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La Lucchinelli Experience, report di due giornate con Lucky

Sono stato due giorni ad Adria, dove ho imparato tanto sulla guida sportiva quanto sul mondo delle corse. Veder girare da un metro e mezzo di distanza un Campione del Mondo è, francamente, impagabile: se vi piace girare in pista o almeno provarci, andateci.

FOTO DI: SnapShot Roberto Selmin

Vi racconto della Lucchinelli Experience di sera, con un buon bicchiere di Oban vicino al computer perché farlo in redazione renderebbe la cosa, per qualcuno, faziosa.

Ho passato un weekend ad Adria per scoprire i corsi di guida che, anno dopo anno, stanno lasciando un lungo segno nero nei vari tracciati italiani. Finalmente, riuscendo a cogliere l’invito, mi cimento in quella che ricorderò a lungo come una delle più belle esperienze su due ruote. Mi accordo con Cristiano Lucchinelli, figlio d’arte, che mi spiega brevemente il programma al telefono: due giorni, notte nell’albergo della pista e tanti iscritti tra cui anche due ragazze -una appena patentata- e per finire Marco Lucchinelli istruttore. 

 

 

Sogno o son desto? 

Chiedo a degli amici musicisti se mi prestano il loro furgone da trasferta, recupero le chiavi e sabato mattina mi sveglio con l’emozione di un bimbo a natale, si va in pista. Non avendo mai visto il loro Ford Transit del 1994, rimango stupito nello scoprire che si tratta di un nove posti finestrato ed un vano posteriore davvero misero. Ma bisogna caricare questa moto ad ogni costo un po’come bisognava portare in salvo l’antico vaso, solo che bere questa volta non aiuterebbe. Il guardiano del box dove tengo la moto, che si propone di aiutarmi a caricarla sul vecchio Ford, mi fa notare che “ sei un assassino, dovevi prendere le cinghie. Non puoi legarla con le cinture di sicurezza sperando che non si rompa il pianale. Così lo spacchi di sicuro”.

Infatti la moto, per strada, si muove e piega come se la stessi guidando. Viene sbattuta a destra e sinistra nel furgone, ho paura che si sia piegato un cerchio e che il pianale stia esalando i suoi ultimi respiri, mentre un semimanubrio potrebbe sfondare un finestrino alla prossima sbandata.

Immagino le scene più drammatiche sulla Romea mentre accendo una sigaretta dietro l’altra, e la prima volta che la moto si piega troppo, rimanendo accasciata, accosto con le quattro frecce e scavalco i sedili per rimetterla dritta. Poi scopro che il vecchio Diesel in prima fa degli scatti, così basta dare due colpetti al pedale del gas per raddrizzare il mio povero ferro vecchio. Arrivo ad Adria sudato, stanco ed incredulo per aver salvato il furgone che gli amici avevano comprato con i soldi dei concerti. Sono quasi in orario.


Entro nel paddock

e vedo lo stand della Lucchinelli Experience. Eccolo lì, come se niente fosse, un Campione del Mondo. Marco ha un basco in testa ed il sorriso di uno che lì, immezzo a tutte quelle moto più o meno apposto, si diverte davvero. Basta guardarlo da lontano per capire che non ha perso un minimo di quel cuore che l’ha sempre portato davanti agli altri piloti.

Abbracci, saluti e presentazioni per poi spostarsi verso l’hospitality della scuola, con divani in pelle, snack ed acqua a volontà. Praticamente un night club dentro il circuito, lo stile Lucky insomma.  Dopo qualche minuto di chiacchere andiamo in sala monitor per il briefing teorico tenuto da Andrea Artusi; si parla di bandiere e comportamento in pista. Ci saranno più di venti piloti o aspiranti tali, ed in tutto questo sembra di essere tornati all’ approvazione della Legge Basaglia, hanno svuotato i manicomi e riempito le piste.

Oltre all’adrenalina che scorre, ogni volta che mi ritrovo in queste situazioni ricordo di quanto questo sia un mondo bellissimo: vale la pena spendere, farsi male, litigare con la ragazza e tutta una serie di cose che conosciamo bene.  Cristiano, mentre siamo al briefing, mette le nostre moto in fila dietro alla pattuglia di F3 800 degli istruttori. Lui invece salirà sulla MV Stradale, per accompagnare il gruppo neofiti tra cui  le due ragazze. Marco Lucchinelli ci dice di seguirlo, siamo in quattro nel suo gruppo.

Vederlo guidare è impressionante: il modo in cui disegna le linee e corre dandoti l’impressione di essere a passeggio è qualcosa di grandioso, impostando una guida bella, all’italiana, senza elettronica. Si ferma, si leva il casco e sa già tutto di come guidiamo nonostante fosse rimasto sempre davanti. Marco è il nostro confessore personale, conosce tutti i nostri peccati da pistaioli, quindi è un po’ come andare ad aggiustare il computer sapendo che il tecnico ci troverà le abitudini di cui non andiamo troppo fieri: “devi sentire il motore, farlo scorrere e sfruttarlo per tutto il tempo” e poi “ragazzi, quelli buoni il freno dietro lo usano, conviene anche a voi imparare!” poi guardandomi “te sbagli tutte le linee, fai tanta strada che non serve. Se prendessi i tuoi rischi su quell’asfalto farei il mondiale.” nel frattempo non mi è ancora passato il timore reverenziale; questo guida come se respirasse e sta perdendo tempo con noi, a spiegarci come si guida la moto? Si, lo sta facendo.

Come lo stanno facendo gli altri istruttori, tra cui Davide Capirossi, Andrea Artusi, Fausto Ricci e Cristiano Ochs. Per chi non lo sapesse, Fausto è un manico di ferro, correva nel mondiale ed è la prova vivente che i piloti hanno quello spicco che noi difficilmente riusciremo mai a cogliere. È questo che tra le altre cose sono riuscito a capire nei due giorni di corso. Il talento, diceva qualcuno, non lo inventi. Veder girare questi piloti, avere la possibilità di stare dietro di loro, macchevelodicoaffare…

 

Continuiamo a girare e la confidenza aumenta, Marco ci fa fare dei giri davanti per studiarci e le ragazze migliorano a vista d’occhio, scannando le marce fino al limitatore e girando sempre più forte. Cristiano non avrà il manico del padre ma è cresciuto con la moto, è un insegnante attento ed organizza minuziosamente le giornate, badando a tutti. Tra un giro e l’altro tra allievi ci si scambiano impressioni di guida, confrontandoci a vicenda ed imparando a conoscerci.

La vera forza di questa scuola
, diversamente dalle altre, è il gruppo che si crea in pochissimo tempo ed il modo rilassato con cui si può guidare. A nessuno importa di essere più veloce dell’altro, vuoi girare da solo con l’istruttore e puoi farlo, nessuno tra allievi e maestri sta con l’orologio in mano a contare i minuti. Il punto è che chi insegna è motociclista davvero, non come alcuni piloti da mondiale, in corsa per lo stipendio.

I ragazzi dell’Experience stanno lavorando ma ti accorgi subito che è come se giocassero: Marco rientra in pit lane lasciando delle righe nere che sembra abbia insegnato l’alfabeto arabo alla moto, dopodiché tira un burnout con l’anteriore (!) e nel ripartire cerca di convincere una ragazza a farsi un giro dietro “ma te lo compro io il casco!”.  Molti di noi non sono al primo corso e Cristiano non si interessa del sito web e di altre pubblicità perché, mi confida, “qui sono le persone che portano altra gente, non serve pubblicizzarsi.”

Un lusso che, se vi date un’occhiata intorno, si possono permettere in pochi.

Arriva sera

Adria ha delle stanze enormi che danno sul circuito ed è arrivato il momento di riposarsi. Doccia, cambio, e dopo qualche ora si va alla grigliata. Si, il piccolo Lucchinelli -si fa per dire- ha anche organizzato una grigliata, che fai gli dici di no? Nel briefing ci avevano detto che se alla sera hai male alle gambe hai lavorato bene ma se hai male alle braccia hai guidato male, a me però fa male più o meno tutto.

Mi siedo con Lucky perché sono davvero curioso di capire che persona sia, se non sia un attore o se sia stanco di questa vita e mentre mangiamo faccio due chiacchere con i vecchi del paddock, che vecchi non sono mai ma di cose ne sanno molte.

Uno di questi mi racconta di quando, al Gran Premio d’Austria del Saltzburgring, fecero le qualifiche per il mondiale con la neve. Si, nevicava, e Marco niente. Andava come se piovesse se mi passate il termine. E non gli è ancora passata per niente, lo vedo quando ci racconta di come ora ci voglia il badge per la Superbike, di come vede il mondiale adesso, dei giri che fa per strada: non si lamenta mai, accetta le cose, scherza sulla vita sapendo che è strana.

Nonostante la giornata impegnativa abbiamo tutti voglia di stare alzati fino a tardi, a raccontarci quelle cose da motociclista che solitamente dobbiamo tenerci per noi. Andare in moto, ed ancora di più in pista, è un po’come essere in uno dei Fight Club di Palhaniuck: farne parte è grandioso, si vede come un po’tutti ne abbiano bisogno perché l’adrenalina di sapere che stai rischiando, per noi, è come una malattia che non si lava e non si cura, si può solo saziare.

 

Ogni benedetta domenica

La mattina è ancora più bello, perché quando mi sveglio e apro le tende vedo la pista. È come andare a sciare e puntare le montagne dall’hotel, facile paragone. In effetti è un po’tutto come sciare, bisogna scendere in piega fluidi, godersi la pista, la compagnia e a fine giornata un bel biccchierino. Solo che è come se avessimo Alberto Tomba a farci da istruttore.

Ma dopo aver assimilato i vari consigli di Marco ed aver fatto una bella dormita, stamattina andiamo tutti molto più forte, mai impiccati, e soprattutto il margine di miglioramento si è spalancato: ci si è aperto un mondo, mentre prima pensavamo fosse questione di dettagli, ora sappiamo esattamente cosa c’è da migliorare per ognuno di noi.

Ogni giro cerchiamo di fare meglio e si vede, c’è tanto impegno e più che cercare il tempo cerchiamo di guidare il meglio possibile, di fare un giro uguale a quello prima (che non è scontato) e di sforzarci di fare bene tutti i passaggi.

Sono sul rettilineo a cannone
, ho Marco dietro che da qualche giro mi studia per capire come porto la moto. Stacco forte, spostando il corpo già dalla frenata come mi ha detto lui e facendo urlare la mia povera prediletta, una sfortunatissima R6 del 2003. In quel momento mi sento benissimo sulla moto, il feeling è perfetto. Forse è per questo che lui mi passa all’esterno andando a frenare 50 metri buoni più avanti, come una furia pinza il posteriore e la gomma comincia a fumare mentre la moto si intraversa dentro la curva, continuando a derapare fino alla corda e lasciando un rigone nero sull’asfalto. “la moto deve bere, fumare, e muovere il culo come una donna”, ma non è come vederlo fare in tv!

Stacco forte ho detto.
Alla fine della seconda giornata nessuno vuole andare via, stiamo tutti a chiaccherare come le donne dal parrucchiere. Domenica sera, al parcheggio di casa, il pianale è ancora lì, come il sorriso sulla mia faccia.

Andate alla Lucchinelli Experience, andateci anche se avete una vecchia naked o non siete mai andati in pista. Chiamate Cristiano, trovatevi una data.  Risparmiate qualche soldo ed andateci, cogliete l’occasione perché è una cosa che solo questo vi può dare. Ho detto chiamate Cristiano perché è così che si organizzano alla Lucchinelli Experience. Non c’è filtro, non c’è burocrazia, solo tanta -anche di più- voglia di andare in moto.

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