Moto Euro 4 ed Euro 5 con ABS di serie dal 2016

La commissione del Parlamento Europeo IMCO per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha presentato delle modifiche per la produzione futura di moto e scooter

Moto e scooter aiutano il traffico cittadino
Aleggia una nuova nuvola sopra la testa dei produttori di moto e scooter. Infatti l’IMCO (Internal Market and Consumer Protection), lunedì scorso ha presentato al Parlamento Europeo diverse modifiche per la futura produzione di moto e scooter. Queste novità non si limitano solo alle moto di grossa cilindrata, bensì tutti i mezzi che vanno dai 51 cm3 di cilindrata in su.
Con la diffusione delle due ruote in città, le strade sarebbero meno congestionate e si faciliterebbe la circolazione.
Infatti, per Wim Van De Camp, esponente olandese appartenente al partito cristiano democratico, componente del Comitato e relatore del Parlamento europeo sulle regolamentazioni, guidare una moto o uno scooter in città allevia il problema del traffico perché si occupa meno spazio, incrementa la mobilità urbana e si spreca meno energia.

Tutte le moto sotto la normativa Euro 4 dal 2016
Ma non ci voleva un Comitato internazionale né un politico per ufficializzare questo aspetto positivo delle due ruote, noto e diffuso da tempo da tutti i rider.
Però l’altra faccia della medaglia è nera, per colpa degli scarichi delle moto e degli scooter. Infatti, per l’IMCO si deve ridurre ancora l’inquinamento delle due ruote ed ha fatto approvare una proposta  da presentare al Consiglio Europeo per far rientrare le moto ed i maxi scooter nelle normative Euro 4 ed Euro 5 dal 2016. E dal 2020 in quella Euro 6.
Invece per i ciclomotori dall’1 gennaio 2016 entra in regime la normativa Euro 3.

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OBD: i sistemi di monitoraggio di funzionamento della moto
Ma il Comitato è lanciato e avrebbe un’altra proposta in canna: quella di introdurre, con gradualità, sistemi avanzati per monitorare possibili malfunzionamenti del mezzo. Questa tecnologia che si presenta dietro la sigla OBD (acronimo di On-Board Diagnostics), è molto simile ai sistemi già presenti, su richiesta come (costosi) optional, in alcune moto come per esempio alcune della gamma BMW Motorrad. L’adozione di questi sistemi potrebbe essere introdotta a partire dal 2020.

ABS di serie su moto e scooter

Per l’IMCO inoltre è importante anche la sicurezza (e ci mancherebbe) e vorrebbe imporre ai costruttori di moto e scooter di rendere obbligatorio l’ABS già dai motoveicoli da 51 cm3 di cilindrata in su.
La Commissione ha rigettato l’idea di utilizzare sistemi di frenata combinata al posto dell’ABS.
Oltre a questo sistema, per il Comitato merita uno studio approfondito anche la visibilità delle due ruote grazie a luci a led e catarifrangenti, sebbene alcuni di loro non sono omologabili e quindi sono vietati dal codice della strada. Su questo argomento si sente il bisogno di un approfondimento.

Cosa dicono i costruttori?

Certo da un lato sono soluzioni molto utili, rivolte alla diminuzione dei consumi e delle emissioni e all’aumento della sicurezza. Dall’altro però comportano costi di produzione ineluttabili che vanno poi a pesare sul costo d’acquisto e quindi potrebbero inficiare le vendite.
Visto il momento di grande difficoltà del settore, è fuori di dubbio che si debba ascoltare anche la voce dei diretti interessati e cioè dei costruttori.
È facile immaginare che richiederanno più tempo per introdurre nuovi requisiti di omologazione per i veicoli della categoria L (motocicli, ciclomotori, scooter, quadricicli e tricicli), visto che l’adozione di tali sistemi meno inquinanti hanno conseguenze estetiche (leggi dimensioni degli scarichi) da prendere in seria attenzione.
Quindi, ci dovrebbe essere concessa una dilazione di tempo per ridurre le emissioni per tutte le categorie di veicoli, con la sola esclusione dei ciclomotori.
Resta ferma l’obbligaorietà dell’ABS dal 2016 e su tutte le moto.
Su questo punto l’ ACEM, l’associazione dei costruttori europei, non ha nascosto un certo malumore riguardo le decisioni dell’IMCO. Facile infatti intravedere le conseguenze sotto forma di aumento dei costi per rispondere alle nuove e più rigorose misure ambientali e di sicurezza.
Riguardo il rigetto da parte dell’IMCO di introdurre il Sistema Frenante Combinato alternativo all’ABS, l’ACEM rammarica anni e denari di investimenti in ricerca e sviluppo sprecati.
Altri (alti) costi di gestione che vanno ad aggiungersi sono quelli relativi alle prove di durata che impongono inutili doppioni di test e di costi per l’industria, che alla fine ricadono sul consumatore attraverso l’aumento del prezzo d’acquisto. Per di più, non ci sarebbe alcun beneficio ambientale.
Ma per Wim van de Camp, l’IMCO è stata attenta alla situazione attuale del settore, cercando di garantire un arco temporale idoneo allo sviluppo dei dettagli tecnici che accompagnano il testo principale. Come riportato dall’Ansa, van de Camp capisce il bisogno dei “produttori di avere il tempo di applicare gli standard richiesti dalla complessità del presente regolamento. Dopo che avrà avuto luogo il voto, e le consultazioni con il Consiglio e la Commissione, sarà nostra priorità verificare il calendario in modo da garantire che la razionalizzazione delle prescrizioni sia compatibile con i processi industriali. Infine, soprattutto alla luce delle attuali difficoltà economiche, prima di prendere una posizione definitiva l’IMCO darà il via ad uno studio sull’impatto economico degli obiettivi ambientali e di sicurezza che abbiamo proposto”.

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