Nel 1983 Erik Buell costruiva la sua prima moto, ma solo dieci anni dopo, quando la potente Harley Davidson acquistava il 49% della sua società, nasceva la casa motociclistica che porta il suo nome. Molti anni dopo, sulla via Flaminia, alle porte di Roma, come si suol dire, in un famoso bar di motociclisti si sentiva un’affermazione che sarebbe rimasta famosa; accadeva che i centauri vicino alle loro nipponiche moto, parcheggiate presso questo bar, tesero le orecchie sentendo un rombo provenire da dietro le curve e subito cominciarono i commenti: “E’ un bicilindrico” disse uno, “non ci piove” risposero in molti, “questo starà almeno a 260” azzardò invece il solito fanatico della velocità, “magari a 260 no, ma sarà una supermoto con un motore grosso come un camion” decise il diplomatico. Dopo poco si videro comparire dei fari e un centauro su un mezzo estremamente piccolo anche se visto da davanti, ma quando passò una moto senza coda, dalla forma insolita, che strillava come un demonio, ma che per la delusione del fanatico della velocità, non sarà stata a più di 120 chilometri orari, allora e solo allora un tale grosso, con una sigaretta in bocca chiosò con la storica frase: “E’ una moto Shakespeariana… molto rumore per nulla!”. A distanza di tanti anni anche da questo episodio, sembra che il patrono delle street-fighter abbia deciso di smentire questa fama e di dare dimostrazione di capacità di innovazione e stile anche nel settore sportivo, fin ad oggi off limits per la casa del Winsconsin.

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