Ducati e Suzuki in un’unica moto: è la SuzuCati di Roland Sands

Passive Aggressive Suzucati. Una moto incredibilmente unica (qualcuno dirà fortunatamente) che non può essere descritta molto facilmente. Sembra il mezzo perfetto per uno scenario post nucleare o, altrimenti, per un mondo cyberpunk. Sicuramente il suo carattere cel'ha, ma a voi piace?

Si dice che in California ci sia la più grande concentrazione di creativi, la maggior parte dei quali fuggiti da un ospedale psichiatrico. È una premessa necessaria per provare a salvarsi da tutti i ducatisti convinti che vedono questa moto come una vera e propria aberrazione, un disastro che solo gli americani avrebbero potuto concepire.

Beh, i ragazzi di Roland Sands lo sanno bene, quando sono partiti da una Ducati 999 non era questo il progetto. Raccontano di averla lasciata “tra una RD400 ed una pila di gomme” per anni, finché a qualcuno non è venuto in mente di lavorarci su in una direzione “inedita”.

Il collage di questa moto sputa fuori un bestione dalle proporzioni incredibili pieno di componenti di pregio: manubrio Renthal Fatbar, catena D.I.D. X-ring, pedane di una YZF450, il frontale della RD400 che gli giaceva vicino, radiatori in fibra di carbonio da MotoGP, doppi scarichi RSD e moltissime parti fatte a mano, molte delle quali in alluminio.

Perché allora la moto si chiama SuzuCati? Se osservate bene il codone noterete che è in realtà il serbatoio di una vecchia della casa di Hamamatsu. Il risultato è una moto che, come dicono quelli di Roland Sands, fa fuggire le famiglie dai distributori quando ci si ferma a fare benzina.

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