Peugeot 807 2.2 HDi: Test Drive

Tanto spazio e tecnologia!

Peugeot 807 2.2 HDi: Test Drive. Il divano è proprio di fronte alle due lampade gemelle, che emanano una luce ocra, molto soffusa. In mezzo, uno schermo LCD. Sui due lati dello spazioso ambiente, le grandi porte scorrevoli si aprono con un leggero ronzio su un vasto giardino. Il monolocale di un architetto svedese? No, la monovolume di Peugeot – dicasi 807 – parcheggiata su un bel prato inglese.
Monolocale su ruote Che fosse quasi un monolocale più che un’automobile, lo avevamo sospettato fin da quando l’avevamo ritirata per il canonico test-drive. La sensazione ha via via acquistato i connotati di certezza, già mentre sistemavamo gli adesivoni di Infomotori.com sulle pareti esterne, pardon, ai quattro angoli della carrozzeria del macchinone. Meglio chiarire subito ogni lecito dubbio. Le due lampade gemelle sono il tachimetro e il contagiri della 807: la retroilluminazione giallognola e la forma, ne fanno due pezzi d’arredamento post moderno più che la strumentazione di un veicolo a motore; lo schermo a cristalli liquidi è il grande display acquattato tra i due suddetti strumenti, le porte scorrevoli sono quelle posteriori: elettriche, grandissime, pesantissime. Sulla monovolume francese il test-drive inizia a motore spento: chi ha voglia di accendere, subito, un gigante su ruote che invita semmai a provare le vaste poltrone, a cercare cassetti, pertugi e anfratti sparsi ovunque, a premere bottoni che mettono in moto servomeccanismi un po’ spaziali e comandi vocali?
Ci si può giocare Così ci dedichiamo alla conoscenza della monovolume concorrente di Renault Espace e Chrysler Voyager, tanto per fare due nomi noti. E’ lunga, la 807, ma non lunghissima (4,73 metri), ma tanto larga e alta (oltre un metro e ottanta) da non temere esami di alcun tipo: l’amico spilungone ha poco da fare il sorrisetto ironico (“scommettiamo che entro e batto la testa?”), perché tra i suoi capelli e il tetto c’è una spanna abbondante di spazio, e le gambe le può allungare sia che si sieda davanti sia che si accomodi dietro: qui addirittura, lo spazio tra le poltrone anteriori e quelle posteriori è tale che un adulto potrebbe sedersi di traverso sul pavimento senza quasi trovare ostacoli (a parte gli sguardi sconcertati degli altri occupanti).
La seduta è quella classica delle grandi monovolume. Poltrona multiregolabile da manager d’azienda, posizione alta sul resto del mondo, parabrezza immenso (che orrore pensare al sassolino che lo scheggia! Quanto costerà nuovo?) che fa tanto schermo da multisala cinematografica, volante adattabile con comandi integrati. Il cruscotto, oltre alla strumentazione già descritta, nella irrinunciabile posizione centrale, ha una caratteristica stilistica davvero unica. Una sorta di palpebra a semi arco che però sul retro è aperta.
Se vi venisse la folle idea, magari mentre al volante aspettate qualcuno sotto casa, di giocherellare con una pallina di carta, giusto per ingannare il tempo, vi accorgereste che potete lanciarla verso il parabrezza, per vederla magicamente tornare nelle vostre mani, rotolando sotto quello strano ponte che copre la strumentazione centrale. Come è venuto in mente ai francesi un disegno così ardito? (E come è venuto in mente a noi quel giochino così assurdo?).
Cassetti e cassettini a perdita d’occhio… Riposta la pallina di carta (portacenere a scomparsa che si apre spostandosi orizzontalmente e ruotando), ecco la varietà di cassetti: davanti al guidatore e al passeggero, sotto al sedile, sulle fiancate delle portiere, con portabottiglie anche su quelle posteriori. Bello, bellissimo, a patto di non dimenticare dove abbiamo messo qualcosa: ad aprire tutto c’è da farsi venire il mal di testa.
Il navigatore è molto “friendly”, insomma è nostro complice se decidiamo di impostare un indirizzo nuovo mentre siamo già in movimento. Lo sappiamo, è più sicuro fare tutto ciò da fermi, ma questo è così comodo… Navi, radio, computer di bordo, telefono, agenda e tutto il resto si comandano comodamente attraverso una sorta di mouse, meno fantascientifico di quelli comparsi sulle ultime BMW, ma decisamente pratico.
Attenti alla “voce” E sul lato sinistro del volante, una levetta magica mette in azione i comandi vocali: diciamo “radio” e parte la musica, “avanti” e cambiamo stazione. La lista dei comandi è lunga, e il più usato è stato (all’inizio) “aiuto”: serve a farsi socorrere dalla voce sintetizzata femminile che fa un po’ Star Trek (non si potrebbe mettere una bella voce “umana”?).
Ma attenzione. Sterzando a destra abbiamo più volte inavvertitamente pigiato il pulsante dei comandi vocali, con il risultato di sentire nell’abitacolo la voce dell’umanoide che per due volte (e con leggero tono irritato) ci diceva: “prego?”… “prego?”, in attesa di una risposta che non avevamo alcuna intenzione di dare. Detto delle due maxi porte posteriori scorrevoli che si aprono con la semplice pressione di un pulsante e anche manualmente (interviene comunque il motorino elettrico), e di un bagagliaio-caverna, a patto di non montare il sesto e il settimo sedile, accendiamo il motore e partiamo.
Autostrada ma non solo Davanti al nostro naso prende vita un bel duemiladue a gasolio da 130 cavalli, che può portare il miniappartamento a 180 orari pur con consumi ridotti: a 130, in autostrada, con il contagiri a 2.400, il computer di bordo segnalava tra i 7 e gli 8 litri per 100 chilometri. Il tutto in un ambiente ovattato, dove l’impianto radio può dire la sua anche se la velocità aumenta. Scontato che l’autostrada sia l’ambiente ideale per una monovolume di questa stazza e con questa motorizzazione, sorprende l’agilità con cui la 807 si muove su percorsi più difficili, come i tornanti e addirittura le strade bianche di montagna.
Le sei marce e il controllo della stabilità rimediano a qualche inevitabile “rollata” di cui è vittima la 807, che poggia su sospensioni confortevoli e non certo sportive.
A partire da 34.000 euro L’allestimento più lussuoso con motorizzazione a gasolio da 2,2 litri costa quasi 34.000 euro, ma si parte da 26 per la 807 2 litri benzina 16 valvole. Due estremi, però con il comune denominatore di quell’abitacolo enorme e comodo, adatto a famiglie e a professionisti che fanno tanta strada ed hanno bisogno di spazio a bordo. Mettiamoci anche gli architetti, in cerca di soluzioni originali da copiare per il loro monolocale.

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