Cityscoot, l’elettrico convince, lo sharing conviene

Scarica l'app, registrati, indossa il casco stivato sotto la sella e parti per la città. Spendendo 0,29 euro al minuto, senza pensare ad altro, guasti, manutenzione, furti, atti vandalici, assicurazione. Parcheggi, inquinamento.

Cityscoot Milano: il futuro della mobilità urbana sarà costituita da veicoli elettrici in sharing? Noi diciamo di sì. Nonostante sulla motricità elettrica ci siano ancora numerose incognite — nel ciclo di vita inquina più o meno di un endotermico? — e sulla certezza che l’inquinamento cittadino non è causato solo dai motori endotermici — degli autobus, delle auto, delle moto, degli scooter — è indubbio che se da questo momento tutti i veicoli nelle grandi metropoli fossero elettrici, ci sarebbe un immediato ed enorme vantaggio in termini di inquinamento dell’aria e acustico.

Per quanto riguarda i vantaggi dei veicoli in sharing, poi, ognuno farà i propri conti, confrontando i costi di un veicolo di proprietà con il costo orario di uno in sharing.

Poi c’è anche la comodità: il mezzo di proprietà è sempre disponibile, mentre quello in sharing spesso non si sa. Ma da questo punto di vista Gianni Galluccio, general manager di Cityscoot Italia, è tranquillo: “Oggi a Milano ci sono 500 scooter, che in sostanza è il volume di tutta la concorrenza messa insieme, in parte costituita da veicoli elettrici, in parte tradizionali, e presto diventeranno 1000, assicurando così un’ottima copertura della città. Poi arriveremo a Roma”.

Gianni Galluccio general manager Cityscoot Italia

Bertrand Fleurose, fondatore di Cityscoot

Il progetto Cityscoot parte quindi con decisione, e ci sono tutti i requisiti per il successo: “È ben collaudato”, continua Galluccio, “Nato a Parigi tre anni fa, dall’idea di Bertrand Fleurose, è stato messo a punto in collaborazione con l’Azienda Municipale della Capitale francese; successivamente è stato esteso a Nizza, dove ha riscosso altro successo e quindi è stato esportato in Italia, prima città Milano, poi arriveremo a Roma. Oggi è una realtà importante, con 220 dipendenti in Francia e per ora 30 in Italia, con una flotta globale di 4.500 scooter”.

Come funziona

Il sistema Cityscoot è molto semplice: si scarica una app, ci si registra inserendo i dati personali, si localizza uno scooter sulla mappa, si sblocca inserendo il codice ricevuto sul telefonino, si indossa il casco stivato nel vano sottosella e si parte.

Il costo è di 0,29 euro al minuto, per chi lo usa spesso c’è un pacchetto di 100 minuti a 22 euro più piani a premio; il pagamento avviene con carta di credito; per la guida occorre avere 18 anni ed essere in possesso del patentino o di una patente A o B.

Lo scooter, infine, si parcheggia dov’è più comodo, negli appositi spazi dedicati alle moto.

Cityscoot a Milano

La sicurezza

All’atto della registrazione occorre dichiarare l’esperienza di guida, e prima di accedere al servizio viene chiesto, ai principianti assoluti, di frequentare un corso. Si tratta di un’iniziativa che ha riscosso un grande successo, è offerta a tutti e numerose persone, anche con esperienza, si affidano agli istruttori Cityscoot per guidare con maggiore sicurezza. È previsto inoltre un corso di primo soccorso, che fornisce utilissime informazioni di base per gestire situazioni di pericolo.

Interessante, infine, la copertura assicurativa stipulata con Allianz: comprende RC auto, le garanzie incendio, furto, atti vandalici, eventi naturali e infortuni al conducente, si è quindi coperti non solo per i danni causati involontariamente  ma anche per quelli subiti.

 

Sempre efficienti

Ogni veicolo Cityscooter è costantemente collegato con una centrale, alla quale trasmette la posizione e il proprio stato, il livello di carica della batteria, e anche se c’è stato un problema, un danno, che viene rilevato da un insieme di sensori distribuiti nel veicolo; le squadre Cityscoot — che per coerenza si muovono a bordo di mezzi a quattro ruote anch’essi elettrici — si attivano immediatamente (sono al lavoro 24 ore al giorno) per risolvere qualsiasi problema e sostituire le batterie.

 

Lo scooter

Lo scooter della flotta Cityscoot è un Govecs S1.5, azienda tedesca che produce in Polonia, per il Codice equivale a un cinquantino. È di buona taglia, accogliente anche se si è di buona statuta, è sicuro, stabile e ben frenato, con buone sospensioni e ruote di ampia sezione, capaci di garantire la sicurezza anche sui fondi dissestati della città. Le prestazioni sono perfette per muoversi in centro, l’accelerazione è brillante e la velocità massima (45 km/h, come da Codice) è quella giusta per muoversi rapidamente senza rischiare. I comandi sono intuitivi e c’è pure la comoda coperta coprigambe. Il casco è un jet con visiera trasparente, misura unica XL, che è stata identificata negli anni di esperienza (calza bene, non è eccessivamente largo – lo scrivente usa una M).

 

La scuola guida

Cityscoot, la scuola guida

La Cityscoot ha stipulato un accordo con il moto club Motofalchi della Polizia Locale di Milano. Il corso inizia con la pratica delle manovre più semplici, la prima è come issare lo scooter sul cavalletto. “Per chi ha esperienza sembra una banalità”, dice Alberto Giacomo Navone, il presidente del Motoclub, “Ma non tutti riescono al primo tentativo”. Il corso prevede altri esercizi base, si parte con una prova di equilibrio, poi di slalom e si conclude con una frenata. “Anche mantenere l’equilibrio non è scontato”, continua Alberto, “perché tutti sanno andare in bicicletta, ma lo scooter è più pesante, ha ruote larghe e i piedi sulla pedana possono sbilanciare. Un altro problema è coordinare i comandi, l’acceleratore, i freni, che spesso vengono usati insieme, cioè si frena e si accelera allo stesso tempo. L’esercizio più difficile resta però evitare gli imprevisti, per esempio un pedone che attraversa la strada all’improvviso. La reazione più naturale è fissare il pericolo, e questo, inevitabilmente, porta a centrarlo con lo scooter, è infatti naturale procedere nella direzione dello sguardo: si deve quindi imparare a distoglierlo dall’ostacolo e cercare una via di fuga sicura”.

 

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