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Yamaha X-Max 250 – Test Ride

Più di un semplice restiling per il “piccolo” X-Max di casa Yamaha, uno scooter che fa della versatilità e dell’agilità le sue armi vincenti

Yamaha X-Max 250 – Test ride. Cosa si chiede a uno scooter? Dipende dall’uso che se ne vuol fare e da dove si vive, senza dubbio, ma altrettanto sicuramente uno scooter deve essere comodo, proteggere dall’aria e dalle intemperie (per quanto possibile), essere scattante e agile nel traffico e sicuro e stabile nell’affrontare curve e frenate. Insomma, lo scooter è ormai il mezzo cittadino per eccellenza, che consente di coprire il quotidiano tragitto casa/ufficio senza troppi patemi e di parcheggiare praticamente ovunque. Se poi lo stesso scooter è facile da guidare, consente di andare a fare la spesa per la settimana e nei week end ci porta in gita, meglio se in compagnia, allora abbiamo il mezzo che fa per noi. Se siete d’accordo mettete una X… quella di X-Max. Uscito nel 2005 come fratello minore del Tmax, in questi anni sono più di 5000 le persone, solo in Italia, che lo hanno scelto. In Yamaha hanno deciso che era venuto il momento di dare una “rinfrescata” all’X-Max e quindi ecco qui la nuova versione, che potrete trovare nei concessionari a partire dai primi giorni di dicembre allo stesso prezzo della versione precedente: 4.690 euro f.c.

Dal momento che squadra vincente non si cambia, il nuovo X-Max ripropone e migliora ulteriormente quelli che sono stati i suoi punti di forza in questi anni. La cilindrata resta di 250 cc, più che sufficiente per scattare ai semafori lasciandosi il traffico alle spalle o affrontare strade extraurbane o tratti autostradali. Il peso e le caratteristiche del mezzo rendono questa cilindrata un ottimo compromesso tra prestazioni, consumi e costi di manutenzione. Migliora ulteriormente la capacità di carico, con uno spazio sottosella in grado di contenere due caschi integrali più altri oggetti, cui volendo si può aggiungere anche il bauletto dedicato. Nuovo è anche il telaio, a conferma che non siamo di fronte a un semplice restiling, che apporta maggiore rigidità per un maggior piacere di guida. Al reparto sospensioni troviamo un doppio ammortizzatore posteriore regolabile in 4 posizioni e una forcella anteriore Kayaba a lunga escursione; i cerchi sono da 15” all’anteriore e 14” al posteriore mentre la frenata è affidata a un freno a disco anteriore da 267 mm con pinza a due pistoncini e a un freno a disco posteriore da 240 mm.
Per quanto riguarda l’estetica e la strumentazione restano molto chiari i riferimenti al Tmax, con il risultato di una linea filante e pulita che, personalmente, troviamo molto ben riuscita e meno anonima del modello precedente.

Su strada
L’X-Max 250 a un primo approccio promette subito quello che, alla prova dei fatti, mantiene. Decisamente ben studiata l’ergonomia complessiva del mezzo, consente di sentirsi subito a proprio agio. I blocchetti dei comandi sui manubri sono molto lineari e ben distanziati, si trova subito quello che si cerca senza dover distogliere lo sguardo e si manovrano bene anche con i guanti imbottiti. Ottima anche la strumentazione, ben leggibile in tutte le situazioni anche lo schermo lcd centrale; unica annotazione per la posizione, piuttosto in basso, che costringe quindi a distogliere gli occhi dalla strada. Il motore parte e subito ronza sornione al minimo, pronto però a scattare appena si apre il gas. La risposta è pronta e l’accelerazione è progressiva, senza strappi o vuoti, consentendo in breve di raggiungere (e superare) i rigidi limiti che gravano sulla città di Genova, sede della nostra prova. Dieci e lode agli specchietti retrovisori! Offrono un’ottima visibilità, sono facilmente posizionabili secondo le proprie esigenze, non vibrano mai e sono esteticamente gradevoli. Non ultimo, sono posizionati in modo da non interferire negli slalom tra le macchine. Personalmente avrei apprezzato una sella leggermente più bassa, ma questo non inficia l’ottima agilità del mezzo: difficile non riuscire ad arrivare in prima fila a un semaforo rosso.

La frenata è potente e ben modulabile sull’anteriore, mentre è facile arrivare a bloccare la ruota posteriore, anche se il mezzo comunque non si scompone. Forse il motivo è da cercare non solo nei freni ma nelle sospensioni posteriori, che restano comunque un punto debole per gli scooter che usano queste scelte costruttive. Ci sarebbe piaciuto avere un po’ più di tempo per provare a modificare la taratura delle sospensioni, magari saremmo riusciti a ovviare a questo piccolo problema.
Appena fuori dal traffico l’X-Max si comporta egregiamente, sia come propulsore che come ciclistica, tanto che non è difficile arrivare a toccare con il cavalletto nelle curve più decise. Infine un plauso alla protezione offerta dall’aria, alla silenziosità e alla pressoché totale assenza di vibrazioni, che consentono di viaggiare per parecchi chilometri senza affaticamenti.

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