La trazione “quattro” permanente la incolla all’asfalto e perdona eventuali errori di conduzione o di traiettoria. Difficile trovare un difetto in questo gioiello: perfino i consumi non sembrano esagerati per un 4.2 così prestazionale installato a bordo di una coupè da 60.000 euro.
R8
Finiamo in paradiso. Vallelunga con la R8 è davvero il paradiso. Per Monza forse sarebbe necessario qualche cavallo in più (tra i giornalisti specializzati c’è chi ipotizza una prossima adozione di un V10 Lamborghini) ma per l’autodromo della Capitale, che entusiasma più nelle curve che nei rettilinei, l’Audi R8 è il top. 420 cavalli pronti tutti, subito e sempre. Il cockpit quasi motociclistico, l’essenzialità dei comandi e il cambio R-Tronic al volante permettono di concentrarsi solo su come sfruttare al massimo il motore, l’assetto e la pista. Il Curvone sembra disegnato appositamente per esaltare l’accelerazione della vettura che, grazie anche alla trazione integrale permanente, aggredisce i Cimini con una brutalità e un’efficacia fuori dal comune. Nell’ampio tornante della Campagnano e nell’angolo della Soratte si arriva a pestare bruscamente il freno senza che la vettura si scomponga minimamente. Tutt’altro. Più la si maltratta e più da il meglio di se. All’uscita della Roma, è puro godimento lanciare la vettura verso l’esterno per sfruttare al meglio l’aerodinamica in rettilineo. Inutile l’autoradio con casse Bang & Olufsen: ci vuole pelo sullo stomaco per coprire il coro celestiale degli 8 cilindri a V del 4.2 posizionato dietro il sedile di guida. Servono poco più di 110.000 euro per le chiavi di San Pietro.
Sorpresa Audi
Non ci riferiamo alle qualità delle vetture. Quella è fuori discussione vista la continua ricerca della perfezione da parte di Audi nelle linee, nelle dotazioni, nelle finiture e nei motori. La sorpresa del “Blog Driver Day” è stata il giro di pista a bordo dell’Audi RS4 guidata da Gianni Morbidelli che il giorno prima, sempre sul tracciato di Vallelunga, ha vinto la prima prova del Campionato Italiano Superstars. Un giro lanciato in 1’47”, appena un secondo di più rispetto ai tempi di gara, giusto il tempo per capire in prima persona la differenza che passa tra “guidare” in pista e “pilotare” da campioni.
05/05/2008 M.P. x Infomotori.com