Mani sull’auto: la gara di resistenza in cui l’ultimo che stacca vince la macchina

Dieci persone in piedi attorno a un’Alfa Romeo MiTo, una mano appoggiata sulla carrozzeria e un solo obiettivo, tanto semplice quanto estenuante: non staccarla mai. È successo davvero a Padova, alla fiera Tuttinfiera del novembre 2012, dove chi resisteva più a lungo si portava a casa l’auto. La sfida poteva durare fino a 35 ore, con un giudice e un medico a vigilare su ogni movimento. È la versione italiana di un format che negli Stati Uniti è diventato di culto.

Come funziona la gara più lunga per un’auto

Le regole sono spartane. I concorrenti tengono una sola mano sull’auto, senza appoggiarsi con il corpo né accovacciarsi. Chi la stacca, anche per un istante, è eliminato. Si prosegue a oltranza, con brevi pause programmate: a Padova erano previste finestre di dieci minuti, durante le quali restava vietato parlare con gli altri concorrenti, sedersi in gruppo o usare il telefono.

Il modello americano è ancora più severo. Nella competizione di Longview, in Texas, resa celebre da un documentario del 1997, le pause erano di cinque minuti ogni ora e di quindici minuti ogni sei ore. Tutto il resto era resistenza pura.

A fare la differenza, in gare simili, non è la forza ma la testa. Sonno arretrato, gambe gonfie e cali di lucidità diventano i veri avversari, e i concorrenti imparano a gestire respiro, postura e micro-movimenti per restare svegli senza mai perdere il contatto con la lamiera. L’edizione texana filmata nel 1995 si chiuse dopo settantasette ore consecutive, quando l’ultimo rimasto in piedi poté finalmente salire sul pick-up appena vinto.

Da Longview a Padova, storia di un fenomeno

Il format nasce come trovata pubblicitaria di un concessionario texano e diventa fenomeno di costume grazie a Hands on a Hardbody, il documentario di S.R. Bindler che seguiva ventiquattro persone comuni decise a tutto pur di vincere un fuoristrada Nissan. Il film conquista il premio del pubblico al Los Angeles Film Festival, entra tra i titoli consigliati da Quentin Tarantino e ispira perfino un musical a Broadway nel 2013.

Il motivo di tanto seguito è semplice: dietro la sfida non c’è solo il miraggio di un’auto gratis, ma storie di lavoro, orgoglio e voglia di riscatto. Guardare qualcuno restare in piedi per giorni interi, con una mano su una portiera, dice molto su quanto un’automobile pesi ancora nella vita quotidiana delle persone.

In Italia il fenomeno è rimasto un’eccezione da fiera, più spettacolo che consuetudine. Del resto, per la stragrande maggioranza degli automobilisti un’auto non si vince: si sceglie, e sempre più spesso sul mercato dell’usato, dove prima di firmare conviene controllare con attenzione storia e condizioni del veicolo. È proprio questo a rendere la gara così ipnotica: mette in palio, in poche decine di ore, un bene che di norma costa mesi di risparmi.

Perché vincere l’auto non è azzardo (e chi fa da arbitro)

Una gara di questo tipo, in Italia, è tutt’altro che improvvisata. Mettere in palio un’automobile significa aprire un concorso a premi, disciplinato dal DPR 430/2001 e vigilato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le condizioni sono rigide: comunicazione preventiva almeno quindici giorni prima, partecipazione gratuita, una cauzione pari al valore del montepremi e un notaio o un funzionario camerale chiamato a garantire la regolarità della procedura. È lui, in fondo, il vero giudice a bordo campo.

Lo scenario cambia quando in ballo non c’è soltanto un premio, ma denaro puntato e sorte. Se convivono la posta in denaro, l’intervento del caso e il fine di lucro, non si parla più di concorso ma di gioco pubblico, riservato allo Stato e affidato ai privati soltanto tramite concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

Lo riassume bene Eli Carosi, autore di Truffa.net: la licenza ADM è «l’unica garanzia di legalità sul territorio italiano». È da quel numero di concessione che partono le guide ai
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Il consiglio di Infomotori

Che si tratti di conquistare un’auto tenendo la mano su una portiera per settantasette ore o di un gioco con soldi veri, dietro ogni premio serio c’è sempre un regolamento e qualcuno incaricato di farlo rispettare. Prima di iscriversi a qualsiasi sfida conviene leggere chi la organizza e con quali garanzie. È la differenza tra una prova di resistenza e un salto nel buio.

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