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Cala il petrolio ma non la benzina: perché?

Stiamo assistendo all'inarrestabile crollo del prezzo al barile,​ sceso sotto i 30 dollari​, ma la benzina non scende. Scopriamo quali sono le motivazioni dietro la staticità dei prezzi alla pompa​ di benzina e gasolio​.

Il prezzo del petrolio sta subendo un calo allarmante, avendo toccato un minimo di 28 dollari al barile. Esattamente un anno fa, ne costava 60. La causa è imputabile ad un eccesso di offerta dovuta al rallentamento dell’economia cinese alla fine dell’embargo dell​’Iran ed all’autonomia statunitense che non compra più barili dagli arabi. Questo rischia di ripercuotersi nelle economie de​gli stessi Paesi che​ si basano​ sull’oro nero per sopravvivere.

Nel frattempo, però, l’italiano medio sperava di consolarsi vedendo scendere il prezzo della benzina, ma non può far altro che notare che alla pompa il pieno oggi gli costa più o meno come ieri e l’altro ieri. A fronte del calo del 65% sul prezzo al barile, alla pompa si registra un calo solamente del 19%. Perché tutto ciò?

Come sempre, è questione di tasse. Il prezzo della benzina è composto per circa il 70% da IVA ed accise varie (alcune risalenti alla guerra d’Etiopia). Le accise sono fisse ed indipendenti dal valore totale del prodotto, quindi pesano proporzionalmente di più al calare del prezzo della benzina. Se poi aggiungiamo altri costi fissi rappresentati dai costi di estrazione e raffinazione, e dal misero ricavo dei benzinai, ne risulta che il margine di calo è veramente irrisorio. Tradotto, il costo del petrolio grezzo è un componente che pesa relativamente poco rispetto alla componente fiscale.

Oltre alle accise va ricordato che noi paghiamo il malefico barile in dollari e questa divisa si è rafforzata di oltre il 40% nell’ultimo anno, riducendo drasticamente l’abbattimento della materia prima.​

LE ACCISE

Le accise sono un tributo che grava sul prezzo del prodotto finale in misura fissa, ovvero sulla quantità e non sul prezzo (al contrario dell’IVA). Spesso sono impiegate per modulare artificialmente i prezzi di prodotti che possono impoverire il paese (come i prodotti d’importazione) o come misura in un certo senso punitiva come nel caso dei tabacchi. Altre volte, come per i carburanti, rappresentano un modo rapido e semplice per racimolare denaro in situazioni d’emergenza. Peccato che alcune accise siano in piedi da un po’ troppi anni per essere ancora giustificabili, come ad esempio quella di dieci centesimi per il finanziamento della guerra del Libano del 1983, che sono stati ovviamente stornati su altri costi pubblici​.​

Anche se ricevessimo dagli Stati arabi la benzina gratuitamente e l’ENI la raffinasse e distribuisse senza chiedere nulla il prezzo alla pompa non scenderebbe mai sotto i 50 centesimi, mentre ora negli USA viaggia praticamente allo stesso prezzo, incluse le tasse.

Nonostante gli innumerevoli tentativi, le battaglie sul tema accise sono sempre state perse poiché lo Stato ha bisogno sempre di risorse per pagare la sua enorme macchina burocratica. 

​Consoliamoci quindi con il prezzo attuale del gasolio che si sta comunque avvicinando con fatica a 1,10 (nella confinante Austria è già a 0,80…) sperando paradossalmente che il prezzo salga perché il prezzo basso del petrolio significa che l’economia mondiale sta drammaticamente frenando e la nostra ripresa economica ha bisogno della benzina dell’export. Se poi lo Stato diventerà più parsimonioso ne saremo tutti felici…

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