La Guardia di Finanza ha aumentato i controlli sulle auto di lusso: lungo le strade, dalle città alle principali località di villeggiatura, Ferrari FF, Maserati GranCabrio, Audi AS6, Mercedes Classe E, Mercedes Classe M o Porsche 911 solo per fare qualche esempio vengono prese nel mirino delle Fiamme Gialle. Su queste auto e su tutte quelle con oltre 185 kW (250 CV) scatta il pagamento del superbollo di 20€/kW (con preso progressivamente inferiore in base all'età della vettura).
Ma noi italiani siamo abili: una volta uscita la legge presto facciamo a trovare l'inganno.
Per esempio, per eludere questa ulteriore tassa, qualche arguto appassionato di “macchinoni” ha scoperto il leasing dalla Germania.
Come funziona? Se la Guardia di Finanza blocca o controlla solo le auto potenti con targa italiana, nulla può contro quelle con targa estera, è stato il ragionamento. Così, perché non affidarsi a società tedesche, grazie alle quali si possono guidare auto di lusso scappando dal temibile “redditometro”.

La denuncia arriva dalla Assilea (Associazione Italiana Leasing) secondo la quale questa pratica è una astuta “formula che mira ad aggirare le norme regolamentari e fiscali nazionali”.
Non  è un caso infatti se “la Germania resta leader in Europa per volume di stipulato e mette a segno tra il 2010 e il 2011 la crescita più consistente registrata tra i mercati più maturi, pari all’8,8%”, come si legge in una nota dell'associazione.
Così, grazie all'utilizzo di auto con targa estera, si evita il pagamento di Ipt, superbollo ma anche delle multe comminate in territorio italiano, senza il rischio di sequestro dell'auto.
Com'è possibile?
Grazie alla privacy: infatti attraverso il leasing tedesco la riservatezza è massima è rintracciare chi è al volante diventa pressoché impossibile non essendoci banche dati con i nomi a loro relativi.
Questo tipo di pratica è permessa dalle normative comunitarie, quindi è legale, per una durata di 12 mesi, scaduti i quali si può rinnovare.
Gianluda De Candia,  direttore generale di Assilea, auspica un intervento delle autorità per mettere fine a queste operazioni.

Lombardia e Veneto sono le regioni italiane dove questa pratica è maggiormente diffusa, secondo le stime visto che, per privacy, numeri certi non sono disponibili. E secondo le stime le auto registrate con un leasing tedesco sono qualche migliaio.
Asilea fa notare inoltre che, nonostante il nome, non si tratta di un tradizionale leasing perché  questo può essere erogato soltanto da banche e e da società finanziarie iscritte negli elenchi tenuti da Banca d’Italia mentre quello tedesco è più simile ad una una fidejussione bancaria. Cioè?
Il cliente cerca l'auto da un concessionario, deve essere fatturabile e può essere riscattata dalla società tedesca se è già di proprietà del cliente. Al contrario di quanto avviene in Italia, in Germania le società di leasing non sono obbligate a chiedere documenti relativi al reddito o a bilanci societari.