Basti pensare che c'è ancora chi non si è abituato non all'uso ma alla stessa idea dell'iniezione al posto dei carburatori. Ok, accendiamo il twin cam 1600...uno “stoc” metallico è il primo rumore che si sente appena prima che i due pistoni comincino a lavorare senza l'assistenza del motorino d'avviamento. Ascoltandola par quasi di poter contare i battiti al minuto di questo motore poderoso. Un colpo sulla leva del cambio a bilancere e si infila la prima; frizione morbida al punto giusto e i 300 chilogrammi di metallo cromato cominciano a muoversi. La leva del gas si può spalancare senza tema, la coppia è tanta ma non ha alcuna intenzione di mettere in crisi il pilota. Can che abbaia non morde, infatti, e la Fat Boy abbaia alla grande, scaricando dai lunghi terminali un rombo inconfondibile. Il cambio a 6 marce è robusto e l'ultimo rapporto è un overdrive che permette di trotterellare dai 60 all'ora in su con un'ottima elasticità grazie alla coppia del bicilindrico; le marce si fanno snocciolare una dopo l'altra senza esitazioni, è sufficiente azionare con vigore la leva a bilancere che, fra l'altro, sa essere davvero comoda in quel gioco punta-tacco fra una marcia e l'altra. I freni non sono certo da riferimento per spazio d'arresto, d'altra parte un unico disco all'anteriore non potrebbe certo frenare con più vigore una tale massa e il posteriore tende al bloccaggio se sollecitato con vigore. L'angolo di piega è non è certo da sportiva anche se si può aumentare un po' fresando le pedane sull'asfalto giorno dopo giorno, curva dopo curva; e la ciclistica si lascia mettere in crisi senza opporsi troppo quando si guida pensando di avere fra le gambe una sportiva. Ma questi, che su un'altra moto sarebbero dei difetti, qui diventano caratteristiche perchè, va ricordato, un'Harley è una compagna di strada, non un veicolo, e come tale anche lei ha delle esigenze che vanno a volte assecondate.


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