Governo, DEF: alzare i prezzi del Diesel per non aumentare l’IVA

Al Conte bis servono altri 5 miliardi di euro per presentare la manovra in Europa il prossimo 15 ottobre. Tra le possibilità più accreditate, quella di aumentare il costo del Diesel alla pompa. Nel mirino anche l'ecobonus, che potrà essere rivisto su scala reddituale

Il DEF del Conte bis andrà presentato in Europa entro il 15 ottobre e al momento mancano ancora 5 miliardi di euro per concretizzare la manovra. Il Governo sta quindi prendendo in esame tagli e accise per tappare il buco. Se nei giorni scorsi si pensava di inasprire le tariffe dei ticket sanitari su base reddituale, al momento l’unica certezza sembra essere che non ci sarà il tanto chiacchierato aumento dell’IVA. E che, con buona probabilità, il settore automotive sarà tra i più colpiti.

Aumentare il prezzo del Diesel e rivedere l’Ecobonus

Oltre alla sanità, nel mirino del Ministro Gualtieri ci sono i trasporti. Il Governo infatti sta considerando l’idea di inasprire le accise sul gasolio per coprire uno dei cinque miliardi di euro. Nello specifico si tratterebbe di un aumento di circa 5 centesimi al litro che, oltretutto, risulterebbe essere una scelta coerente con la narrazione del Governo pentastellato, per quanto venga da chiedersi l’effettiva utilità nella penalizzazione dei motori a gasolio. Tuttavia nella manovra non verranno penalizzati gli autotrasportatori ma solamente i privati in modo da non incidere sul costo finale della merce.

Allo stesso modo sembra che anche l’Ecobonus potrebbe essere rivisto. Pur non essendoci certezze in merito, si ipotizza una revisione degli incentivi (fino a 6.000€ per le elettriche, 4.000€ per le Plug-In Hybrid) su base reddituale. In caso affermativo, il Governo studierà un sistema a scaglioni per stabilire a quale percentuale dell’Ecobonus si ha diritto.

Nei giorni scorsi si è parlato anche di una “Carbon Tax” a tutto tondo che andasse a tassare maggiormente viaggi in aereo e cibi poco sostenibili, come carne rossa e merendine. Ad ogni modo le ultime scelte attuate dal Governo sono piaciute in Europa, al punto di far scendere lo spread a circa 130 punti mentre, a fine maggio, gravitava attorno ai 300.

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