Intervista ad Ariete, maschere da moto di altissima qualità dal 2006

Ci siamo recati a Varese per scoprire i segreti di Ariete, azienda che fa del made in Italy il segreto del proprio successo per competere coi colossi mondiali

Il nostro viaggio tra le eccellenze italiane nel mondo delle due ruote ci ha portati a Varese, nella sede di Ariete, azienda nota per la realizzazione di maschere di altissima qualità ma che, in realtà, è in grado di produrre molti altri oggetti. Il nostro cicerone è stato Massimo Gobbi, responsabile commerciale di Ariete.

Massimo, come nasce questa azienda?

“L’azienda è stata fondata il 27 gennaio 1947 dal signor Sandro Mentasti, dal ritorno dalla guerra in Al Alamein. Il nome ariete viene proprio da quello del suo battaglione Ariete. Una volta giunto in Italia il signor Mentasti ha iniziato a lavorare le gomma, partendo facendo giocattoli per bambini per passare poi ai pezzi per le moto, sempre in gomma”.

La moto rappresenta la linea di continuità tra passato e presente.

“Sì. Oggi la nostra gamma prodotto prevede manopole, paraolio forcella, parti di ricambio per moto antiche e dal 2006, per crescere a livello di immagine, abbiamo iniziato a produrre le maschere. È stata la strada giusta per far conoscere il nostro brand. Qui facciamo tutto, dagli stampi, alla produzione, al magazzino e alla spedizione”.

Le maschere Ariete in che fascia di mercato si inseriscono?

“Siamo posizionati tra i giganti e per poterci stare abbiamo scelto dei distributori che abbiano altri marchi di qualità e brand i livello medio alto. Le nostre maschere si vendono molto bene. All’estero lavoriamo con 70 paesi e il nostro prodotto viene conosciuto per la qualità della lavorazione, delle materie prime che usiamo e per l’efficienza nei tempi di consegna. Le nostre maschere sono apprezzate nel mondo dell’offroad, del moto rally e delle cafè racer senza dimenticare lo sci. Soprattutto in Asia ci richiedono molte maschere da cafè racer”.

Come scegliete le materie prime?

“Questo è compito del nostro ufficio acquisti e di Marco Mentasti, uno dei fondatori dell’azienda che si occupa di selezionare il miglior fornitore in base alla realizzazione di un determinato prodotto”.

Oltre alle maschere producete anche pezzi di ricambi per moto d’epoca.

“Molto articoli sono prodotti di magazzino, ma avendo più di 10.000 stampi due macchine dedicate allo stampaggio di questi prodotti possiamo realizzare davvero di tutto anche in piccole quantità”.

Come si sviluppano le idee che portano poi a un determinato prodotto?

“Da un continuo scambio di informazioni tra i commerciali e il centro stile che si occupa dello sviluppo vero e proprio. Il nostro responsabile, Diego, realizza dei modelli in 3D per valutare gli ingombri prima di fare le matematiche da cui derivano la stampa e la produzione. La colorazione avviene in un momento successivo a seconda del trend della stagione. Durante l’anno cerchiamo di aggiornare le collezioni con colorazioni speciali per gli elastici e creare serie nuove abbinate ai frame delle maschere”.

Qual è il vostro target?

“È trasversale. Va dal ragazzo che vuole un prodotto colorato al quarantenne che vuole una maschera elegante e di qualità da abbinare a una moto di un certo livello”.

Una maschera può essere definita quella di punta della collezione.

“Esatto, la MudMax presentata a Eicma 2018 e sviluppata al 100% qui a Varese. Abbiamo quattro frame su cui possiamo montare anche le lenti del passato. In questa nuova maschera è stato aumento il campo visivo, soprattutto in basso al centro, un’accortezza per chi la usa facendo downhill. Sono presenti degli spazi per inserire gli occhiali da vista. La gamma di lenti è davvero vasta e può soddisfare le varie esigenze, anche quelle di chi va in motoslitta”.

Un’ultima cosa: siete presenti in tutte le principali competizioni. Come interagite coi piloti?

“Abbiamo un rapporto molto stretto, soprattutto con Ivan Cervantes, Alessandro Botturi ed Edgardo Borella. Quando realizziamo i primi campioni di prodotto, li facciamo provare a loro e grazie al loro feedback sappiamo in che direzione andare”.

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