Niki Lauda: Storia, successi e il ricordo di un Campione

All'età di 70 anni, Niki Lauda è morto per problemi di salute. Ripercorriamo la sua carriera in Formula 1, dagli inizi con la March ai Titoli Mondiali con la Ferrari, per finire con le sue ultime stagioni al volante delle McLaren-TAG Porsche

Niki Lauda è morto. Il cuore del tre volte Campione del Mondo di Formula 1 ha smesso di battere durante la notte di lunedì 20 maggio 2019, a causa di alcune complicazioni ai reni che avevano convinto la sua famiglia a trasferirlo in un centro di riabilitazione poche ore prima. Le sue già critiche condizioni di salute, dovute al complesso trapianto ai polmoni che è andato incontro ad agosto dell’anno scorso, non hanno permesso a Niki di proseguire il suo ruolo di Direttore non esecutivo della Mercedes nel Circurs iridato, che così perde uno dei più grandi piloti di tutti i tempi.

NIKI LAUDA: IL PILOTA

Soprannominato “il computer” per la sua capacità di trovare anche il più piccolo difetto nelle vetture che guidava e nella precisione con la quale ne effettuava il setup, Niki Lauda ha iniziato la propria carriera da pilota automobilistico contro la volontà dei suoi genitori. Abbandonati gli studi universitari, il giovane pilota viennese cominciò con la Formula Vee per poi passare sulla Formula 3 grazie ad alcuni prestiti ottenuti dalle banche di Vienna, ma fu nel 1971 che Lauda iniziò a fare veramente sul serio. Quell’anno ottenne un sedile sulla March nella categoria Formula 2, facendosi le ossa contro personaggi dal calibro di Cevert, Fittipaldi, Graham Hill, Carlos Reutemann e Ronnie Peterson.

L’APPRODO IN FORMULA 1

Contemporaneamente avvenne il suo passaggio nella classe regina, la Formula 1. Il suo debutto è datato 1971, quando gareggiò nel GP d’Austria sempre al volante di una March, con la quale disputò il Campionato completo nella stagione successiva. La vettura, però, non era competitiva, motivo per cui nel 1973 si accordò con la BRM (British Racing Motors), una scuderia che gli permise di mettersi in luce nel GP del Belgio, terminato al quinto posto assoluto. Un risultato che non passò inosservato agli occhi della Ferrari, che lo ingaggiò per il successivo 1974 pagando tutte le penali previste per lo scioglimento del suo contratto con il team britannico.

IL PRIMO MONDIALE CON LA FERRARI

L’arrivo nella Scuderia di Maranello, tuttavia, non fu facile per Lauda: la vettura di quell’anno, la 312 B3, era afflitta da gravi problemi di sottosterzo che la rendevano scarsamente competitiva, al punto da costringere Niki a lavorare a stretto contatto con l’ingegner Forghieri durante l’inverno pur di trovare quei decimi preziosi che gli avrebbero permesso di lottare per la vittoria. I successi, nel 1974, furono solamente due e arrivarono nel GP di Spagna e in quello d’Olanda, suggellati da tre secondi posti al debutto in Argentina, in Belgio e in Francia. Fu il preludio a un 1975 da protagonista, nel quale la velocità della sua nuova 312 T gli permise di conquistare per cinque volte il gradino più alto del podio. Già a Monza aveva ottenuto la matematica certezza del suo primo alloro iridato, confermato con il trionfo negli Stati Uniti che coincise, allo stesso tempo, con la prima vittoria della Ferrari negli USA.

L’INCIDENTE AL NURBURGRING

Da Campione del Mondo in carica, Niki Lauda proseguì la sua avventura con la Rossa di Maranello anche nel 1976, iniziato nel miglior modo possibile con due vittorie in Brasile e in Sudafrica. L’entrata in vigore a partire dal GP di Spagna del nuovo limite di altezza massima delle vetture dal suolo indusse la Ferrari a far debuttare la nuova 312 T2, con la quale proseguì la sua cavalcata trionfale in Belgio e a Monaco. Il suo ultimo successo di quell’anno arrivò in Gran Bretagna, dove approfittò della squalifica del suo rivale alla McLaren, James Hunt, un pilota molto forte in pista ma con uno stile di vita totalmente diverso fuori dai circuiti. Tutto sembrava andare per il meglio, ma Lauda non aveva fatto i conti con il circuito del Nurburgring.

Sul tracciato tedesco, bagnato dalla pioggia, Niki rimase vittima di un terribile incidente presso la curva Bergwerk, dove la sua Ferrari andò contro le rocce prendendo fuoco. Il pilota austriaco rimase bloccato nell’abitacolo e questo gli costò dei guai fisici che lo tennero lontano dalle corse per quasi due mesi: ustioni su tutto il corpo e danni ai polmoni per l’inalazione dei fumi velenosi della benzina, tuttavia, non lo fermarono, tant’è che tornò in pista a Monza solamente 42 giorni dopo l’incidente. Nonostante le condizioni precarie, Lauda chiuse al terzo posto il GP di casa della Ferrari, mentre il Mondiale 1976 andò al rivale Hunt per ciò che successe all’ultima gara in Giappone. Sul circuito del Fuji la pioggia battente convinse Niki a ritirarsi dopo soli due giri, mentre il pilota della McLaren proseguì il Gran Premio conquistando quell’unico punto sufficiente per farlo diventare Campione del Mondo.

DALLA FERRARI ALLA BRABHAM

Nel successivo 1977 Lauda continuò a correre con la Ferrari, centrando tre vittorie e una serie di secondi posti che gli valsero il secondo Titolo Mondiale. Ma i rapporti con il team di Maranello erano ormai ai titoli di coda: per il 1978 Niki aveva progetti differenti e passò alla Brabham, che poteva vantare una forte collaborazione con i motori prodotti dall’Alfa Romeo. Quell’anno la competitività della vettura gli fruttò solamente due vittorie, mentre nel successivo 1979, con il passaggio ai propulsori Cosworth DFV, la situazione peggiorò drasticamente, al punto da convincerlo a ritirarsi momentaneamente dalle competizioni.

IL RITORNO IN McLAREN E L’ULTIMO MONDIALE

Nel 1982 Lauda tornò in Formula 1 grazie alla sua collaborazione con la McLaren: nel suo primo anno i risultati scarseggiarono, complice una vettura spinta da un motore ad alimentazione atmosferica che doveva vedersela con i più potenti propulsori turbo-compressi. Nonostante ciò, Niki arrivò al successo già al terzo GP della stagione, negli Stati Uniti, una vittoria poi bissata solamente in Gran Bretagna sul circuito di Brands Hatch. Nel 1983 la situazione non migliorò, finché il team britannico non decise di passare al nuovo motore TAG Porsche TTE PO1: si trattava di un V6 turbo che Lauda potè sfruttare al meglio nel 1984, quando ottenne cinque vittorie e quattro secondi posti che gli valsero il suo terzo ed ultimo Titolo Mondiale.

Il suo ultimo successo in Formula 1, invece, arrivò l’anno successivo nel GP di Olanda: quella fu la sua ultima stagione nel Circus iridato, dove in tempi recenti ha continuato a lavorare come “collaboratore esterno“, per la Ferrari negli anni ’90, come dirigente sportivo, per la Jaguar nel 2001-2002, e come Presidente non esecutivo, dal 2012 fino ad oggi per il team Mercedes AMG Petronas. Come pilota, invece, Niki Lauda ha disputato complessivamente 171 Gran Premi, nei quali ha ottenuto 25 vittorie, 24 pole position ed altrettanti giri veloci in gara.

ARTICOLI CORRELATI