Exxon vende Esso Italia agli spagnoli ed i benzinai la citano a giudizio per la strategia commerciale

Exxon USA vende 1.176 distributori Esso Italia dei circa 2.500 controllati dalla multinazionale italiana che vuole allontanarsi dall'Italia come già fatto da altri marchi. La politica di smobilizzo non piace però ai sindacati dei distributori che hanno citato a giudizio Esso Italia davanti alla magistratura ed iniziato una serie di scioperi contro le ulteriori vendite a pacchetto, specie alla GDO

Acque agitate in Esso che proprio mentre lancia una campagna pubblicitaria sul loro “servitissimo” e sul “Supreme Diesel” vede la propria rete distributiva sul piede di guerra tanto da citare in giudizio la stessa Esso Italiana, controllata dalla statunitense Exxon che ritiene poco profittevole l’italia che si caratterizza per una rete di oltre 21.000 stazioni di servizio (il doppio di quelle presenti in Francia ed il triplo di quelle in Inghilterra) pur essendo state fortemente ridimensionate in questo ultimo decennio e la flessione non sembra destinata a scendere sia per il calo dei consumi sia per la stessa ristrutturazione organizzativa.

Dopo le smentite di inizio anno, a giugno la spagnola Intervias (controllata dal fondo di private equity Tdr Capital) ha annunciato di aver rilevato 1.176 punti vendita di Esso in Italia ceduti dalla statunitense Exxon. Il “servitissimo” accusano i gestori più che ai clienti pare che la compagnia voglia darla a loro sotto forma di buon servito e per tal ragione da un lato hanno iniziato a scioperare e dall’altra tutte le sigle sindacali si sono unite per mandare davanti ad un Tribunale proprio la Esso Italiana se non cambierà la propria strategia commerciale.

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“Esso italiana, Petrolifera Adriatica e Retitalia sono infatti i destinatari del ricorso alla magistratura prodotto e depositato congiuntamente da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio, in relazione alla vertenza aperta in seguito alle ‘vendite a pacchetto’ che stanno interessando la rete di impianti di proprietà della Esso”, ha riportato una nota della stessa siglaa sindacale Fegica. Dopo innumerevoli tentativi di richiamare venditore ed acquirenti alla ragionevolezza ed al confronto costruttiva, prosegue il comunicato della Fegica Cisl, “considerato anche il reiterato rifiuto di riconoscere nell’immediato la mera applicazioni delle leggi che regolano il settore, alla categoria non rimane altro strumento che rivolgersi al dirimente giudizio della magistratura”.

“Appare davvero grave, ma anche significativamente esemplificativo dello stato di degrado raggiunto della ‘struttura’ stessa del mercato della distribuzione carburanti in Italia -prosegue la nota- l’intrinseca refrattarietà di operatori anche ‘storici’, integrati, radicati nel settore, al rispetto del ruolo degli altri soggetti che prestano la loro attività con la medesima dignità anche se a diverso titolo, delle loro prerogative e in definitiva della semplice osservanza delle regole che sono alla base della convivenza, prima ancora che del mercato”.

 

Denunciare a gran voce i comportamenti illegali degli altri, si legge in una nota, “non riuscendo mai a resistere alla tentazione di approfittarsi, non appena si crede di poterla fare franca- della ‘regola del più forte’, dell’arbitrio, della prepotenza, magari contando sulla farraginosità della giustizia o sulla colpevole distrazione del Ministero, non aiuta a rendere credibile e autorevole né la denuncia, né in definitiva l’intero settore”.

​Insomma un clima certamente non bello e stride pure la promozione del “Diesel Supreme Esso” proprio nei giorni in cui i principali Stati europei hanno decretato entro il 2040 la morte del gasolio e città come Londra e Parigi lo vedono come il fumo negli occhi così come le stesse Regioni della Pianura Padana che stanno pensando di bloccare questo inverno i Diesel fino all’Euro4. Magari Esso faceva meglio a spingere GPL e Metano, magari iniziando a pensare anche all’introduzione delle prime supercharger elettriche presso la propria rete. E’ ovvio che il Diesel in Italia si venderà ancora per molto, ma un’immagine più green certamente non guasta ai petrolieri come peraltro sta sviluppando Eni.

Confidando che le parti trovino un’intesa, suggeriamo a chi desidera risparmiare di fermarsi anche alle “pompe bianche” e di non fare mai benzina in autostrada dove i prezzi sono alle stelle rispetto alla rete varia e quindi fermatevi solo per avere il carburante necessario per terminare il vostro tragitto autostradale.

In Italia abbiamo la mania del farsi servire, quando con il self service risparmiate e non si comprende come mai negli stessi USA dove gli automobilisti sono talmente pigri dall’ordinare un panino o un caffè direttamente in macchina senza scendere non via alcun servizio con benzinaio che invece resta nello show room che è anche un bar, ristorante o persino supermercato aperto 24h !

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