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Ouroboros Zaeta

La prima moto europea concepita per il dirt-track ha il nome di un biscotto veneto ma l'animo "americano": nata per i traversi, piace a Graziano Rossi!

La routine del giornalista moto è invidiabile: si scrive di ciò che è la propria passione, si conoscono le notizie (solitamente) un pò prima degli altri e c’è la possibilità di poggiare il sedere su moto che altrimenti non ti potresti permettere. Però la routine può portare alla noia, che rende il lavoro difficile, e ciò non è indicato perchè chi legge molto spesso capta le sensazioni di chi scrive. E se uno è annoiato, non è che i testi vengano proprio bene…

Bello il premabolo, penserete, ma a noi che importa? La premessa serve ad introdurre una moto anti-noia, sia per chi ve la sta descrivendo che per chi avrà la fortuna di guidarla. Non è una moto da “grandi numeri”, difficilmente la vedrete parcheggiata davanti al bar, ma se siete di quelli col “mutor” nel sangue avrete di sicuro un tuffo al cuore. Si tratta della Zaeta creata da Ouroboros, alias Paolo Chiaia, una moto che deriva strettamente dal mondo del dirt track. Avete presente quei folli che percorrono un’ovale sterrato tutto di traverso? Ecco, quello per chi non lo sapesse è il dirt track. Una specialità (purtroppo) poco conosciuta in Italia, ma per farvi capire quanto sia seria la cosa basta pensare che molti piloti della velocità usano allenarsi con moto di questo tipo per familiarizzare con l’aderenza precaria e guadagnare sensibilità con i traversi.

La Zaeta utilizza un telaio di produzione americana, un semplice traliccio, dentro al quale è incastonato un motore Yamaha da cross 450 “kittato” da Rinaldi. Abbinamento che porta il rapporto peso/potenza molto vicino alla parità, che tradotto nel linguaggio comune significa… divertimento assicurato! Anche Graziano Rossi, il papà di Valentino, si è innamorato della Zaeta. Da uno che ormai viaggia di traverso con qualsiasi cosa abbia delle ruote, c’era da aspettarselo!

Foto da Riders Blog

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