English text Il cambio paga lo scotto del funzionamento robotizzato, che sulle prime può sembrare poco fluido. In realtà è sufficente parzializzare il gas nel momento del cambio marcia per attutire di molto l'effetto “pendolo” dovuto allo stallo dello stacco frizione. Una volta presa la mano, la trasmissione si rivela comoda, ben tarata, con l'eccezione della modalità sportiva selezionabile tramite un pulsante, che si limita a ritardare il passaggio al rapporto superiore. Avremmo preferito una riduzione del tempo di cambiata, per un funzionamento veramente sportivo. Riassumendo, l'orchestra di Auris non vede spiccare nessun componente solista. Si tratta di un insieme affiatato e ben accordato, che difficilmente “stecca”, e che può risultare piacevole ad una larga fetta di pubblico. Magari gli smanettoni le imputeranno una scarsa verve, gli esteti vorrebbero una linea più aggressiva, ma si tratta di punti di vista troppo estremi. Quanto costa? Scorrendo il listino, si può notare un buon rapporto fra la dotazione di serie ed il prezzo. Toyota Auris 1.4 D-4D M-MT Sol, ad esempio, richiede un assegno da 18.800 euro, mentre la più potente Sol 2.0 D-4D si piazza a quota 20.250. Per il top della gamma diesel, il 2.2 da 177 cavalli, l'esborso massimo è di 23.650 euro. Il cambio è l'M-MT robotizzato a cinque rapporti, con funzione sequenziale e selettori al volante. I passaggi marcia non sono fulminei, anche se l'abitudine ed una giusta modulazione del gas rendono la guida piuttosto piacevole. Quanto al funzionamento manuale, noi sinceramente non ne abbiamo sentito il bisogno, soprattutto perchè viaggiando in modalità automatica si può comunque intervenire sui paddles solidali al volante. Su strada Le premesse prima del lancio parlavano di caratteristiche dinamiche ai vertici del segmento. Alla prova del nove, Auris risulta equilibrata e piacevole, con un telaio molto solido anche se leggermente meno reattivo delle concorrenti più spinte. Decisamente sopra la media invece lo sterzo, preciso e frenato quanto basta, che traduce con discreta chiarezza ai polpastrelli il linguaggio dell'asfalto. Il piccolo turbodiesel non impressiona per la cattiveria, ma svolge egregiamente il suo dovere senza invadere l'abitacolo e, come già detto, non è troppo assetato.

GUARDA IL VIDEO

Toyota Auris 1.4 D-4D – Long Test Drive. C'era una volta Corolla, che in Italia è sinonimo di Toyota a due volumi. La nuova generazione ha cambiato nome, quasi a volersi distinguere dalla tradizione, a voler segnare un netto cambiamento rispetto a chi l'ha preceduta. In realtà, nonostante un'aspetto più moderno, i punti forte della media nipponica rimangono invariati: Toyota Auris è un'auto di qualità, solida ed affidabile, che non irretisce l'occhio con forme da supercar ma fa viaggiare in totale tranquillità. Grande Yaris Il legame con la piccola Yaris trasuda da ogni curva di Auris. Il frontale è massiccio, bombato, e la fiancata si caratterizza per un padiglione piuttosto elevato (152 cm). Dietro invece la verve sfuma un po', con forme proporzionate ma non troppo distintive: i designer avrebbero potuto osare di più, specie nel taglio dei fari. Forse ci si sarebbe allontanati troppo dalla filosofia Toyota, ossia accontentare il maggior numero possibile di clienti. Cosa che riesce appieno con una carrozzeria rassicurante e tradizionale. Giardino giapponese L'abitacolo non manca invece di spunti innovativi. A partire dalla forma della consolle, che a noi ha fatto subito venire in mente una delle cascatelle tanto apprezzate negli ordinati giardini orientali. Il tunnel centrale ospita infatti una struttura massiccia, dove troneggiano i comandi principali e la leva del cambio, automatico nel nostro caso. Il movimento fluente prosegue con la leva del freno a mano, ben integrata, mentre il bracciolo che segna la virtuale “fine” del percorso appare un po' troppo basso per assolvere al suo compito di sostegno. Ottima la visibilità in tutte le direzioni, così come lo spazio interno: sopra la testa, davanti alle ginocchia dei passeggeri ed in larghezza i tecnici nipponici non hanno lesinato centimetri. La qualità è generalmente buona, anche se qualche particolare (come gli elementi plastici sulle portiere) peggiora un po' la media. In ogni caso, una volta in marcia, la solidità degli assemblaggi supera la prova “centro storico” con ottimi risultati. Piccolo ma instancabile La vettura in prova utilizza il piccolo turbodiesel di 1.4 litri, altro punto in comune con la sorellina minore Yaris. L'abbiamo trovato però un po' meno tonico rispetto al test del “piccolo genio” (/a_52_IT_14360_1.html): i 200 chilogrammi di differenza fra le due vetture fanno sì che i 90 cavalli appaiano meno vivaci, anche se forse a mancare veramente è la coppia, ferma a 190 Nm. Non si tratta di una motorizzazione da escludere a priori, visto che segna comunque 175 km/h di picco massimo e 12 secondi netti sullo 0-100, consumando poco più dei 5 litri dichiarati ogni 100 chilometri.

Team Infomotori.com - 22/08/2007