Targhe alterne…servono davvero? No, ed a dirlo non siamo di certo noi di Infomotori.com, ma gli sconfortanti dati registrati nelle città colpite, durante l’inverno, da questo drastico quanto inutile provvedimento.
Come già accaduto lo scorso anno, insomma, le amministrazioni comunali sono ricorse a rimedi “barbari” per ovviare al problema dell’inquinamento delle città, con risultati a dir poco sconcertanti: miglioramenti ridottissimi per non dire nulli, forti limitazioni della libertà individuale e danni ingenti all’economia delle zone colpite dal provvedimento.
Ma se a questi rimedi “spettacolari” contro il nemico N.1 PM10 non c’è una "risposta" degna di nota da parte dell’ambiente, un motivo di deve pur essere: vuoi vedere che, come sostiene da anni Enrico De Vita* - editorialista del Mensile Auto -, l’inquinamento ambientale dei centri urbani non è causato dall’eccessiva circolazione di autoveicoli ma dal normale funzionamento degli impianti di riscaldamento?
- Dott. De Vita, ma è veramente tutta colpa delle auto? «Certo, una parte di colpa degli alti indici di inquinamento atmosferico è indubbiamente da attribuire alle autovetture, e da un punto di vista morale è giusto che si faccia tutto il possibile per migliorare la situazione - leggasi autovetture catalitiche o utilizzo dei mezzi pubblici -, ma è curioso notare come, nonostante i continui blocchi, targhe alterne o zone a traffico limitato, la situazione sia sempre la stessa da moltissimi anni».
- Chi sono quindi i veri colpevoli? «Importanti istituzioni come l’Università di Vienna o la Scuola Medica di Hannover ed il Ministero dell’Ambiente tedesco considerano praticamente risolto il problema delle emissioni dei gas di scarico. Grazie ai motori attuali ed alle tecniche di post trattamento (catalizzatori), il traffico automobilistico non ha praticamente più un effetto significativo sulla qualità dell’aria delle nostre città. Berlino, Monaco, Francoforte o Amburgo, infatti, hanno una concentrazione di particolato nell’aria pari a 40 microgrammi per metro cubo, quindi ben al di sotto della soglia d’allerta fissata a 50 microgrammi. Singolarmente, anche la media di Milano e di altri capoluoghi è ben al di sotto del tetto massimo, quindi perfettamente allineati alle "richieste" di legge».
- Forse dipende dal fatto che viene usato un metro diverso ? «Semplicemente in Germania (dove al Governo troviamo i Verdi che non sono certo teneri sulla difesa ambientale), come nel resto d’Europa, le polveri vengono rilevate e valutate nel lungo periodo: quello che conta è la media annuale e non il valore giorno per giorno. La normativa europea prevede due soglie d’allarme: la prima scatta quando la media annuale supera i 50 microgrammi per metro cubo d’aria, mentre la seconda scatta quando, in una determinata zona, si superino i 75 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni consecutivi».
- E in Italia? «Ci sono città come Milano, in cui il piede di guerra scatta praticamente da subito: bastano 9 giorni oltre ai 55 microgrammi per far scattare il blocco totale alle auto, mentre il "rimedio" delle targhe alterne scatta una volta superato lo stesso valore per 20 giorni. Ma come è possibile? Nessuno ha notato che d’inverno la media di Pm10 in una città come Milano è pari a 70 microgrammi, mentre d’estate scende fino a 35?».
- La matematica non è un’opinione . «Basso d’estate ed alto d’inverno. Se la matematica non è un’opinione, visto che i consumi dell’industria e delle centrali elettriche sono simili ed il traffico automobilistico molto simile, è facile intuire come il riscaldamento domestico sia il principale indiziato. A riprova di questo, alcuni studi hanno dimostrato una correlazione tra le polveri ed una sostanza legata alle centrali di riscaldamento ed a quelle termoelettriche, l’anidride solforosa: quando questo elemento cresce, come per magia, cresce in modo quasi proporzionale anche il valore del particolato».
- E le auto: sono proprio del tutto innocenti? Aria irrespirabile e modificazioni del clima: di chi è la colpa? «I propulsori di oggi sono estremamente ecologici. Ne sono un esempio i propulsori turbodiesel cittadini, quali il tecnologico Fiat 1.3 Multijet o il 1.4 HDi Citroen-Peugeot, già ampiamente in regola con la normativa Euro 4 che entrerà in vigore dal 2005. Come loro, anche moltissimi propulsori di media cilindrata, come il nuovissimo benzina 2.0 JTS Alfa Romeo, i potentissimi 6 ed 8 cilindri, alimentati a verde, di BMW, Mercedes Audi o il tecnologico V10 da 500 CV della Lamborghini Gallardo. Questi sono solamente pochissimi esempi di un listino auto preso letteralmente d’assalto dalle "Euro4", a dimostrazione di quanto, in ogni cilindrata, la tecnica motoristica sia vicina al tema dell’inquinamento e qualità dell’aria».
- Auto ecologiche ed aiutate pure dai pneumatici. Non è vero? «Certo, anche le componenti delle vetture si affinano di anno in anno per migliorare resa e consumi: è il caso dei pneumatici, sempre più performanti, silenziose ed allo stesso tempo talmente avanzati tecnologicamente da permettere importanti riduzioni del consumo di carburante».
- Un esempio? «La tecnologia al silice messa a punto da Michelin per le nuove Energy consente un risparmio reale di carburante misurato nella percentuale del 6% rispetto ad un pneumatico tradizionale».
- Dott. De Vita, come la mettiamo con l’effetto serra e l’anidride carbonica? «Bella domanda. Proprio questo elemento è il gas emesso in maggior quantità in seguito alla combustione di carburanti fossili e non si può considerare nocivo. Senza l’anidride carbonica non crescerebbero le piante, e senza l’anidride carbonica, senza il vapore acqueo delle nuvole, senza metano ed ossido di azoto avremmo sulla terra una temperatura di -18° C. Secondo moltissimi ricercatori, l’aumento dell’anidride carbonica, potrebbe portare, entro i prossimi 100 anni, ad un incremento notevole della temperatura, stimato da 1 a 6 gradi centigradi».
- Ma le auto sono colpevoli? «Nell’anno 2000 il traffico terrestre mondiale (auto e camion) ha prodotto il 12% dei 30 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Di metano, invece, l’uomo ne ha emesso circa 100 volte in meno, ma l’influenza di questo gas sull’effetto serra è elevatissimo, al punto da contare per il 17% del totale».
- È vero che il riso e gli animali sono i veri responsabili dell’effetto serra? «Certo, al primo posto c’è una causa inaspettata: la coltivazione del riso. Proprio questa produzione, emette ben il 35% dei 350 milioni di tonnellate annue disperse nell’atmosfera. Al secondo posto troviamo gli allevamenti animali, con il 24%, seguite dalle discariche (13%), le biomasse, le miniere di carbone, le perdite dei pozzi petroliferi, con percentuali del 9% ciascuno. Agli ultimi posti troviamo le automobili, con il 0.3% e gli autobus ed i camion con il 0.2%».
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