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Ducati, nome storico del motociclismo italiano, sinonimo di moto sportive bicilindriche.

STORIA DEL BRAND

La “Società Scientifica Radio Brevetti Ducati” viene fondata nel 1926 da Antonio Cavalieri Ducati quale azienda specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per l’industria delle trasmissioni radio. Nel ’39 nasce la sezione ottica con la collaborazione dell’Istituto Ottico di Firenze e, durante il secondo conflitto mondiale, la Ducati viene obbligata a convertire la produzione civile ad uso militare. Nel 1946, al termine della guerra e su richiesta dell’IRI (istituto per la Ricostruzione Industriale), nasce il reparto motociclistico con lo scopo di produrre il “Cucciolo”, un motore monocilindrico 48 cc da applicare quale propulsore ausiliario alle biciclette.

CARATTERISTICHE DISTINTIVE

E’ il 1935 quando vengono costruiti gli stabilimenti Ducati a Bologna nel famoso quartiere di Borgo Panigale. Nel ’54 avviene la scissione dell’azienda in “Ducati Meccanica” e “Ducati Elettrotecnica”: la prima si sarebbe occupata della produzione di motoveicoli mentre, la seconda, continuò la strada inizialmente intrapresa dalla storica famiglia bolognese. Sempre nel 1954 viene assunto, l’ingegnere Fabio Taglioni il quale realizza nel ’56 il primo motore Ducati con sistema Desmodromico di richiamo delle valvole legando la casa Bolognese a quello che è ancora oggi il simbolo per eccellenza di tutti i loro motori: il Desmo. Lo stesso Taglioni si occuperà, fino al 1984, di oltre mille progetti tra moto e motori, sviluppando tecnologie utilizzate ancora oggi da ogni moto che si fregia del marchio Ducati.
Nel 1975 l’azienda passa sotto il controllo statale e viene ceduta a VM Motori dalla quale viene sfruttata per produrre motori diesel mentre, la concorrenza giapponese, faceva numeri impressionanti a livello di produzione di veicoli a due ruote. Le moto non erano una priorità e le vendite calarono di oltre il 60% raggiungendo le sole 2000 unità vendute nel 1984. La gestione statale impartisce lo stop alle competizioni agonistiche mettendo a rischio il futuro dell’azienda che promuoveva la sua immagine grazie ai successi sportivi. I primi anni ’80 segnarono l’accordo tra Cagiva e Ducati, con Cagiva che mantenne il controllo fino al 1996, anno in cui il Texas Pacific Group acquistò il 51% delle azioni garantendo a Ducati 10 anni di forti investimenti nelle competizioni, che portarono agli strepitosi ed indimenticabili successi nella Superbike che fecero impennare le vendite. Il medesimo gruppo acquista il rimanente 49% delle quote nel 1998 cambiando la ragione sociale in “Ducati Motor Holding S.p.A.”, organizza la prima edizione dell’acclamato WDW ed inaugura il nuovo Museo Ducati. Dopo vari passaggi, nel 2012 viene
annunciata l’acquisizione da parte di Lamborghini Automobili S.p.A. e, successivamente, l’integrazione nel gruppo automobilistico sotto Audi AG.
La storia ha regalato a Ducati un’infinità di successi nel mondo delle competizioni: le prime presenze risalgono al 1956 mentre due anni dopo arriva la prima vittoria al GP del Belgio nella classe 125 con Alberto Gandalossi. Nel ’60 Ducati si presenta anche nella 250 cc ed ottiene in suoi
primi punti grazie a Mike Hailwood; nel ’71 ci pensa Phil Read ma, questa volta, nella classe regina. Nel ’78 Hailwood ottiene il titolo iridato nel Campionato Mondiale Forumula TT. 1988: la Ducati 851 debutta in quello che sarà il Campionato Mondiale SBK con Marco Lucchinelli; fino al
2016 ha ottenuto 17 titoli mondiali costruttori e 14 piloti. Tra i nomi noti che hanno portato al successo il marchio ci sono mostri sacri quali Pierfrancesco Chili, Troy Corser, Régis Laconi e l’immenso Carl Fogarty, meglio conosciuto come “King Carl” per merito dei 4 titoli conquistati con la 916 e successive versioni. Il successore di Fogarty, l’australiano Troy Bayliss, non si dimostra da meno e prosegue l’infilata di successi per la casa di Borgo Panigale. Oggi, dopo qualche anno passato ad implementare le doti della Panigale, il dominio Ducati sta tornando a farsi sentire grazie alle doti della mostruosa Panigale V4R portata sul gradino più alto del podio da Alvaro Bautista. La partecipazione al primo campionato MotoGP risale invece al 2003 con Loris Capirossi e Troy Bayliss con una moto progettata appositamente e che prende il nome di “Ducati Desmosedici”. Bisogna attendere il 2007 per vedere Ducati vincere il primo titolo iridato in MotoGP e Casey Stoner guadagnare il suo primo titolo mondiale.

MODELLI ICONICI

La Desmo 125 GP del 1956 è la prima moto con distribuzione desmodromica applicata ad un motore motociclistico; negli anni ’70 viene sviluppato il bicilindrico per la 750GT e, contestualmente, uno dei modelli di maggior successo è lo Scrambler dotato di motori monocilindrici da 125, 250, 350 e 450 cc. La 750SS del ’74 è la prima Ducati con motore a L di 90°; la Paso del 1986 è la prima moto carenata e viene disegnata da Massimo Tamburini. Segue la 851 del 1987 che diventa la capostipite delle moderne 4 valvole raffreddate a liquido. Nel 1993 arriva il Monster e nel ’94 la 916 alla quale seguiranno le relative evoluzioni denominate 996 e 998. Nel 2002 esce la 999 e nel 2003 viene presentata la prima “on-off” che prende il nome di Ducati Multistrada; il 2005 è l’anno della serie Sport Classic con la PaulSmart 1000LE e la Sport 1000 alle quali seguiranno altre interpretazioni. Nel 2006 viene presentata la replica stradale della MotoGP –
l’estrema DesmosediciRR – e, nel 2007, la 1098 raccoglie l’eredità lasciata dalla 999. Viene presentata anche l’Hypermotard con la quale Ducati accede al mondo dei motard sradali. Ad oggi, il nome “Panigale” è il non plus ultra di casa Ducati con versioni dotate sia di propulsore bicilindrico che V4; troviamo poi il Diavel (in tutte le sue declinazioni), la Scrambler, l’intramontabile Monster, la Multistrada in diverse versioni e la più tranquilla e turistica gamma Supersport.

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