Yamaha Majesty 400: Test Ride
TEST RIDE - Yamaha
Concentrato di confort!
Yamaha Majesty 400: Test Ride. E’ grande e grosso, proprio come si conviene ad uno scooter turistico, ha un motore discretamente potente ed una guida davvero piacevole. Parliamo del Majesty 400, uno scooter che ha saputo lanciare Yamaha ai vertici di una categoria in cui Malaguti Madison e Suzuki Burgman dormivano sonni tranquilli. Ma andiamo con ordine e prima di allacciare il casco griffato Infomotori.com andiamo a scoprire da vicino come è fatto.
Linea filante
Laddove le dimensioni sono imponenti lo stile gioca un ruolo fondamentale, e questo gli uomini Yamaha sembrano saperlo alla perfezione: le forme tracciate dal Centro Stile dei Tre Diapason, infatti, sono filanti ed in grado di mettere d’accordo armonicamente volumi molto generosi.
Muso “appuntito”, gruppo ottico sdoppiato ma protetto da una carenatura un po’ accigliata, ed un generoso cupolino trasparente caratterizzano la zona anteriore, mentre il posteriore è dominato da un “codone” che fa di tutto per essere il più slanciato possibile, ricorrendo anche, nella zona inferiore, ad un riuscito gioco tra il lucido della carena e l’opaco dell’ABS usato per la realizzazione della pedana.
Bello ed aggressivo lo scarico, con tanto di bandella cromata, così come è piacevolmente armonioso l’andamento del guscio esterno del motore, ben raccordato ad un cassoncino d’aspirazione “a tutto tondo” ed allo stile di coda, che “chiude” con un andamento che si rifà alla poppa di alcune barche a vela.
La pedana è dominata dal corto e voluminoso tunnel centrale, sul quale si insinua la zona anteriore della sella ed è collocato lo sportellino d’accesso al serbatoio. Un ruolo fondamentale quello di questo elemento, perché raccorda il volume posteriore a quello anteriore aprendo la via ad un retroscudo dominato dall’alloggiamento “verticale” dei piedi e da due cassettini di volume discreto, uno ideale per riporre piccoli oggetti – come il biglietto dell’autostrada – l’altro per occhiali, cellulare, palmare o altro, grazie anche alla protezione data dalla serratura.
Il ponte di comando, che si vede dalla sella attraverso il compatto manubrio ad ali di gabbiano, è pressoché identico a quello di una moderna automobile, con due strumenti analogici separati e protetti da palpebre circolari al centro dei quali si estende un display LCD ricco di informazioni.