Piaggio Carnaby 2008 – test ride

Il manubrio largo e il capolino fumè sono altre due innovazioni, la prima per migliorare l’ergonomia e guidabilità del mezzo nell’intricato traffico cittadino, mentre la seconda asserve principalmente requisiti estetici, dando più “presenza scenica” al Carnaby. Tecnicamente, invece,si distingue il telaio monoculla in doppio tubo di acciaio ad alta resistenza (che ha una maggiore rigidità […]

Il manubrio largo e il capolino fumè sono altre due innovazioni, la prima per migliorare l’ergonomia e guidabilità del mezzo nell’intricato traffico cittadino, mentre la seconda asserve principalmente requisiti estetici, dando più “presenza scenica” al Carnaby. Tecnicamente, invece,si distingue il telaio monoculla in doppio tubo di acciaio ad alta resistenza (che ha una maggiore rigidità alle sollecitazioni torsionali), la forcella telescopica da 35 mm e il disco da 260mm con 4 pistoncini, sia all’anteriore che al posteriore. Il motore della versione 125 eroga 15 cavalli a 9750 giri con una coppia di 12 Nm a 8000 giri, arriva ad una velocità massima di 104 Km/h ed è omologato secondo le direttive Euro3 e si può guidare anche con la sola patente B. Il 200, invece, eroga 21CV a 9000 giri con una coppia da 17Nm a 7250giri, arriva alla velocità massima di 119 Km/h e, ugualmente, rispetta le normative Euro3; costa 3150€ il 125 e 3400 il 200. Ma a parte questo tripudio di dati, volendo anche puramente nozionistici, come si presenta questo scooter? Può rappresentare una minaccia per gli attuali leader di mercato di questo segmento? Ce ne andiamo a zonzo per Milano, sicuramente uno dei mercati a cui ha fatto riferimento la Piaggio nel progettarlo e lo proviamo. Scatta bene e in modo regolare e progressivo, la ripresa anche è buona e tra le file di macchine si riesce a girare bene anche se non è dotato di un angolo di sterzata fuori dal comune. L’impianto frenante funziona bene se si agisce su entrambe le leve, mentre se si pensa di frenare solo con il posteriore o l’anteriore si commette un errore: si perché il posteriore, efficientissimo, arriva al bloccaggio della ruota se si agisce troppo repentinamente e a fondo, mentre l’anteriore sembra un po’ duro e la risposta non è così repentina come ci si aspetterebbe.

Sulle curve rimane abbastanza stabile, a patto che, però, non si scenda troppo di giri. Scatta, frena, svicola e sgomita come ci si aspetta da uno scooter di queste dimensioni e prestazioni. Però… Però, come dicevamo, il mercato degli scooter è ormai molto affollato e in definitiva il Carnaby, per quanto non difetti in nulla, non sembra nemmeno eccellere in nulla. Non è certo inferiore ai concorrenti di altre marche, ma appunto in un mercato che guarda molto alla moda, ammicca ai VIP ed esalta la velocità (anche, purtroppo, in ambiti non consoni alla velocità, come la guida cittadina) non sembra avere caratteristiche così spaventosamente superiori alla concorrenza da attirare su di sé le attenzioni dei consumatori di scooter. Forse personalità ed originalità più spiccate sarebbero potute essere un richiamo maggiore per attrarre l’attenzione di chi è in procinto di investire dei soldi nell’acquisto di uno scooter, ma il mercato è appunto imprevedibile e c’è quindi da sperare che i consumatori abbiano imparato a leggersi una scheda tecnica e capire cosa comporti un telaio in acciaio ad alta resistenza, piuttosto che comprare quello che va per la maggiore al momento; se così fosse, potremmo aspettarci una bella ondata di Carnaby per le strade italiane.

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