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Yamaha Majesty 400: Test Ride
TEST RIDE - Yamaha
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Sotto la sella lo spazio è molto abbondante quanto a volume, ma un casco integrale fatica davvero a trovare posto in quanto per via della ridotta altezza: Yamaha ha pensato anche a questo proponendo di serie il portapacchi sul quale può essere montato, in pochi istanti, un generoso bauletto opzionale.

Motore da 34 CV e buona ciclistica
Il cuore che da vita a Yamaha Majesty 400 è un monocilindrico, raffreddato a liquido, dotato di quattro valvole ed alimentato da un moderno sistema di iniezione elettronica.
395 cc. la cilindrata, 34 i cavalli disponibili a 7.250 giri e 36.3 i Nm disponibili 1.250 giri più in basso: un cuore generoso, che trasferisce le volontà del polso destro alla ruota posteriore per mezzo di una trasmissione a cinghia - gestita da frizione e variatore automatici – e che ha il suo bel da fare per muovere i 201 kg di massa complessiva dichiarati alla bilancia.

Si tratta di un peso “maxi”, ma d’altro canto non ci si poteva attendere qualcosa di diverso visti i 2.23 m di lunghezza ed il 1.56 m riportato alla voce interasse.
Numeri importanti e che hanno richiesto un interessante sforzo progettuale dal quale è nato un robusto ed efficiente telaio in alluminio con struttura a diamante.

Non c’è solo il telaio a tenere banco alla voce ciclistica, però, perché anche la forcella anteriore a steli dritti è tra le più generose nel suo segmento, con i suoi 41 mm di diametro. La sospensione posteriore è, per forza di cose, meno raffinata rispetto a quella proposta dal fratellone T-Max, ma è basata su due ammortizzatori regolabili che controllano il movimento oscillatorio del corpo motore/trasmissione.

L’impianto frenante, aggiornato con l’avvento del M.Y. ’05 prevede all’anteriore due dischi da 267 mm, morsi da pinze a quattro pistoncini, mentre al posteriore lavora un disco dello stesso diametro abbinato ad una pinza a pistoncino singolo.

Curiosa, quanto efficace, l’idea proporre di serie il freno di stazionamento: grazie a questo accorgimento, i parcheggi in pendenza risultano indubbiamente più facili e sicuri.
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