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Fiat City Taxi si prende la scena alla mostra “Che macchina!”

La Fiat City Taxi disegnata da Pio Manzoni, in arte Manzù, contiene tante soluzioni tecniche che poi saranno basilari per le auto prodotte di serie, anche in fatto di sicurezza e che ne fanno una vettura futurista

Fino al 5 settembre 2021, il Museo nazionale dell’Automobile di Torino (Mauto) ospiterà la mostra Che macchina! dedicata alla Fiat 127, vettura che proprio quest’anno festeggia il suo 50esimo anno di vita e che nell’esposizione verrà presentata anche in una versione particolare, quella disegnata da Pio Manzoni, in arte Manzù.

Fiat City Taxi: l’auto che guardava al futuro

La mostra è stata pensata per festeggiare i cinquant’anni di vita della Fiat 127, ma anche per sottolineare le tante innovazioni che porta in dote col suo arrivo che, non a caso, le permisero di diventare una dei modelli più amati del marchio. Tra i modelli che sapranno attirare maggiormente l’attenzione dei partecipanti ci sarà il prototipo Fiat City Taxi su base 850, appartenente alla collezione storica di Heritage e solitamente esposta nello spazio polifunzionale Heritage HUB a Torino. Si tratta di un originale progetto per il trasporto pubblico cittadino non di linea che vanta numerose innovazioni tecnologiche orientate alla sicurezza e alla funzionalità, tanto che può essere definito a pieno titolo una vera e propria concept car. Dei 15 brevetti che ne caratterizzavano il progetto, molti furono sviluppati a lungo dal Centro Stile Fiat per poi trovare posto sulle auto prodotte in serie. Le linee del cofano motore posteriore, ad esempio, vennero riprese nell’utilitaria Fiat 126 del 1972, che prima affianca e poi sostituisce la Fiat 500.

La 850 City Taxi ha dimensioni compatte, ma i suoi spazi vengono sfruttati al massimo grazie anche alla scelte di pontare sulle asimmetrie: sul lato sinistro, ad esempio, c’è una portiera convenzionale utilizzata soltanto dall’autista, mentre sul lato destro i passeggeri entrano attraverso una porta scorrevole a comando elettrico, una vera e propria innovazione per l’epoca. All’interno il divano posteriore ospitava tre passeggeri e in casi straordinari fosse stato necessario avere un occupante in più ecco un sedile supplementare a ribalta posto accanto a quello del conducente. Tra le innovazioni dedicate alla sicurezza, che poi divennero standard nelle vetture di serie dobbiamo ricordare il piantone dello sterzo snodato per salvaguardare il guidatore in caso d’impatto frontale, la plancia imbottita in materiale deformabile e il fissaggio dei bagagli tramite cinghia e un sistema di comunicazione con radiotelefono, che prevede il microfono nell’aletta parasole (un prozio del vivavoce). A proposito di anticipazioni del futuro: il televisore posizionato al centro della plancia può essere paragonato ai moderni sistemi d’infotainment.

Veder nascere questa mostra è fonte di significati e soddisfazioni speciali. Il Mauto ha mantenuto la sua vitalità e capacità propositiva in uno dei periodi più difficili – ha detto Mariella Mengozzi -. E oggi torna a raccontare storie di uomini e di automobili, con due protagonisti: la 127, nuovissima cinquant’anni fa come oggi, che portò la Fiat in Europa e vendette oltre cinque milioni di esemplari, e Pio Manzù, progettista diverso da tutti gli altri. Desidero ringraziare in particolare Giacomo Manzoni, figlio di Pio, che ha generosamente concesso tutte le opere in mostra, e i collezionisti che hanno prestato le loro vetture per l’esposizione“.

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