La storia di Jeep: l’icona del fuoristrada Since 1941 e oltre

Jeep, Since 1941. Andiamo a scoprire la storia del più iconico tra i brand fuoristradistici e non solo.

Jeep è un marchio atipico, fortemente identitario e dalle radici profonde. Quando un Brand jdiventa nome comune entrando nella cultura popolare è innegabile che in termini di immagine e prodotto sia stato fatto qualcosa di speciale. In questo caso specifico, quello dei fuoristrada per eccellenza, è stata croce e delizia.

Se da un lato Jeep poteva definirsi leader nell’offroad a quattro ruote, dall’altro aveva più difficoltà ad entrare in un mercato generalista, inevitabilmente più redditizio in termini economici. Ecco come la casa statunitense è passata dall’offrire mezzi puramente funzionali ad una line-up completa in termini di segmenti raggiunti e posizionamento di prezzo.

In principio fu la Willys

Una Jeep MB del 1943

Jeep nasce nel 1941 ma è figlia della Willys, a sua volta nata nel 1908 dall’intuizione di John North Willys. Se ad oggi si tratta di un marchio semi sconosciuto, negli anni Venti Willys era la seconda casa costruttrice d’America in competizione diretta con Ford.

Sul finire degli Trenta venne prodotta l’iconica Willys MB, che di fatto era una General Purpose, una vettura capace di fare un di tutto. Per iniziali, una GP. Che si dice Jeep. Capite che, tradotto in tempi moderni, è come se qualcuno brevettasse un nuovo marchio di auto a guida alta e lo chiamasse SUV. Per qualcuno lo spelling del nome è stato scelto anche per via del cagnolino presente in Braccio di Ferro, Eugene il Jeep, che debuttò in una striscia a fumetti dell’eroico marinaio nel 1936.

Jeep venne quindi fondata ufficialmente a Tolosa, in Texas, nel 1941, con la produzione che venne affidata a Willys fino al 1953. In questo periodo storico si gettarono le basi di quello che Jeep rappresenta ancora oggi nel mondo dell’automotive, a cominciare dalla griglia a sette feritoie e continuando con gli iconici fari tondi.

Jeep Wrangler: dal 1987

La prima Jeep Wrangler è del 1987. Da notare il design senza tempo che ha permesso a questo modello di durare nel tempo

Jeep Wrangler è sopravvissuta alle epoche perché, direbbe Darwin, è stata capace di adattarsi meglio degli altri. Dalle prime varianti da fuoristrada duro e puro ha saputo “scendere dal monte” e andare incontro ad una clientela sempre più attenta all’estetica fuoristradistica ma meno interessata a percorrere gli sterrati. Un trend dettato dagli Stati Uniti arrivato successivamente anche in Europa con la febbre dello Sport Utility.

Jeep ha capito questa cosa prima di altri e, se oggi vuoi comprare un Wrangler, l’allestimento che ti aspetta in concessionaria è cittadino: per renderla naif è necessario cercare varianti specifiche, maggiormente improntate al fuoristrada. Cosa che, ad ogni modo, si può comunque fare con facilità visto l’ottima base costruttiva. Nel 2018 abbiamo visto la quarta generazione, che introduce tanta nuova tecnologia in termini di elettronica e una modulabilità senza precedenti.

Un’evoluzione orizzontale

La chiave del successo di Jeep in tempi recenti è da attribuire in buona parte alla lungimiranza degli amministratori del brand. Jeep è infatti passata a Chrysler nel 1986, ma da luglio 2012 -con la nascita del Gruppo FCA come lo conosciamo- la contaminazione di idee e stili in condivisione con Fiat ha spianato la strada a innovazioni in termini di prodotto e posizionamento. Ad oggi infatti la gamma del marchio statunitense comprende (in ordine di posizionamento) Renegade, Compass, Cherokee, Grand Cherokee e Wrangler. Ma parliamo dell’entry-level, successo strepitoso del marchio.

Presentato nel 2014, Jeep Renegade ha trainato le vendite del marchio grazie al family feeling in comune con Wrangler e al prezzo d’attacco molto contenuto, oltre al valore aggiunto della produzione in Italia. Queste, oltre alle innegabili qualità dinamiche della vettura, ha permesso all’auto di svettare in un mercato sempre più concentrato su auto a guida alta. Se a questo aggiungiamo l’accessibilità del marchio -precedentemente confinata al mercato premium- i segreti del successo Jeep sono meno oscuri.

Verso il futuro

L’ultimo piano industriale di FCA, presentato da Sergio Marchionne, prevede un ruolo da protagonista per Jeep. Considerando che il nuovo Amministratore Delegato FCA è Mike Manley, precedentemente AD Jeep, c’è da aspettarsi che le attenzioni promesse alla casa statunitense vengano quantomeno rispettate. Ci si attende, quindi, un grande passo in avanti per quanto riguarda nuove motorizzazioni -in primis ibride- continuando con una line-up ancora più nutrita, capace di partire dal segmento B (quello delle utilitarie) ed arrivare al premium, senza però mai scendere dalla caratteristica impostazione Jeep compresa di stilemi tipici e guida rialzata.

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