Buell 1125R – Test Ride
TEST RIDE - Buell
La ciclistica è completata dalla nuova Showa USD 47, ma vorremo tanto che Erik, per una volta almeno, provasse a montare una delle nuove, superbe Marzocchi USD 50 con canne trattate al nitruro di titanio e alluminio, come quelle delle MV e della Ducati Hypermotard. Anche in materia di ruote e freni, Buell ha le sue idee e anche sulla 1125 R adotta le sue classiche ruote a razze sottili con disco anteriore periferico da 375mm. Per quanto riguarda lo stile, la Buell 1125 R presenta un profilo molto slanciato ed elegante, sottolineato dalla bella combinazione grafica costituita dagli elementi di carrozzeria, in un magnifico nero brillante, abbinati a quelli del telaio in un altrettanto convincente blu-indaco scuro e metallizzato-opaco, da togliere il fiato. Nella vista frontale, invece, bisogna dire che il capolino, che poi si è rivelato molto razionale, risulta alquanto vistoso e, in più, è affiancato dalle bulbose prese d’aria dei due radiatori del liquido di raffreddamento del motore. E anche questa si è rivelata una soluzione molto razionale, in quanto consente il deflusso dell’aria calda dai radiatori senza che neppure sfiori il pilota, per un confort termico raramente riscontrato in moto con raffreddamento a liquido (qualcuno si ricorda la BMW K1100RS e il martirio che infliggeva agli “attributi” del pilota?).
Ugualmente, l’ampio capolino, oltre ad essere aerodinamicamente molto corretto, ha il pregio di dare alloggiamento a due gruppi ottici di tre elementi ciascuno per una guida notturna molto sicura. L’impostazione di guida è decisamente sportiva, ma assolutamente corretta sul piano ergonomico, e, infatti, alla fine di una giornata di guida quasi continua, la nuova Buell 1125R è risultata molto poco stressante, anzi, decisamente confortevole, anche in ragione di quell’accurato studio della collocazione dei radiatori e della canalizzazione dell’aria calda, che non investe in alcun modo il pilota, E, nella rovente California, tale attenzione al comfort termico del pilota si è fatta ancora più apprezzare. Compattando, razionalizzando la disposizione di ogni componente, Buell e i suoi sono riusciti a porre la linea di sella a 775mm da terra e, al contempo, a ridurre in modo esemplare l’ingombro trasversale della sezione inferiore della moto, da cui consegue che la luce a terra in piega è tale da annullare il rischio di “toccate” malevole. La nostra prova in terra americana si è articolata su due giorni.
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Commenti
Simone - 30 ottobre 2007 ore 16:25
NON MI PIACE! da possessore di una buell xb9r firebolt mi trovo in disaccordo con il look, bella la firebolt io la adoro non gli cambierai nulla quel cupolino così cattivo con due fari che sembrano occhi strizzati dalla potenza, questi fanaloni mi rovinano il look di una moto che in termine di estetica ne perde, e di motore... si va forte ma perchè non metterci quello del v-rod, percè andare a cercare un propulsore fuori dalla casa harley, porsche non bastava? www.evolutiotnuning.it
fulvio surbone - 30 ottobre 2007 ore 16:17
trenta anni dopol'ing.Lambertini,gli austriaci hanno scoperto l'america.iltreemezzo Morini era già di 72° aveva i condotti rettilineii,la candela al centro del cilindro,ilcambio a 6 marce.
fulvio surbone - 30 ottobre 2007 ore 16:17
trenta anni dopol'ing.Lambertini,gli austriaci hanno scoperto l'america.iltreemezzo Morini era già di 72° aveva i condotti rettilineii,la candela al centro del cilindro,ilcambio a 6 marce.
fulvio surbone - 30 ottobre 2007 ore 16:13
trenta anni dopol'ing.Lambertini,gli austriaci hanno scoperto l'america.iltreemezzo Morini era già di 72° aveva i condotti rettilineii,la candela al centro del cilindro,ilcanbio a 6 marce.
ricki - 24 luglio 2007 ore 10:55
karina ma continuo a preferire la lightning....
rex - 22 luglio 2007 ore 01:51
Il davanti è molto ducati 998....direi uguale
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