Ducati Hypermotard 1100 Evo - Test ride. In un’epoca in cui i modelli vengono spesso aggiornati esteticamente, lasciando inalterate le caratteristiche tecniche e prestazionali, Ducati va contro tendenza e, d’altro canto, non potrebbe essere altrimenti, visto che a Borgo Panigale, per quanto facciano moto esteticamente bellissime, guardano più a prestazioni e tecnica che non a vezzi di moda.
Tutto questo perché forse i meno attenti non si sono accorti che la gamma della Hypermotard è cambiata. Se si vede una di queste divertentissime moto parcheggiate, da lontano, potrebbe sembrare la solita Hypermotard, ma quando ci si avvicina e si vede la copertura degli scarichi in carbonio, con la scritta “evo”, allora si capisce che è il nuovo modello.
Esteticamente, appunto, non sembra cambiata: il tipico becco è sempre lì a fendere l’aria, così come i tipici specchietti che si protendono dalle estremità del manubrio o, appunto, i due grossi scarichi circolari che svettano liberi dalla coda della moto. Ma se esteticamente è sempre lei, nella sua essenza è cambiata e non di pochissimo.
Innanzitutto, come spesso accade, per quanto l’Hypermotard già stesse in ottima forma, è stata sottoposta ad una drastica cura dimagrante. Gli sforzi si sono concentrati sul motore e sul telaio che hanno perso, rispettivamente, 5,2 chilogrammi e 1,8 chilogrammi.
Se da una parte s’è tolto, da un’altra s’è aggiunto. Pensavate forse che 90 cavalli fossero sufficienti per un motard, per quanto hyper? Be', alla Ducati non erano ancora soddisfatti e quindi li hanno portati a 95. Un’altra miglioria, più nascosta anche per l’occhio più clinico, è la treccia di fili, resa più semplice e quindi più leggera. Le fiancate sono diventate di carbonio e il cruscotto e i blocchetti sono stati mutuati dalla Streetfighter, come testimonia il comando di accensione in perfetto stile caccia militare.
Ci sarebbero decine di cambiamenti, tutti squisitamente tecnici, insiti nel motore a bicilindrico a L, come ad esempio nuovi pistoni, testa riprogettata per quanto riguarda i condotti, le camme e il sistema di lubrificazione, così come è stata ampliato il condotto dell’aria per l’airbox che, ora, “respira” meglio.
Ci sono poi le garanzie della vecchia Hypermotard, soprattutto nei reparti sospensioni e freni, dove troviamo un monoammortizzatore Ohlins completamente regolabile vincolato allo stupendo forcellone monobraccio in alluminio, mentre davanti forcella Marzocchi upside down da 50 mm anch’essa completamente regolabile. Il sistema frenante si avvale di pinza monoblocco ad attacco radiale a 4 pistoncini su dischi da 305 mm e pinza a 2 pistoncini per il posteriore, su disco da 245 mm.
I cerchi sono sempre gli splendidi “5 razze” forgiate in lega leggera da 17” e, per i più accaniti, è sempre disponibile il DDA (Ducati Data Analyser) per potersi scaricare tutti i dati relativi alle proprie performance in pista o in gara.
Il prezzo rimane più o meno invariato e si attesta sugli 11.700 € f.c.
Ma l’incremento di potenza e la perdita di peso, saranno facilmente percepibili nella guida?
Scheda tecnica
| Motore | bicilindrico a L, 2 valvole |
| Cilindrata cc | 1078 |
| Potenza | 69,9 Kw/7500 giri |
| Coppia | 10,5 Kgm/5750 giri |
| Serbatoio | 12,4 Lt |
| Peso | 171 Kg |
| Altezza sella | 875 mm |
| Prezzo | 11.700 € f.c. |
Pregi
| Maneggevolezza - Freni - Potenza motore - Posizione di guida - Erogazione |
Difetti
| specchietti in uso cittadino - assenza vano sottosella - Avantreno leggero sopra i 150 km/h |




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