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Limiti di velocità: servono regole chiare per una maggior sicurezza

Gli italiani, da sempre, si dividono sui limiti di velocità: da una parte i piu' permissivi, che guardano con invidia alle autostrade tedesche; dall'altra i piu' prudenti, guidati dalle associazioni dei consumatori e da quelle delle vittime della strada

I limiti di velocità nel corso degli anni
Ferri, Lunardi, Bianchi, ora Matteoli. I ministri dei trasporti, dal 1988 ad oggi, si sono sempre confrontati con lo spauracchio dei limiti di velocità. Tutti hanno tentato di risolvere questo intricato problema che lega insieme la sicurezza, le prestazioni delle auto e le condizioni della rete autostradale. Il provvedimento che scatenò una sorta di rottura, aprendo per la prima volta il dibattito, risale al lontano 1988 quando l’allora ministro dei trasporti Enrico Ferri decide drasticamente di abbassare il limite da 140 km/h a 110. Una scelta che ha consentito all’esponente socialdemocratico non solo di passare alla storia, ma anche di innescare una serie di polemiche senza fine fino a quando, sei mesi piu’ tardi la caduta del Governo, partorisce il compromesso di stabilizzare il limite a 130 Km/h. La lotta dei limiti, però, non finisce qui perchè a fine luglio 2001 il ministro Pietro Lunardi del centrodestra porta all’attenzione del Governo e di tutta la popolazione italiana una proposta particolare: quella di innalzare il limite in autostrada di 160km/h. Un’accelerazione che porta una serie infinita di polemiche, alimentate anche dagli incidenti che caratterizzarono quel caldo esodo estivo. La proposta, che prima era stata avanzata dalla Lega con questa chiave di lettura: innalzare il limite da 130 km/h a 150, fu ripreso appunto dal Pdl che lo aumento ancora di ben 10km/h.

Le continue proposte sui limiti di velocità
A differenza del Carroccio, però, il Popolo della Libertà pone l’innalzamento del limite di velocità come facoltativo, a mera discrezione dell’ente gestore. Una situazione del genere è contemplata solamente in due nazioni in tutto il mondo: l’Austria e gli Emirati Arabi, ma solo in determinati tratti autostradali. Il provvedimento, quindi, come era prevedibile trovò moltissimi ostacoli e disaccordi, tanto da venire bocciato e cadere nel dimenticatoio. Si passa quindi all’anno 2006, quando al governo c’è il centrosinistra, che con il ministro Alessandro Bianchi, che punta su una modifica al contrario, rispetto ai predecessori. La proposta, infatti, è quella di portare il limite da 130 a 120, prendendo a modello Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda e Portogallo. Anche in questo caso, molte parole e nessun fatto, con i limiti che rimangono inchiodati a 130 km/h. Oggi, sempre con un governo di centrodestra, torna la proposta di alzare il limite a 150, seppure nei tratti a tre corsie e in presenza del tutor. A firmarla e’ il ministro dei trasporti Altero Matteoli che si dice favorevole alla proposta avanzata dalla Lega. La storia si ripete. Una storia che affonda le sue origini addirittura nel diciannovesimo secolo: il primo limite di velocità, infatti, fu quello di 10 mph (circa 16 km/h) introdotto in Inghilterra dal Locomotive Act del 1861 (le automobili erano, in quei tempi, definite ”light locomotives”).

Limiti di velocità, servono regole chiare ed uniformi
Dunque come sempre vige l’incertezza, e chi ne fa le spese sono gli automobilisti che spesso sono costretti durante la marcia ad usare ripeturamente il pedale del freno e quello dell’acceleratore in virtù dei continui cambi di velocità imposti dalla legge sulle tangenziali e sulle autostrade italiane. Spesso, infatti, ci si trova costretti a dover ridurre la velocità anche di 40 o di 50 km/h da un tratto all’altro, senza nessun motivo ben preciso e solo perchè per legge si è deciso in quel tratto autostradale di delimitare la velocità delle vetture. Di sicuro non una scelta giusta, che penalizza non solo gli automobilisti che sono a rischio contravvenzione, ma anche la stessa viabilità mettendo a repentaglio anche la vita di chi guida e potrebbe trovarsi immischiato in incidenti evitabilissimi.

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