Mitsubishi Outlander Bifuel: Test Drive

Sprint salvando ambiente e portafoglio!

Mitsubishi Outlander Bifuel: Test Drive. Neppure alla Mitsubishi hanno mai saputo dare una definizione precisa di Outlander, il veicolo nato da una costola della concept ASX (correva l’anno 2001) e distribuito poi sui mercati americano ed europeo.
In attesa di capirci qualcosa, ecco la versione ad alimentazione mista benzina-gpl, infilata da noi prontamente in garage per essere studiata in santa pace e poi buttata su asfalto e sterrati per essere testata.
Oggetto misterioso Preambolo necessario. Che Outlander sia un oggetto misterioso è pacifico. Le stesse teste pensanti della casa dei tre diamanti, all’epoca del lancio, dissero: signori, l’aspetto esterno è quello del SUV, ma racchiude in sè la dinamicità di una berlina. I taccuini dei giornalisti stavano per essere chiusi, quando i signori Mitsubishi aggiunsero: l’eleganza però è quella delle station wagon di ultima generazione, sì insomma, le così dette sport station. Mica male come miscela! Tenendo presente poi che questa “Mitsu” viene di fatto omologata come monovolume, la considerazione finale viene spontanea: in garage avete quattro macchine.
Un veicolo così esasperatamente trasversale non poteva che distinguersi anche per la motorizzazione. Quella a benzina è stata affiancata da quella a doppia alimentazione. In attesa di un diesel che in casa Mitsubishi (grossi fuoristrada a parte) vedono per ora come il fumo negli occhi.
Trucco strabiliante Eccoci dunque davanti a questa quattroruote un po’ SUV, un po’ berlina, un po’ station e un po’ monovolume. Nel box di casa vicino ad altre auto molto più normali, manifesta tutta la sua anomalia. Lunga e larga quanto basta per essere definita un macchinone (4 metri e 55 per uno e settantacinque), stupisce per l’altezza del pianale da terra: quasi venti centimetri (19,5 per essere precisi): significa che può andare tranquillamente su terreni accidentati senza il rischio di “toccare”.
Ma anche per la sua inconsueta altezza totale: un metro e sessantadue. Perché inconsueta? Perché la maggior parte dei SUV è più alta, e la maggior parte della automobili ordinarie è più bassa. Siamo di fronte ad un “unicum”. Ora il timore che ci assale è quello di doverci arrampicare per salire a bordo. Invece, sorpresa, l’accesso ai sedili è facile facile.
Eppure una volta dentro siamo effettivamente una spanna sopra le altre auto. E’ un trucco strabiliante, ma qualcuno in vena di calcoli tecno-anatomici ha rilevato che l’Outlander, per pura combinazione o per studi specifici, ha l’altezza precisa per soddisfare l’ingresso a bordo della maggior parte degli essere umani. Dentro si respira aria automobilistica più che fuoristradistica, con cruscottone scuro ed inserti-alluminio (la versione testata è la Comfort, mentre in quella Sport l’inserto è tipo legno), volante a quattro razze, sedili ben imbottiti, e spazio notevole oltre che in altezza (e ci mancherebbe) anche per le gambe, sia degli occupanti anteriori che posteriori. Neo rilevato già in altre Mitsubishi, le levette ai lati del volante, dall’aria un po’ dimessa.

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