Moto Guzzi Griso 1100: Test Ride

Sul quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…

Moto Guzzi Griso: Test Ride. Mandello del Lario – Moto Guzzi gioca in casa per presentare la nuova nata sotto l’ala dell’aquila dorata: Moto Guzzi Griso 1100, una naked purosangue dalla “n” maiuscola.
Alessandro Manzoni Docet Chi l’avrebbe mai detto che una moto potesse prendere ispirazione da uno dei più celebri romanzi della letteratura italiana. Giustamente sul Lago di Como era ambientato il romanzo e sul lago di Como è ambientata la vicenda Moto Guzzi. Ne “i Promessi Sposi” si parla delle lunghe vicissitudini di due innamorati che cercano di superare infiniti ostacoli ed impedimenti al loro amore. Un po’ meno romanticamente e con sicuro meno trasporto sentimentale anche qui si parla di “matrimonio”, tra Aprilia e Moto Guzzi sotto l’ombrello protettivo del Gruppo Piaggio che controlla con passione e professionalità i due marchi italiani sempre più vicini alla redditività, già raggiunta con successo dalla Piaggio grazie alla bravura dei vertici del colosso italiano che fattura complessivamente la bellezza di 1,6 miliardi di euro!
A questo punto visto che la nuova Naked è uno dei primi frutti di questa relazione, era inevitabile offrire un tributo all’autore italiano…. Ecco quindi, con estrema fantasia, riassunta l’origine del nome della Moto Guzzi Griso 1100!
Capo dei “bravi” manzoniani Moto Guzzi non fa mistero dello spirito da brigante della Griso 1100, tanto da paragonarla al capo dei Bravi di Don Rodrigo. Artefice delle scorribande è l’ormai noto bicilindrico a V di 90° 1064 cc 4 tempi da 88.1 cavalli. Il motore è sì l’ormai storico propulsore tipico Guzzi, ma ha subito per l’occasione diversi accorgimenti tecnologici, molti dei quali derivanti proprio dal legame con Aprilia. La casa di Noale ha contribuito ad eliminare i punti deboli della produzione Guzzi a partire dal cambio, ora molto fluido e preciso, fino a giungere ad una revisione delle testate del bicilindrico ereditato dalla sorella Breva.
Allo scopo di rendere più piacevole la guida, è stato modificato il rapporto tra la lunghezza della biella e la corsa del pistone, in modo tale da ridurre le forze di inerzia riducendo le vibrazioni. Sempre nell’obiettivo di migliorare le caratteristiche di guida, Moto Guzzi Griso si è messo a dieta, tramite l’alleggerimento delle bielle e dei pistoni, riuscendo a ridurre del 10% il peso.

Ciclistica da naked super-sportiva Da un punto di vista ciclistico, la Moto Guzzi Griso propone un tubolare a doppia culla in acciaio ad alto limite di snervamento con una forcella Showa up-side down con steli da 43 mm ampiamente regolabile, sia nel precarico molla sia nell’idraulica, in compressione ed estensione. Il monobraccio a leveraggio progressivo agisce sul retrotreno insieme al monoammortizzatore, anch’esso completamente regolabile. Questo elemento non svolge solamente la funzione di sospensione, ma ingloba anche il cardano reattivo “CA.R.C.”, brevettato da Moto Guzzi.
La particolarità di questo originale sistema estremamente compatto è l’eliminazione dell’effetto di “sollevamento” (anti-shaft) causato normalmente dalle trasmissioni cardaniche. Inoltre, il cardano reattivo brevettato da Moto Guzzi, rispetto a sistemi analoghi, permette l’adozione di un forcellone monolitico, migliorando la rigidezza. L’asta di reazione infine è più sicura, perché non è portante.
Anche l’impianto frenante, Brembo serie oro, è al top della sua categoria: i due dischi anteriori flottanti, in acciaio inox da 320 mm, sono morsi da pinze a 4 pistoncini contrapposti, mentre il disco posteriore con pinza flottante lavora in simbiosi con una pinza a 2 pistoncini paralleli. Tocco di classe sono poi le tubazioni in treccia metallica in perfetto stile aeronautico, in grado di rendere ancora più accattivante al colpo d’occhio.
Montiamo in sella! Dopo un giusto preambolo tecnico passiamo alle vere e proprie impressioni di guida. Subito riscontriamo le prime particolarità: la posizione di guida è esclusiva, la si potrebbe definire come una via di mezzo fra una naked e una super-sportiva. A cavallo della sella infatti si è portati a inclinarsi un po’ in avanti caricando il peso sui polsi, quasi ad arrivare all’inclinazione tipica delle moto da corsa. La posizione quindi non è delle più naturali, ma risulta poi molto valida una volta che si prende mano.

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