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Honda CBR1000RR Fireblade – Long Test Ride

Abbiamo provato la regina di casa Honda in ogni circostanza possibile, per scoprire se quest’agilissima e potente 4 cilindri oltre a dare emozioni in pista sia adatta anche alla vita di tutti i giorni

Le 4 case giapponesi ormai da anni si danno battaglia a suon di cavalli e chili: crescono i primi e inesorabilmente calano i secondi, ma per tanti aspetti le supersportive made in Japan tendono ad assomigliarsi. La Honda, che indubbiamente è la “caposquadra” della rappresentativa nipponica, ha deciso di differenziarsi sia in termini di estetica che di caratteristiche. Abbiamo visto in Superbike quanto questa storica moto riesca a correre veloce, in tutto il campionato passato è stata testa a testa con le altre, a dimostrazione che la sportività è nel suo dna, per quanto le mode attuali si siano spostate maggiormente sulle sue sorelle concorrenti. Ma quando una moto viene prodotta in serie, per quanto sia una moto per un utilizzo specifico come il caso del Fireblade, non bisognerebbe cercare di imbrigliare la sportività in un mezzo che sia anche sicuro, facile da guidare e sempre efficiente? Ovviamente la domanda è retorica, almeno parlando della regina della casa dell’ala. Certo la maggior parte degli acquirenti di una supersportiva le leveranno gli specchietti, metteranno la carena in vetroresina, cambieranno filtro dell’aria centralina e scarico e la porteranno a sfogarsi in qualche circuito, ma molti di più la useranno per andare in ufficio, per fare una gita domenicale con la ragazza e addirittura ci faranno le vacanze estive, quindi una posizione radicale e un motore scorbutico renderanno la vita del proprietario quantomeno scomoda. La soluzione Honda è una magrissima e potentissima moto alimentata da un motore da un litro e la maneggevolezza quasi degna di uno scooter.

Prova su strada Da subito la nuova CBR o piace o non piace: a differenza di tutte le altre giapponesi, caratterizzate da linee tese e spigolose, la Honda presenta una moto tondeggiante, con il capolino che ricorda un po’ il muso di un gufo, senza naso e pronto a spiccare il balzo, la carena anche ha uno sviluppo quasi verticale che la rende sicuramente riconoscibile, mentre la coda, quasi non c’è. Ci sali sopra e ti rendi conto di quanto sia snella e leggera, adatta a qualsiasi tipo di motociclista: dal più basso che anche se in punta di piedi ha pochi chili da tenere in piedi, al più alto che, seppure magari sembri sproporzionato alla guida, riesce a trovare ampio spazio per mettere le gambe in serbatoio. La strumentazione è ben leggibile, molto carina l’asimmetria del serbatoio dovuta all’ammortizzatore di sterzo elettronico sotto di esso celato e bellissimi e molto ben studiati gli ampi specchietti che oltre a dare molta visibilità a ciò che ci lasciamo dietro, integrano anche le frecce e delle sfiziosissime luci di posizione a led. Trovare dei difetti a questa moto non è un’impresa facile: i freni sono costituiti da eccellenti pinze radiali su dischi da 320, il motore eroga oltre 170cv e come dicevamo il peso è ridicolo e inoltre questa versione monta di serie anche la frizione antisaltellamento; forse a voler essere pignoli potremmo dire che ci sono alcune plastiche non bellissime, ma dobbiamo ricordare che il prezzo è veramente “basico” per una moto di questo tipo e che quindi qualche risparmio andava fatto. Quando sali provi l’irrefrenabile impulso di spalancare la manetta e il CBR, per tutta risposta, prova l’irrefrenabile impulso ad alzare la ruota anteriore e ad andarsene da solo, quindi bisogna essere gentili con il gas, soprattutto fuori dalla pista. Ma se appunto nessuno di noi fosse Pedrosa o Checa? In fin dei conti il CBR è sempre stata una delle moto più vendute, amata dai pistaioli, ma anche da chi ne fa un utilizzo quotidiano. Non solo Honda non smentisce la facilità di guida che ha contraddistinto le passate annate di CBR, ma anzi aumenta questa caratteristica. Per dimostrarlo l’abbiamo usata per andare a fare spese natalizie nel centro di Roma ingolfato dal traffico e con enormi buche lasciate dall’ultima quasi alluvione. Accendi la moto, metti la sesta e parti. No, non ho sbagliato, intendo proprio la sesta: questo motore quasi alchemico infatti è capace di partire anche nella marcia più alta, ovviamente rinunciando alle caratteristiche più aggressive, ma dimostrando che è un motore adatto a tutte le occasioni e che può essere usato anche come muletto da shopping. I sanpietrini, mortali e storici nemici delle due ruote, quasi non li sente, l’ammortizzazione è eccellente anche con pesi massimi come il sottoscritto (ovviamente una volta regolate) e mi ritrovo a seguire un SH nel traffico che nonostante esegua uno zig-zag funambolico, incontra maggiori difficoltà del CBR a districarsi nelle file di macchine ferme. La posizione non è eccessivamente caricata sui polsi e quindi non ci si sente affaticati neanche dopo un paio d’ore di guida intensa, mentre il sellino un po’ lo si accusa, se si sta in sella per diverse ore consecutive, ma è assolutamente normale che ciò avvenga, piuttosto c’è da dire che la mancanza della coda ha permesso ai progettisti della Honda di realizzare una sella molto ampia che consente di scegliersi la propria posizione e di avere molto spazio. Il passeggero, invece, deve essere molto attento alla linea, perché di spazio dove parcheggiarsi ne trova poco, ciò nonostante troverà una buona posizione per le gambe e l’effetto “pappagallo appollaiato sul trespolo” è stato limitato. In definitiva questa moto va assolutamente consigliata, oltre a tutti gli smanettoni della pista, anche a chi vuole accingersi al mondo dei paddock senza trovarsi in sella ad un mostro indomito, a chi vuole una moto con cui correre e girare normalmente nel traffico, a chi vuole l’affidabilità di una Honda coniugata alla ricercatezza e personalità stilistica. Insomma, per quanto supersportiva, una moto a tutto tondo che non rinuncia ai vecchi pregi che hanno sempre contraddistinto il CBR e che diventa anzi ancora più alla portata di tutti e per un uso assolutamente trasversale

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