I Forconi: chi sono e perchè protestano

Il movimento dei forconi, che in questi giorni sta provocando tumulti in tutta la Penisola, parte dagli agricoltori della Sicilia e raggruppa tutti i componenti della società impoverita.

Il mese di dicembre vede un’ondata potente di proteste, guidate dal Movimento dei Forconi. Ma chi sono? Si tratta di un gruppo di agricoltori, pastori e allevatori che si proclamano stanchi del maltrattamento e del disinteresse da parte delle istituzioni. Questi sono i protagonisti della protesta che, a quanto dicono gli organizzatori, dovrebbe paralizzare l’Italia intera almeno fino al 13 dicembre 2013.

Gli inizi
L’esordio del Movimento risale a gennaio 2012. In tale momento autotrasportatori, contadini e pescatori si auto organizzano in Sicilia per il primo “sciopero ad oltranza”, indetto contro il governo Monti.
La vita della protesta non è stata facile, infatti il movimento viene accusato di avere dei mafiosi tra i manifestanti. Proprio ai malavitosi si dice sia stato affidato il compito di “servizio d’ordine”, ovvero di costringere i commercianti a chiudere i loro esercizi durante la protesta. Lo sciopero arriva fino in Calabria, poi a Napoli con l’esposizione delle bandiere borboniche e, infine, a Roma.
Il traguardo dei Forconi non viene però raggiunto. La meta finale, quella delle elezioni regionali in Sicilia nell’ottobre 2012, non viene raggiunta come sperato: forte astensionismo e l’ottenimento di circa 1,2% di voti totali. Dopo questo episodio mesi di silenzio, fino alla proclamazione di questo “sciopero ad oltranza”.

I protagonisti
Chi sono i Forconi? Chi si cela dietro questo Movimento? Oggi è un triumvirato alla guida delle proteste in Italia. Partendo dal nord troviamo Lucio Chiavegato, artigiano e presidente dei “Liberi Imprenditori Federalisti Europei” in Veneto. Per quanto riguarda il centro Italia, invece, la figura di riferimento è Augusto Zaccardelli, segretario nazionale del “Movimento autonomo degli autotrasportatori. Per finire, a sud troviamo il fondatore del Movimento, il primo forcone: Mariano Ferro, 56 anni, imprenditore agricolo, è tra i fondatori dei Comitati in rete per l’Agricoltura.
Nasce così un movimento organico, dotato di un proprio statuto e un sito web. Si uniscono al gruppo, oltre alle fasce già citate, altri membri di popolazione svantaggiata. Tra questi si annoverano gli studenti, i giovani senza lavoro, che si uniscono ai Forconi per rivendicare i propri diritti con azioni di vario genere, scioperi o manifestazioni.

I motivi dello sciopero
dei forconi dal 9 al 13 dicembre 2013
Lo slogan della protesta è “9 dicembre l’Italia si ferma”, il motto è circolato per i social network per giorni, arrivando anche alla diffusione attraverso mail e volantinaggio per le città. L’obiettivo dei Forconi è quello di sconvolgere il sistema politico italiano. Dice infatti Mario Ferro: “Siamo disposti a tutto, anche alla morte. Non ci fermano, la politica faccia la sua parte oppure vadano tutti a casa. Il popolo siciliano non consentirà più saccheggi”.
Il programma del movimento dei forconi prevede varie azioni, alcune pensate nello specifico per la Sicilia, altre a più ampio respiro. Promettono di paralizzare il Paese fino alle dimissioni del governo, puntando alle elezioni e non ad un punto di incontro sui settori “tutelati” dal Movimento.

I rischi della manifestazione
Uno dei più grandi pericoli è senza dubbio la mancanza di approvvigionamenti di carburante in Italia, nel caso di un vero e proprio blocco totale, come promesso dai manifestanti. Rischio grande invece per i Forconi stessi è l’infiltrazione nelle proteste di gruppi di estremisti da Alba Dorata Italia a Casapound, senza scordarsi dei blackblok. Di questo si dichiara preoccupato anche Mario Ferro, che afferma: “Saremo noi per primi a difenderci da eventuali infiltrati. Ho paura, io per primo ho paura perché le infiltrazioni mafiose, le infiltrazioni di estremisti di destra o di sinistra non ci fanno bene, fanno un favore al sistema. Ha ragione il Viminale a dire stiamo attenti. Ma noi saremo i primi a punirli severamente allontanandoli dai presidi”.

 

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