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Auto elettriche: i metalli preziosi saranno recuperati dalle batterie

Grazie all’utilizzo di forni a corrente continua o alternata, presto sarà possibile ricavare Litio, Nichel, Cobalto e Manganese dalle batterie esauste delle vetture elettrificate

Per quanto le automobili elettriche e ibride abbiano a cuore la salute del nostro Pianeta, la loro costruzione richiede inevitabilmente dei processi produttivi e dei materiali che rilasciano nell’atmosfera e nel sottosuolo una certa quantità di sostanze nocive. Le batterie, per esempio, sono composte da Litio, Manganese, Cobalto e Nichel: metalli che, una volta esauriti, devono essere trattati in maniera specifica per evitare un bilanciamento più tendente al negativo che al positivo in termini di emissioni di inquinanti.

Grazie a uno studio svolto da un team di ricercatori dell’istituto svedese di metalli Swerim, poi pubblicato sul Journal of Power Sources, tuttavia sembra esistere un metodo in grado di recuperare questi metalli attraverso una particolare operazione di riciclo delle suddette batterie, attuata in maniera economica e nel pieno rispetto dell’ambiente.

Batterie auto elettriche riciclo minerali

Questa prevede l’utilizzo di forni ad arco a corrente continua oppure alternata che effettuano la reazione di riduzione pirometallurgica di alcuni composti chimici, nelle condizioni di 1550°C in un’atmosfera di Argon. Lo studio, effettuato in laboratorio, ha dimostrato che il composto LiCoO2 con e senza la presenza di alogenuri (CaF2 e CaCl2) presentava non solo la componente Co2O3 (riducibile in Co metallico), ma anche quella chiamata Li2O, ridotta a vapore di litio metallico oppure convertita in alogenuri di litio volatili (LiF e LiCl) poi recuperabili nella polvere dei fumi prodotti.

Il risultato ottenuto da questi esperimenti? La reazione di riduzione degli elettrodi LiB delle batterie ha permesso la fusione dei materiali in leghe con all’interno i minerali voluti (Cobalto, Nichel e Manganese), assieme alla concentrazione e al recupero del Litio nelle polveri dei composti Li2CO3 e LiF. Il tutto senza la minima produzione di scorie e, di conseguenza, con una resa di materiale recuperabile praticamente del 100%.

Lo studio, come già affermato, è stato svolto esclusivamente in un ambiente controllato di un laboratorio, e quindi in condizioni ottimali, ma questo non pregiudica la possibilità di recuperare i minerali fondamentali dalle batterie elettriche anche nel “mondo reale”. Tra l’altro, con un processo radicalmente differente da quello classico di riduzione della fusione industriale nel quale è presente una percentuale di scorie, che impedisce sì l’ossidazione della lega fusa… ma trattiene allo stesso tempo una certa quantità di minerali per una resa mai veramente del 100%.

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