Ducati 848 – Long Test Ride

Una piccola 1098 o qualcosa di diverso? Dopo tanti chilometri in diverse condizioni, la risposta è...entrambe le cose!

Ducati 848 – Long Test Ride. E’ ormai tradizione della Casa di Borgo Panigale affiancare alla regina delle piste una versione più “piccola”, più accessibile. Il fascino delle piste colpisce tanti appassionati e non sempre sono smanettoni mangia-cordoli: sono loro i più interessati quando si parla di queste versioni d’accesso. Con la 848 si risparmiamo 3.000 euro rispetto ai 17mila della 1098 ma non si deve rinunciare a molto; certo, i cavalli sono “solo” 134 ma il resto non cambia.

A come… amore a prima vista!
Sarà anche vero che il bello è soggettivo ma delle eccezioni esistono: questa 848 è bella e basta! Nella livrea perlacea accoppiata al nero dei cerchi e della parte inferiore della carena, vengono evidenziate le linee che dai due fari sul cupolino fino al fondello dei due terminali di scarico disegnano uno stile inedito e destinato a durare negli anni, come tutte le scelte di design più coraggiose. E’ essenziale, senza orpelli. Curata nei minimi dettagli, nessun cablaggio è fuori posto, le plastiche sono accoppiate con precisione e al tatto la qualità si sente.

Un’anima ingombrante
Saliti in sella non si possono avere dubbi sulla vocazione sportiva della bicilindrica: i polsi si trovano a sopportare quasi interamente il peso del busto e i più alti si trovano a toccare con la parte interna delle ginocchia i tubi del telaio a traliccio. Le gambe non sono eccessivamente flesse anche se le pedane sono molto arretrate. Insomma, una posizione da sportiva pura. I comandi sono comunque facilmente raggiungibili, il display della strumentazione è chiaro e completo anche se – non ci stancheremo mai di ripeterlo – l’indicazione della benzina nel serbatoio è un complemento che non dovrebbe essere considerato superfluo. Ma sono tutte cose a cui si smette di pensare appena il bicilindrico comincia a rombare con tanta prepotenza.

Dove osa la Ducati 848
Abbiamo raccontato e sottolineato l’impostazione sportiva di questa bicilindrica tanto che all’inizio del nostro test ci hanno accompagnati la curiosità ma anche una buona percentuale di scetticismo: la città sembrava un luogo inaccessibile ad una tale purosangue. Invece ci ha stupito: l’erogazione è decisa ma sa essere morbida, a patto di mantenersi nell’ambito dei medi regimi; la frenata è potente e decisa ma davvero modulabile per assolvere a qualunque richiesta del pilota; grazie al peso e alle dimensioni contenute, la manovrabilità anche a basse velocità è ottima ma non si deve chiedere troppo al raggio di sterzata. Nel traffico cittadino si avverte parecchio calore sotto la sella ma la sensazione sparisce quando si comincia a far girare il motore. In autostrada, invece, la scarsa protezione aerodinamica si sente ma ci rendiamo conto di aver chiesto troppo cercando di rinchiudere la piccola rabbiosa fra chilometri di guardrail paralleli. Peccato per gli specchietti retrovisori, tanto belli quanto poco utili, sia per le loro dimensioni e posizione che per le vibrazioni a cui sono sottoposti.

A casa…
Ma fuori dalle città o dai caselli autostradali, prima o dopo cominciano le curve: è lì che non ce n’è per nessuno. Segue con precisione le traiettorie anche dove l’asfalto non è proprio da pista. Le sospensioni, Showa davanti e dietro, rispondono bene anche se bisogna lavorare sul settaggio; nel modello avuto in prova, abbiamo notato una morbidezza pronunciata all’anteriore che tendeva ad affondare nelle frenate più importanti mentre il mono posteriore rispondeva in modo piuttosto secco.

Lì dove si avverte la differenza fra avere e non avere le caratteristiche che servono per aprire la manetta in sicurezza, la 848 non scherza: la precisione del telaio nel mantenere il filo delle curve è una certezza, la frenata consente di staccare all’ultimo e l’erogazione pronta del bicilindrico garantisce uscite da ogni tornante senza alcuna incertezza. Fra l’altro, è proprio fra le curve che i polsi cominciano ad alleggerirsi un po’ non appena si comincia a spingere sulle pedane, a stringere le cosce e ad allentare la presa sul manubrio. Chi è reduce dai vecchi bicilindrici di Borgo Panigale troverà diverse belle sorprese in sella ad una 848: un motore pronto ma fluido che fa dimenticare gli strattoni delle precedenti versioni e ha abbandonato anche il rumore caratteristico della frizione a secco. Importante, però, abbandonare le aspirazioni a gitarelle di coppia: lei, invitata a sedersi su quello strapuntino, potrebbe prenderla male!

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