Auto elettriche: la Norvegia fa un passo indietro

Il paese scandinavo ha ridotto le esenzioni fiscali e diminuito i vantaggi per le EV. Inoltre, le auto elettriche sono coinvolte in incidenti il 20% in più rispetto ai modelli diesel o benzina

Le motorizzazioni elettriche rappresentano il futuro in fatto di viabilità. Forse sarebbe il caso didire. Perché se in Norvegia si è vicini al superamento della quota fatidica del 50% delle immatricolazioni di EV rispetto alle altre tipologie di motori, è anche vero che nel paese scandinavo sta mutando il sentiment verso le auto a emissioni zero, per una serie di motivi.

 

Norvegia: retromarcia nella mobilità elettrica?

Ma perché i norvegesi si stanno disaffezionato alla mobilità elettrica? La risposta è in una serie di spese che proprio non vanno giù, come i pedaggi urbani, che stanno aumentando anche per le auto elettriche, o perché alcuni vantaggi, come la sosta gratuite o la ricarica delle batterie nei parcheggi pubblici a costo zero, stanno scomparendo. L’utilizzo delle corsie dei bus è ora condizionato alla presenza di almeno due persone a bordo, in quanto le autorità affermano che ci sono troppe auto elettriche nelle ore di punta, e ciò causa ritardi ai mezzi pubblici.

Anche le esenzioni fiscali – che erano state garantite fino al 2021 – sono sempre più messe in discussione. “In Norvegia abbiamo sovvenzionato le auto elettriche perché i loro livelli di emissioni di CO2 sono inferiori rispetto a quelle convenzionali, ma ci sono molti altri costi sociali di cui tenere conto, come ingorghi e incidenti, indipendentemente dal tipo di auto“, da dichiarato Bjart Holtsmark, ricercatore presso il Norwegian Institute of Statistics. Altro dati che meritano uno spunto di riflessione li pubblica Gjensidige, il più grande assicuratore norvegese, secondo cui le auto elettriche sono coinvolte in incidenti il 20% in più rispetto ai modelli diesel o benzina, a causa della loro capacità di accelerare da fermo molto più rapidamente. I modelli elettrici sono dunque più puliti, ma cominciano ad essere messi in discussione perché la loro incentivazione ha un costo per il Paese, e il contributo alle entrate fiscali è inferiore: oggi sono 2,6 miliardi di euro in meno rispetto al 2007.

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