Citroen C2 R2 – Test Drive

Alla domanda su quali case siano intenzionate a seguire Citroen nella classe R2, Yves Matton ha risposto in modo piuttosto vago: in ogni caso alcuni nomi sono trapelati, tra cui Renault e Fiat. Da qui al 2008, naturalmente, avremo modo di riparlarne in maniera più approfondita. La classe R4, quella che più ha destato curiosità […]

Alla domanda su quali case siano intenzionate a seguire Citroen nella classe R2, Yves Matton ha risposto in modo piuttosto vago: in ogni caso alcuni nomi sono trapelati, tra cui Renault e Fiat. Da qui al 2008, naturalmente, avremo modo di riparlarne in maniera più approfondita. La classe R4, quella che più ha destato curiosità in quanto dedicata a vetture diesel, non vede al momento l’impegno ufficiale di nessuna casa, anche se siamo certi che più di qualche reparto sportivo stia lavorando sul suo turbodiesel…
Reattiva e veloce
La tensione sale, la tuta si scalda in fretta sia per il caldo di questo sole primaverile che per l’emozione. Si tratta pur sempre di una vettura da rally, per quanto in formato ridotto!
Indossiamo il casco e prendiamo posto nell’angusto abitacolo, facendo non poca fatica ad inserire il nostro metro ed ottanta nel groviglio di tubi del roll bar. Il sedile è a dir poco anatomico: i fianchetti premono con forza alla pari delle cinture a tre punti, dopotutto abbiamo bisogno di un sostegno rigido e sicuro per non “volare” letteralmente all’interno dell’abitacolo.
Le raccomandazioni dei tecnici sono poche, mirate più che altro a preservare gli unici due esemplari di C2 R2 disponibili: cambiata prima della zona rossa (ahimè!) ed occhi bene aperti.
Regoliamo il volante, piccolo e rialzato, e giriamo la chiave. La C2 borbotta al minimo, con il sound tipico dell’impianto di scarico aperto. Il rumore all’interno dell’abitacolo è ben presente, ma per una volta non è affatto un difetto.
Leva del cambio impugnata, giù la frizione (racing, cioè dura!) e prima innestata. Bisogna giocare molto con il pedale del gas, l’erogazione ai bassi è tipicamente scorbutica e nervosa. Una volta in movimento le cose si fanno, per modo di dire, più facili. Il percorso è di circa 1,5 chilometri, da ripetere per due tornate di discesa e risalita: circa sei chilometri quindi, quanto basta per divertirsi ed apprezzare le doti di questo insospettabile missile.
L’approccio al primo giro è cauto. Il motore sale di giri in maniera fulminea, le cambiate si susseguono con ritmo incalzante fino al primo tornante. Via tre marce, piede sul freno ed inserimento con bloccaggio delle ruote posteriori: in questo frangente scopriamo un freno a mano poco sensibile, la scodata va cercata tirando senza paura la leva.

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