa sentire con un “ringhio” piuttosto cattivo per venire dalla bocca di una nobildonna inglese.
Sportiva? No, thank you! E siccome è umano farsi prendere dai colpi di testa, sperimentiamo quasi subito se, qui al castello, la lady si scompone per un cambio di direzione improvviso, con uscita in piena accelerazione da una gimkana. La risposta è che l’elettronica è uguale a tutte le latitudini: il controllo della stabilità entra subito, ma su questa XJ6 si capisce che (giustamente) è tarato in modo da non trasmettere emozioni da sportiva arrabbiata. Semplicemente, al minimo accenno di perdita di aderenza sul posteriore, la potenza viene tagliata senza mezzi termini e l’ammiraglia si ricompone come d’incanto.
Il tasto sulla consolle centrale con la sigla “S” (Sport) allunga sì di circa 500 giri le singole marce, così come anticipa la scalata, ma capiamo subito che stiamo chiedendo qualcosa di fuori luogo: la XJ6 va guidata con signorile distacco, anche in autostrada, dove fila via veloce senza rumori e a 130 rischia di farvi addormentare (non per niente ci sono gli autisti in livrea!).
Qualche sorpresa? I consumi? Chi ha fatto questa domanda inutile come un frigorifero al Polo Nord? La XJ6 beve, difficile scendere sotto la soglia degli 8-9 con un litro, e non parliamone se si guida in allegria. Ma a qualcuno dei potenziali acquirenti interesserà questo irrilevante particolare? No, of course. Come non interesserà sapere che con quaranta euro (ottantamila delle vecchie lire) si riempie solo mezzo serbatoio. Ma queste sono piccolezze che neppure ci sfiorano durante i giorni del test-drive, impegnati come siamo a gustarci questa nave da crociera. Con qualche sorpresa inaspettata. In una giornata di pioggia, per esempio, hanno preso vita due tergicristalli decisamente rumorosi per essere quelli di una siffatta ammiraglia.
E mentre armeggiavamo con la radio, questa ha cominciato a fare quello che voleva lei. Motivo? Il passeggero dei sedili posteriori, con un colpo di mano, ha aperto il suo bracciolo centrale direttamente connesso all’impianto ed ha scelto le stazioni che preferiva. Signori, così si rischia di litigare. E dentro un’ammiraglia non sarebbe bello.
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