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Honda CBF 600: Test Ride. Jerez (Spagna) – “Just Fit”, ovvero me la sento addosso. E’ questa la filosofia, tipicamente Honda, con la quale i tecnici ed i designer della Casa “alata” hanno sviluppato la nuovissima CBF 600. Una moto nata per il turismo a medio raggio, dal design piuttosto tradizionalista ed in grado di mettere a proprio agio, da un punto di vista dinamico, quella fetta di clienti che per la prima volta si affaccia al mondo delle due ruote.
Su strada è sincera
Agile, leggera, ben bilanciata…una vera e propria “bicicletta”. Che questa CBF 600 sia una moto “facile”, lo si capisce subito, basta sedersi in sella. La posizione di guida, infatti, privilegia il confort ed il controllo: busto eretto, sella bassa, manubrio alto e pedane ben distanziate.
La sensazione di essere seduto sulla piastra di sterzo, tipica delle seicento supersport, è un ricordo lontano. Ogni dettaglio è studiato per mettere a proprio agio, per avere il massimo controllo in ogni situazione, facendo affidamento sulle buone qualità ciclistiche e sull’eccezionale bilanciamento dei pesi che, quasi per magia, fa svanire nel nulla la moto superati di 20 km/h.
Il baricentro basso, la larghezza del manubrio e la taratura delle sospensioni, non troppo sportiva ma nemmeno morbida, sono elementi che esaltano la piacevole sensazione di assoluto controllo, senza dimenticare la modulabilità e la sicurezza offerta dall’ottimo impianto frenante: proprio sotto questo particolare punto di vista, il sistema ABS, di cui è dotata l'omonima versione, si è dimostrato davvero efficace sia nella guida sportiva sia nella guida rilassata, entrando in funzione solamente nei momenti di vera necessità.
Sono 78 i cavalli a disposizione nella manetta del gas. Non tantissimi, è vero, ma più che sufficienti per viaggiare e, all’occorrenza, divertirsi. Il regime non vertiginoso a cui è stata piazzata la zona rossa – “appena” 11.500 giri - fa capire subito le intenzioni di questa unità motrice: coppia e potenza già dai regimi più bassi, per una guida “soft”, non bisognosa di continui cambi marcia per avere la spinta necessaria ad affrontare un sorpasso o una “arrampicata” lungo una tortuosa stradina di montagna.
Il propulsore gira bene, privo di buchi o irregolarità e molto lineare nell’erogazione della potenza. Vibra poco: solo un piccolo accenno su pedane e sellino, non fastidioso, tra i 7 e gli 8000 giri. Una vera e propria mutazione genetica insomma, rispetto al quell’unità che i clienti della prima serie di Hornet hanno avuto modo di “collaudare”…seppur in versione più appuntità, più adatta quindi al ronzio del “calabrone”.
Molto buona la protezione aerodinamica. La pressione sulle gambe è abbastanza ridotta, nonostante l’assenza della carena, mentre la possibilità di regolare il cupolino su tre posizioni, permette ai piloti di tutte le taglie di togliersi d’impiccio l’aria da busto e casco.
Il cruscotto è ben leggibile. L’impostazione è di tipo automobilistico e privo, fortunatamente, di virtuosisimi digitali. I parametri fondamentali, quali velocità e regime di rotazione del propulsore, sono ben leggibili ad una prima occhiata, così come la temperatura dell’acqua. Manca solamente un indicatore del livello del carburante.
La qualità generale, infine, di plastiche, verniciatura ed accoppiamenti è piuttosto buona, come da standard Honda
Pochi i dettagli migliorabili
Passando ad una considerazione generale, direi che questa moto centra perfettamente l’obiettivo Honda. Grande facilità di guida, economia di esercizio e prezzo contenuto. Certamente, qualche dettaglio potrebbe essere pensato meglio: il cavalletto centrale ad esempio, è piuttosto “difficile” da utilizzare, così come è difficile la regolazione del cupolino, che richiede l’aiuto di un attrezzo.
Tecnica: propulsore rinnovato
Il 4 cilindri in linea, raffreddato a liquido, della CBF600 è sostanzialmente la stessa unità, potente e affidabile, già apprezzata dai clienti di Hornet ‘98. Affinché ne fosse ancor più enfatizzata la grande facilità d’uso propria della CBF600, il motore è stato profondamente rivisto internamente, con l’intento di garantire un’erogazione quanto più fluida e dolce possibile - ideale anche per piloti ancora poco esperti.
I carburatori da 34 mm “lavorano” su condotti d’aspirazione modificati, così come è stata modificata l’accensione, per una risposta ancor più pronta dai bassi ai medi regimi e per un’estensione della curva di potenza.
I progettisti si sono concentrati in particolare sulla coppia del motore dai bassi ai medi regimi, per un’accelerazione più fluida in ogni circostanza, ideale per chi desidera viaggiare in due, in sorpasso o sulle strade di montagna, con una sorta di effetto “cambio automatico”.