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Bimota Tesi 3D
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Continua lo sviluppo e siamo a 95 CV!
Bimota Tesi 3D
Bimota Tesi 3D. Nell'immaginario comune, la moto è un oggetto dedicato agli appassionati. Non a torto, visto che si tratta di un mezzo sicuramente meno pratico dell'auto (quanta pioggia...) e più legato all'aspetto “emozionale” del viaggio. Logico quindi che i costruttori siano sempre alla ricerca dell'elemento X, la caratteristica capace di spostare l'ago della bilancia conquistando il cuore dei centauri.

C'è chi punta su potenze esasperate, le supersportive jap ad esempio, e chi invece attra l'attenzione con cromature e dimensioni extra, Harley su tutte. Ma c'è anche chi cerca di più, proponendo veri e propri pezzi artigianali con soluzioni tecniche inedite: ne sono un esempio le Buell, o le Bimota, e proprio quest'ultima casa sta per sfornare il suo ultimo gioiello.

Controcorrente
Dopo averla presentata in anteprime all'EICMA 2006, i tecnici Bimota stanno ultimando gli ultimi test sulla loro Tesi 3D. Una moto che, come dicevamo, presenta finiture e soluzioni tecniche da vera fuoriserie. Date un'occhiata alla sospensione anteriore: c'è qualcosa che non va, vero? Le tradizionali forcelle lasciano il posto ad un sistema con braccio oscillante ed ammortizzatore oleodinamico, che lavora a trazione.

Non che il resto sia da meno, intendiamoci. Il telaio è composto da un traliccio di tubi d'acciaio, che si collega alle piastre laterali ricavate dal pieno. La struttura del codone è invece un unico elemento portante in fibra di carbonio. Anche le carene utilizzano questo leggero materiale, mentre i cerchi esclusivi sono in alluminio forgiato.

Cuore Desmo
Intrappolato nel telaio minimalista troviamo il motore Ducati DS 1.100, rivisto dai tecnici Bimota per erogare 95 cavalli e 10,5 kgm di coppia a 5.000 giri. L'evidente doppio terminale posteriore rifinisce il codone, e garantisce al bicilindrico bolognese l'omologazione Euro 3.

Quanto costa?
Le prime Bimota Tesi 3D inizieranno ad essere consegnate verso l'inizio di maggio, ad un prezzo che per ora possiamo solo definire... esclusivo!
16/03/2007 Team Infomotori.com

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Commenti
minnucci andrea - 5 aprile 2007 ore 00:33
vorrei sapere il nome dei collaudatori che stanno sviluppando questa moto veramente esclusiva
Gigi - 30 marzo 2007 ore 17:11
Lo sò benissimo che esisteva la TESI:voglio solo dire che la tecnologia, per diventare "progresso", deve entrare in produzione. Un prototipo significa poco:L'azzardo stà nel crederci e nel metterlo in pratica. Prima del GTS ho avuto un guzzi e un ducati: dopo il GTS sono ritornato a Mandello del Lario con un V10 Centauro. Mi sembra di non essere proprio un Giap..Mi piace però analizzare i movimenti commerciali e, in questo caso, Bimota non c'è...aveva già toppato con il 2tempi 500 e o paura ancora adesso.
brancaleone - 28 marzo 2007 ore 12:05
ragazzi che moto! scomodissima, ma incredibile!
Giuseppe A. Birtolo - 28 marzo 2007 ore 11:57
@gigi
Vorrei ricordarti che la prima bimota Tesi (si chiama così perchè era un progetto di Laurea) risale ai primi anni 80, quindi se vogliamo i giapponesi, come al solito, hanno copiato. L'uso di questo tipo di sospensione è quindi un richiamo storico ma anche un simbolo di esclusività.
Gigi - 21 marzo 2007 ore 13:15
Mi sembra un prodotto privo di una qualsiasi "motivazione". Ho posseduto per 3 anni una yamaha GTS1000 che già nel 1995 aveva il MONObraccio anteriore su un 4 cilindri 20v da 100cv catalizzato...ed aveva l'ABS!! Quella sì che era innovazione. Perchè perdere tempo per progettare una soluzione che non avrà chiaramente nessun riscontro commerciale? Per rilanciare un marchio occorrerebbe sì creare un prodotto di nicchia ma che almeno sia sensato! Una moto così agressiva con appena 95cv? Non sarebbe stato meglio intensificare gli sforzi e le conoscienze sul motore? Mi spiace per Bimota ma, secondo me, non ci siamo.
 
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