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Autostrade: partono i rincari ma ci sono 6 miliardi di euro bloccati

La cifra accumulata e ferma deriva dai pedaggi pagati e dovrebbe essere destinata al miglioramento delle infrastrutture

Lo ha rivelato il Presidente dell’AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) Palenzona durante l’assemblea annuale.
Ci sono ben 6 miliardi di euro bloccati dalla mancanza di pratiche amministrative, cioè dalla lentezza della gigante macchina burocratica.
Quelli sono soldi pagati dagli utenti per il pagamento di una tassa per l’utilizzo di un servizio e la sua manutenzione: infatti una parte del prezzo del biglietto di pedaggio deve essere destinata ai lavori di miglioramento delle infrastutture.
Questo significa che gli utenti hanno pagato per un servizio che alla fine non viene corrisposto.
Perché la burocrazia ha parcheggiato questo bel gruzzoletto? Presto detto.
Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), che ha il compito di approvare il contratto fra l’ANAS e le società (concessionarie) che gestiscono le autostrade, lo scorso 13 maggio aveva approvato le convenzioni uniche con dieci aziende, ma gli uffici amministrativi del CIPE hanno bloccato i documenti che allo stato attuale risultano “non ancora efficaci”.
Il contratto tra l’Anas e le dieci società concessionarie sono previsti dalla Legge Finanziaria 2010 dall’articolo 2 comma 202 che recita come segue: “Sono approvati tutti gli schemi di convenzione con la societa’ ANAS S.p.a. già sottoscritti dalle società concessionarie autostradali alla data del 31 dicembre 2009, a condizione che i suddetti schemi recepiscano le prescrizioni richiamate dalle delibere del CIPE di approvazione”.
La Legge Finanziaria 2010 è stata varata ancora nel 2009 e nonostante tutto questo tempo trascorso le convenzioni non sono ancora efficaci e di conseguenza le società che operarno nella tratta di competenza non hanno alcun mandato ufficiale per poter eseguire i lavori.
Ci troviamo così a vivere una situazione assurda e illogica, con società impossibilitate ad operare nei loro diritti riconosciuti dalla legge, utenti che pagano per servizi non corrisposti e con lo Stato che da domani 1 luglio chiede un esborso maggiore per garantire tali servizi quando invece ci sarebbe un bel tesoretto se non fosse congelato da un ufficio per via amministrativa.
Quindi degli uffici e il loro meccanismo burocratico, riescono a tenere in scacco un sistema intero nonostante ci sia una legge che gli consenta di operare.

L’illogicità della situazione si accentua con i rincari previsti dal decreto di Stabilizzazione finanziaria-economica previsto dal Ministreo dell’Economia per far fronte alla crisi (che Confindustria e il Capo del Governo hanno detto essere stata superata).
Dal comunicato dell’Anas si può comodamente leggere che “a decorrere dal 1° luglio 2010 e fino alla data di applicazione dei pedaggi e comunque non oltre il 31 dicembre 2011, presso le stazioni di esazione relative alle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta Anas, si applicherà la maggiorazione tariffaria forfettaria di 1 euro per le classi di pedaggio A e B (rispettivamente veicoli a due assi con altezza al primo asse fino a e superiore a m. 1,3) e di 2 euro per le classi 3, 4 e 5 (numero di assi). La maggiorazione tariffaria non potrà comunque comportare un incremento superiore al 25% del pedaggio altrimenti dovuto.
L’elenco delle stazioni di pedaggio presso le quali si applicherà la maggiorazione è stato stabilito con decreto, emesso in data 25 giugno us, dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.”
Tentiamo di tradurre: chi transita per il Grande Raccordo Anulare senza arrivare ne’ essere diretto dalle autostrade, ma semplicemente ci passa per tagliare la città non deve pagare nulla. Come avviene già ora.

Inoltre, “dal 1° luglio in attuazione di quanto disposto dall’art. 15, comma 4 del citato decreto 78/2010, le tariffe di pedaggio autostradali saranno aumentate di 1 millesimo e 3 millesimi di euro per km percorso, rispettivamente per le classi di pedaggio A e B e le classi 3, 4 e 5, a fronte dell’aumento del canone di concessione disposto dalla norma in argomento.” Quindi l’utente deve coprire per conto della società concessionaria l’aumento del canone di concessione che ricordiamo è bloccata a livello amministrativo ma i cui costi devono essere coperti subito…

L’introduzione dei pedaggi sulle autostrade e sui raccordi autostradali di competenza dell’Anas avverrà  due fasi: la prima è transitoria dal primo luglio 2010, in cui verrà applicato il sovrapprezzo forfettario; la seconda introdurrà il sistema di pedaggiamento a regime al più tardi a partire dal primo gennaio 2012 con il pagamento del pedaggio diretto attraverso il sistema ‘free flow’ (flusso libero) che sostituisce i tradizionali caselli e che prevede l’utilizzo di un telepass per il pagamento elettronico senza l’obbligo di fermarsi.

Per la maggiorazione forfettaria “le entrate derivanti da questi aumenti – si legge nel comunicato dell’Anas – andranno a riduzione dei contributi annui dovuti dallo Stato per investimenti relativi a opere e interventi di manutenzione straordinaria anche in corso di esecuzione da parte dell’Anas” mentre per quanto riguarda la maggiorazione a km percorso, “le entrate derivanti dal provvedimento andranno a riduzione di quanto dovuto annualmente dallo Stato ad Anas a titolo di corrispettivo di servizio per la gestione e la manutenzione della rete stradale nazionale.”.
Le parole cambiano leggermente. Il significato rimane sempre quello: saranno gli utenti ad anticipare denaro per sopperire alle ristrettezze delle casse statali e a dover pagare colpe non loro.

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