In strada. Diciamolo subito: io non ho mai creduto in questa moto. Quando all’Eicma è stata svelata da subito ho pensato che fosse un’enorme bluff, che non era pensabile che una casa così blasonata in ambito sportivo come la Ducati si mettesse a fare custom fantascientifici per americani obesi. Parlai con l’ufficio stampa Ducati manifestando tutto il mio scetticismo e loro, calmi e sorridenti, mi risposero: “ci dirai dopo che te l’avremo fatta provare”.
Nonostante la loro fiducia non riuscivo a convincermi: quella gomma da 240 mm al posteriore, nonostante sia molto abbombata, quel “torace” così grosso e pesante e quell’interasse sproporzionato non davano certo l’impressione di agilità.
Fatto sta che il tempo è passato e finalmente mi sono ritrovato, con tutti i colleghi del settore, a Marbella, di fronte ad una trentina di Diavel schierati e pronti a partire ed essere provati.
La sella sembra quasi scavata, rendendo facile anche ai meno alti controllare bene la moto. Chiave in tasca aziono il sistema d’accensione stile caccia militare e subito sento il tipico borbottio di “Ducatiana” memoria, declinato questa volta in versione un po’ più custom.
Il cambio è morbidissimo e preciso e la prima entra come un coltello nel burro, rilascio la frizione e il mio diavoletto in modalità Touring s’avvia.
Iniziamo a dover uscire dal centro abitato e subito mi spavento: come svicolerò tra le macchine con questo bestione? Eppure, da che sono salito in sella non mi sembra più tanto grossa questa moto, anzi, la controllo con una certa facilità ed anche lo zig zag tra le macchine in fila al semaforo, risulta più facile che a bordo di un maxiscooter. Certo, però, la curiosità è quella di vedere come si comporti nei rapidi cambi di direzione, nelle curve veloci e nei “piegoni” estremi, quindi ci lasciamo alle spalle la città e prendiamo una bella e tortuosa strada provinciale che ci conduce a Ronda. Una, due, tre curve e ti sembra di guidare il Diavel da quando sei piccolo: semplice, intuitivo e, stupefacentemente agile ricorda molto di più una supersportiva che una custom. I tester sono un po’ come bambini, mettetene due o tre a fare lo stesso giro e subito faranno a gara fra loro, così, quando un mio collega comincia a cambiare passo e a tirar fuori i cavalli, non resisto e, dopo un paio di sorpassi, mi ci metto alle costole: lui vuole andarsene, io resistere, quindi diamo più gas e, soprattutto, arriviamo a mettere alla prova i freni, prova che superano a pienissimi voti, garantendo delle staccate al limite, degne della MotoGP.
Il reparto sospensioni non fa una piega e copre qualsiasi tipo di asperità incontriamo, ma soprattutto è nel susseguirsi di curve e tornanti che rimaniamo a dir poco basiti. La moto piega e cambia direzione con la semplicità di un Monster e quel gommone da 240, che inizialmente ci spaventava tanto, ora ci offre una sicurezza incredibile, grazie alla bimescola arricchita di silice e nerofumo che ne migliorano il grip, ma anche proprio alla dimensione ed all’estrema curvatura che, in effetti, gli conferiscono i comportamenti dinamici di una gomma sportiva da 190, sicuramente non di quelle 240, piatte come assi da stiro, che siamo abituati a vedere sulle custom.
Se usato con troppa disinvoltura, soprattutto nella mappa Sport, il Diavel tende ad impennarsi e grazie all’abbondante interasse ed al forcellone lungo si possono anche fare delle belle derapate, aggiungendo divertimento all’alchimia della Ducati.
Nella parte dinamica del test sono stati lo stupore ed il divertimento a farla da padroni e non ci sono state vibrazioni, imprecisioni o ruvidezze da rilevare. Capisco perfettamente che molti di voi penseranno che non sia vero quanto scritto e che una moto con queste geometrie e con queste caratteristiche sia impossibile che faccia ciò che vi ho descritto, esattamente così la pensavo io fino ad oggi, ma una volta provata tutto cambia.
Proprio per questo motivo alla Ducati hanno già pensato a dei demo ride in cui tutti possano provarla, perché il Diavel va guidato per poter credere a ciò che vi diranno sia capace di fare.
Andate nelle concessionarie e guardatela da vicino, spulciate le schede tecniche e radicatevi anche in un pregiudiziale scetticismo, ma soprattutto tenete d’occhio il calendario delle prove e prenotatevi per un giretto, così, come me e tutti i miei colleghi, proverete quel bellissimo senso di stupore che vi farà esclamare, tra il divertito e lo sgmoneto: “Diavel d’una Ducati!”