Così lo sbarco sulla luna influenzò il mondo dell’auto

Durante la fine degli anni Sessanta General Motors realizzò la Chevrolet Astro I Experimental, seguita dalle versioni II e III: auto futuristiche che volevano unire asfalto e spazio

La luna è vicina si sente spesso dire ed effettivamente le tecnologie sviluppate nel corso degli anni hanno permesso di rendere decisamente alla portata l’approdo sul nostro satellite. La luna, però, è vicina anche al mondo dell’auto e in particolare del mercato americano.

Quando la passione per i motori incontra quella per lo spazio

Proprio nei giorni in cui si festeggiano i cinquant’anni dallo sbarco sulla luna si moltiplicano le iniziative per ricordare i gironi che hanno segnato in maniera indelebile la storia dell’umanità. Oggi vi vogliamo parlare di come il mondo dell’auto ha subito la contaminazione da quello della NASA. Nel 1967 quando lo spazio non era più solo una chimera, General Motors svela al New York Auto Show la concept Chevrolet Astro I Experimental, con cui si intendeva esplorare il potenziale estetico delle caratteristiche aerodinamiche di un’automobile. La vettura era realizzata sulla piattaforma della Corvair, con il caratteristico schema del motore raffreddato ad aria, collocato posteriormente e con trazione sul retrotreno. L’anno successivo, da una collaborazione tra GM Design e GM Research venne presentata l’evoluzione Astro II, che anticipò il concetto di una Chevrolet Corvette a motore centrale, modello che verrà presentato solo tra pochi giorni più di mezzo secolo dopo.

La Astro II utilizzava un telaio tubolare con un motore V8 Mark IV sistemato al centro e aveva trazione posteriore e cambio Tempest Transaxle con convertitore di coppia a due soli rapporti. Interessante la soluzione della parte posteriore della carrozzeria completamente sollevabile, già vista peraltro nella Ford GT40 del 1964 e nella Lamborghini Miura del 1966. Nel marzo del 1969, l’anno dello sbarco sulla Luna, General Motors lancia la Astro III che assuma la forma di un veicolo jet su ruote per quello che sembrerà essere una sorta di triciclo spaziale. L'”auto sportiva del futuro, per circolare sulle autostrade del 2000″ era dotata di un motore a turbina da 317 CV, sistema di guida con joystick come negli aerei e sistema di visione posteriore dipendente da una telecamera. Oggi questi modelli ci fanno un po’ sorridere, ma negli anni Sessanta erano il futuro. Un futuro carico di sogni e espettative.

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