Citroen C3 Pluriel: Test Drive

Vita da Pluriel Ad una vita da Pluriel bisogna abituarsi, magari gradualmente. Lì dentro, non siete un automobilista qualunque: siete un coraggioso, uno snob, un esibizionista che apre e chiude il tettuccio anche in inverno perché tanto è elettrico, modulabile e silenzioso e lo puoi fare anche se non sei fermo. Lì dentro siete l’abitante […]

Vita da Pluriel Ad una vita da Pluriel bisogna abituarsi, magari gradualmente. Lì dentro, non siete un automobilista qualunque: siete un coraggioso, uno snob, un esibizionista che apre e chiude il tettuccio anche in inverno perché tanto è elettrico, modulabile e silenzioso e lo puoi fare anche se non sei fermo. Lì dentro siete l’abitante di un monolocale ultrapanoramico, con (sorpresa!) due soli portaoggetti, sulla fiancata delle portiere, ma grandissimi, come le borse delle donne in cui ci metti di tutto e poi, con un po’ di buona volontà, tutto ritrovi.
Scoprirete che un semplice gesto viene amplificato dalla stessa essenza dell’auto. Aprite il bagagliaio per metterci dentro la spesa? Sì, ma lo fate premendo un invisibile pulsante appena sotto il lunotto, che si solleverà come i flap di un aereo, quindi sfiorerete al suo interno la ribaltina, che si abbasserà lentamente come un ponte levatoio. Ve la siete cercata, e adesso non lamentatevi se tutto il supermercato vi sta guardando.
Open air Meglio girare in una stradina secondaria per aprire tutta la Pluriel. Giù la copertura in tela, ma proprio giù, fino a coprire il lunotto: ora il cielo è il vostro tettuccio. E giù anche i vetri. Quelli anteriori, ma soprattutto quelli posteriori, che scendono con un movimento semi circolare e scompaiono nella lamiera. La Pluriel in questo momento offre una visione spettacolare: da sopra le portiere ai montanti del tetto è completamente aperta, da dentro potrete guardare in alto, a destra, a sinistra e non vedrete altro che paesaggio circostante. Prima di lasciare la stradina, correte a rassicurare quel vecchio contadino che vi guarda a bocca aperta: glielo giuro, quella non è un’astronave, e io non sono un extraterrestre.
Sterzo americano Lì dentro scoprirete che lo strano oggetto si muove pure con disinvoltura, poggiato su ruotoni da 185 che avvolgono cerchi rigorosamente in lega: veloce quanto basta in autostrada (160 orari la Pluriel del test, che ha 75 cavalli sul propulsore millequattro, ma si fila a 170 con la sorellona da 110 cavalli e motore millecinque). Lasciate perdere gli sguardi altrui e concentratevi sui freni: sembrano surdimensionati tanto sono potenti, con le assistenze elettroniche di rito che anche qui non potevano mancare. Marce (5) morbide e sterzo davvero americano (si gira con un dito) completano l’opera. Con la soddisfazione di consumi compresi tra i 14,7 e i 15,2 con un litro a seconda delle versioni, in attesa (primavera prossima) del motore turbodiesel.
Prezzi e spifferi Stiamo diventando troppo seri? Un momento, parliamo almeno dei prezzi: 14.500 euro la base, 15.500 la “Pack Techno”, 17.500 la 1.6 16 valvole con cambio Sensodrive. Può sembrare eccessivo proporre di dividere il prezzo per quattro e scoprire che ogni “singola” Pluriel (berlina, cabrio, barchetta e pick-up) costa mediamente 4.000 euro? Secondo noi qualcuno questo calcolo lo farà prima di decidere di portarsi a casa la trasformista francese. Preparato a tutto: sguardi, giudizi, commenti. E qualche spiffero: smontare e rimontare i due archi neri per trasformare la Pluriel in barchetta è relativamente facile. Ma poi è meglio fare un salto alla Citroen per far controllare l’assemblaggio. In caso contrario potreste fare i conti con l’aria, che oltre i 130 non perdona e si farà sentire. Ma non dite che siete spaventati da questo.

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