Almeno, queste sono le premesse, ed è questo che cercheremo di dimostrare durante la prova. Tutto ciò è possibile perché il cambio è stato praticamente sdoppiato, nel senso che ci sono due frizioni e una metà del cambio pensa alle marce pari e l’altra a quelle dispari. In pratica l’operazione di togliere la marcia inferiore per inserire la superiore (in accelerazione, come, ovviamente, il contrario in scalata) non viene fisicamente eseguita nel momento in cui si cambia, perché era già stata fatta prima. Infatti il cambio si predispone con la marcia superiore già pronta, e, appena la frizione di quella inferiore sta per staccarsi, si inserisce immediatamente la frizione di quella superiore, con già la marcia inserita. Questo significa dei tempi di intervento decisamente più rapidi, ma, e soprattutto, un vuoto di trazione nettamente inferiore, praticamente impercettibile.
La gamma disponibile di M3 è completa, ma la berlina ed il coupé hanno qui la trasmissione manuale tradizionale, solo il cabrio (realmente è un coupé-cabrio, con capote d’acciaio) è con questo nuovo cambio a 7 marce. Per capire le novità delle traiettorie della pista ed anche per affinare le reazioni del cambio, partiamo con la trasmissione in automatico, in modo che pensa a tutto l’elettronica di gestione, sia nell’inserire le marce, che nella scalata delle stesse. La primissima sensazione che si ha è quella di una estrema dolcezza nell’inserimento delle marce. È quasi impercettibile lo stacco ed il riattacco della frizione, anche in manovra ed in partenza con un filo di gas.