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Honda PCX 125 provato nel traffico urbano di Roma

PCX è il nuovo scooter Honda che prosegue sulla linea estetica intrapresa con la DN-01 e la nuova VFR: consumi irrisori, finiture di pregio, innovazione tecnologica e prezzo competitivo sono i suoi punti di forza

Cina, Taiwan, Thailandia, India: sono molteplici le realtà industriali che stanno cercando nuovi spazi di mercato nel continente europeo, anche nel mondo dei motori e soprattutto nei veicoli a due ruote di basso costo. Se questi veicoli stanno avendo un certo successo sul nostro mercato è perché sono funzionanti e funzionali, senza dubbio, ma realizzati con scarsa attenzione e cura, spesso utilizzando materiali non di primissima scelta. Inoltre, nessuna innovazione tecnologica ci si può aspettare da uno scooter, dal costo di 2.000 euro, prodotto da una compagnia che non ha un suo avanzato settore ricerca.

Ma questa è la solita coperta corta: pago meno, ma la qualità è inferiore, oppure ci si potrebbe comprare un bello scooter, fatto bene, curato ed affidabile, ma sborsando una consistente cifra in più all’atto dell’acquisto.
Honda, come spesso ha fatto nella sua storia, cerca la quadratura del cerchio con il PCX: uno scooter che porta in sé i frutti della ricerca della più grande casa motociclistica al mondo, realizzato finemente, con un aspetto futuristico, ad un costo competitivo con i concorrenti più agguerriti… uno scooter 125 deluxe, ad un costo da grandi masse.

Esteticamente è subito rottura con il passato di tutte le case: piccolo, compatto, futuristico e filante.
Le linee fluide ed il rapporto di volumi, oltre che l’assetto di guida, riportano subito alla mente le 2 Honda più futuristiche degli ultimi tempi: la DN-01 e la nuova VFR. Dalla prima mutua, di massima, l’interpretazione della seduta ed un aspetto alla Akira di Katsuhiro Otomo. Del VFR si ritrovano tracce nel gruppo ottico anteriore, ma in generale queste sono più che altro suggestioni.

Il PCX è una cosa a sé stante e, giudicando dai commenti delle persone che ci gironzolavano intorno quando l’abbiamo parcheggiato, riscuote un certo successo, in molti rimangono affascinati dalla linea, dicono, “da moto”.

Linea a parte, già da fermo, dimostra qualche particolarità che depone indubbiamente a suo favore.
Il display è razionale e completo d’informazioni, la seduta comoda e lo spazio per le gambe abbondante. Dove si inserisce la chiave c’è un comodo dispositivo antifurto (spostando una levetta si chiude la toppa della serratura dell’avviamento, impedendo l’uso di spadini e si riapre solo con il dorso della chiave d’accensione). Lì accanto il bottone che comanda l’apertura della sella e del tappo serbatoio, situato sul tunnel in mezzo ai piedi. Sotto la sella la sorpresa più bella: potete tranquillamente riporre un casco integrale XXL, più i documenti, gli attrezzi, la cerata, la catena, il bloccadisco e ancora qualche oggettino, senza alcun problema.

Dispone di serie sia del cavalletto centrale che di quello laterale, di un piccolo cassettino porta cellulare o porta piccoli oggetti, ma une delle cose più interessanti arriva dalla ricerca Honda.
Sulla destra, infatti, troverete il comando che inserisce o disinserisce il sistema Stop & Go, una prima assoluta nei motori ad iniezione della casa dell’ala: in pratica, a motore caldo, quando si sta fermi per almeno 3 secondi, a gas chiuso, il motore si spegne da solo per riavviarsi repentinamente come si ruota la manopola del gas, andando ad incidere di un buon 5% sulla riduzione di consumi e, quindi, di emissioni inquinanti.
Fin qui tutti pregi, proviamola su strada.

In strada.

Si gira la chiave, si schiaccia il bottone e discretissimo il PCX si avvia.
Appena immessi nel flusso principale di traffico, il PCX si mette in mostra per la grande agilità: le ruote medie, strette, lo rendono molto veloce a rispondere agli spostamenti e addirittura la prima impressione è che, all’atto di curvare, si butti in piega da solo. La cilindrata da 125 cm3 ci mette fuori gioco nello sprint delle 2 ruote appena scatta il verde, ma se prima si deve piegare la testa a quelli che partono più veloci, ci si rifà quando tutti si bloccano nel traffico e il piccolo Honda, invece, continua a zigzagare fino ad ottenere la pole al semaforo successivo.

Questo è il suo habitat. Se il traffico cittadino è un oceano percorso da immense balene, cattivissimi squali, granitiche tartarughe e lattiginose meduse, il PCX potrebbe essere un pesce-gatto: non enorme, ma velocissimo, agile e, quando vuole, pericoloso.
Pericoloso, nel caso del PCX, solo in un’ottica di metafora ittica, perché in realtà il sistema di frenata combinata lo rende molto sicuro nelle situazioni d’emergenza. Nelle frenate “da traffico”, quando si parte e ci si riferma subito dopo, si apprezza il sistema anti-dive che impedisce al PCX quelle escursioni verticali non troppo piacevoli.
Nella percorrenza delle curve è abbastanza stabile, anche quando si raggiunge la sua velocità massima, fissata tra i 100 e i 130 km/h, a seconda della massa del pilota.
Un altro vantaggio del PCX è che ci si scorda di fare benzina. 8 euro circa il pieno dello scooter, forse si arriverà a 10 raschiando fino al pescaggio, ma tenendo il gas sempre tutto aperto percorrerete più di 200 chilometri e con un uso più sensato potreste arrivare verosimilmente ai 46 chilometri con un litro, utilizzando il sistema Stop & Go, ossia quanto viene dichiarato dalla casa.

Il PCX è disponibile in nero, bianco ed argento, al prezzo, franco concessionario, di 2.220 euro, cifra veramente interessante anche per scooter con qualità tecniche ben al di sotto degli standard del nuovo PCX.

Eppure, per mantenere un prezzo così basso, seppure si sia stati molto attenti alla qualità in ogni suo dettaglio, un difetto almeno non poteva non essere riscontrato. In questo caso sono le sospensioni posteriori. Le sospensioni, ovviamente, non permettono regolazioni e sono di tipo standard, forse ideali per le perfette strade giapponesi, un po’ meno per la disastrata realtà italiana, almeno in ambito “asfaltistico”. Parliamoci chiaro: i più leggeri non le troveranno così malvage, ed in effetti non sono più scadenti di tanti concorrenti, ma il punto è che da Honda, su uno scooter così evoluto e ben realizzato, ci si sarebbe aspettato un qualcosina in più sulle sospensioni, anche dovendo far levitare il costo finale di qualche euro.

Il PCX, comunque, rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo, una nuova sfida e concezione di scooter che, sinceramente, ci auguriamo dia presto vita ad una sua propria famiglia, con anche cilindrate maggiori e maggiori innovazioni, a colmare quel gap ideale che c’è tra il PCX e la DN-01, con prezzi competitivi come quello di questo primo, ultimo nato nella casa dell’ala.

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