Pirelli P Zero, sportivo da trent’anni: dalla Delta S4 alla Formula 1

Pirelli P Zero nasce nel 1987 con un obbiettivo chiaro ma non per questo semplice: offrire il massimo a vetture ad alte prestazioni. Tra le prime, la Lancia Delta S4 e la Ferrari F40. Oggi vanta 60 omologazioni e diverse tecnologie esclusive, alcune opzionali. Vediamo insieme quali sono i punti cardine di questa icona sportiva.

I numeri e l’attitudine di Pirelli P Zero sono un riferimento per qualunque brand, è infatti impossibile rimanere indifferenti alla storia con cui si presentano i più sportivi tra gli pneumatici della P Lunga.

I Pirelli P Zero nacquero trent’anni fa, nel 1987, quando vennero affidati alla Lancia Delta S4 a trazione integrale che avrebbe corso nel Gruppo B. Lo stesso anno poi, il debutto su strada come pneumatici di primo equipaggiamento per l’iconica Ferrari F40.

Dopo trent’anni di sviluppo il P Zero si mostra in una nuova e tecnologica veste. Il mondo delle auto ad alte prestazioni, a cui si rivolge principalmente il prodotto, è radicalmente cambiato. Ad oggi il 50% delle vetture prestige, dalla Lamborghini Centenario alla Ferrari GTC4 Lusso passando per la Mercedes AMG, montano la firma Pirelli come primo equipaggiamento. Potenze da capogiro richiedono attenzioni maniacali per tutto ciò che riguarda l’aderenza, di cui gli pneumatici sono i principali responsabili.

Pensiamo a come vorremo lo pneumatico perfetto. Dovrebbe essere, in primis, perfetto per la nostra auto. Inutile andare a correre con le scarpe di qualcun’altro. Per questo al momento ci sono 60 diverse omologazioni solo per il P Zero. Oltretutto, a seconda dell’utilizzo e del tipo di vettura, si possono scegliere tre diverse tipologie d’intagli: La prima è pensata per massimizzare la maneggevolezza, la seconda punta sul comfort e la terza -P Zero Corsa- è per le auto più sportive. Parliamo in ogni caso di un prodotto elitario, figlio della tecnologia accumulata in Formula 1 dove Pirelli è fornitore unico.

Dopodiché, nella nostra personalissima lista dei desideri, vorremmo un grip esagerato in ogni condizione, dal bagnato alla pista. Il P Zero è chiaramente concepito per un utilizzo sportivo, ma i tecnici lombardi hanno modificato gli intagli per garantire una maggior resistenza del 10% all’acquaplanning. Il resto è ciò che fa la differenza tra un prodotto solamente buono e uno invece da best in class.

Pensiamo all’attrito nel rotolamento -Rolling Resistance per i più tecnici- ridotto del 15% per ottimizzare i consumi e migliorare le prestazioni, così come allo specifico trattamento per rendere P Zero il più silenzioso possibile. I piloti più smaliziati però scelgono P Zero per una manciata di caratteristiche prettamente sportive, come l’F1 Bead e l’Extended Range Profile. Il primo, fiore all’occhiello di P Zero, è un sistema che rinforza il tallone dello pneumatico permettendo una maneggevolezza di riferimento ed un controllo estremo delle perdite di aderenza laterali. Il secondo è invece quello che vi farà acquistare i P Zero una seconda volta. Parliamo infatti di una tecnologia specificatamente pensata per offrire un’usura costante ed omogenea, senza un proverbiale drop delle prestazioni troppo repentino.

Massima personalizzazione

 


Pirelli
ha inoltre pensato di offrire P Zero con degli equipaggiamenti aggiuntivi, un po’ come gli optional di una vettura. Partiamo dal PNCS (Pirelli Noise Cancelling System), pensato appunto per ridurre drasticamente -si parla del 50%- il rumore di rotolamento degli pneumatici. Altra “applicazione” è quella, più nota, della tecnologia Run Flat. In questo modo anche in caso di foratura si potrà procedere ad una velocità inferiore agli 80Km/h, per il quale è però necessario il sistema TPMS che misura la pressione dello pneumatico e la comunica direttamente al computer di bordo.

Per chi non avesse installato il TPMS è disponibile il  Seal Inside, un altro sistema che permette di continuare a viaggiare nonostante una possibile foratura. In questo caso chiodi, schegge e quant’altro rimangono intrappolati nello pneumatico grazie ad un mastice posto all’interno della gomma. In questo caso accorgersi della foratura è praticamente impossibile.

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